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© VIENNA ART WEEK. Foto: eSeL.at – Lorenz Seidler

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© VIENNA ART WEEK. Foto: eSeL.at – Lorenz Seidler

Navigare il presente alla Vienna Art Week: «L’angoscia ci rende coraggiosi e ci spinge ad agire»

Il direttore Robert Punkenhofer racconta la ventiduesima edizione del festival e di come la scena artistica viennese trasforma le turbolenze della contemporaneità in un'opportunità di riscatto collettivo

Silvia Conta

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In che modo l’arte ci guida attraverso le acque insidiose del presente? Come possiamo guidare l’arte attraverso i bassifondi delle turbolenze politiche? Sono le due domande con cui si apre la 22ª edizione della Vienna Art Week che, dal 6 al 13 novembre 2026, unisce gli attori della scena dell’arte della città, dalle accademie ai grandi musei, dalle gallerie agli spazi indipendenti con oltre settanta aderenti e cento eventi.  

Al centro la grande mostra Navigating Angst, che con opere di una trentina di artisti austriaci e internazionali. genera lo spunto da cui diramano le riflessioni e le iniziative dei partecipanti. Perno di questa edizione, hanno spiegato gli organizzatori, è «un’esperienza onnipresente, eppure difficile da esprimere a parole: l’angoscia. Non intesa come uno stato di emergenza, ma come un rumore di fondo del presente, nelle sue dimensioni ecologica, politica, tecnologica e fisica. Con questo tema l'edizione esplora questa emozione dalle molteplici sfaccettature e si interroga: in che modo gli artisti traducono l’ansia in immagini, spazi e azioni? Come può l’angoscia trasformarsi in materia artistica, in un punto di partenza per la critica o persino in uno stimolo per immaginare utopie? E in che modo l’arte può aiutarci a orientarci in tempi turbolenti? Navigating Angst non intende offrire risposte preconfezionate, ma vuole essere un invito a confrontarsi con le contraddizioni del presente. Attraverso l’arte, la Vienna Art Week si propone di esplorare possibili modi di affrontare l’angoscia, accogliere la complessità e preservare la capacità di agire». 

Di queste tematiche, del ruolo e dell’identità della Vienna Art Week abbiamo parlato con Robert Punkenhofer, storico direttore artistico della manifestazione fin dalla sua prime edizione, nel 2005.

Vienna Art Week è giunta alla sua 22ª edizione. Come si è evoluta nel corso degli anni?
Vienna Art Week è nata come un’iniziativa molto esclusiva, orientata principalmente al mercato dell’arte, con circa 17 partner del programma, tra cui importanti istituzioni come il Kunsthistorisches Museum, l’Albertina e la Secessione. In una settimana proponevamo circa 30 eventi e accoglievamo all’incirca 300 ospiti. Da allora, si è trasformata in un importante festival d’arte, capace di riunire l’intera comunità artistica di Vienna: i principali musei, le accademie d’arte, le gallerie più importanti e gli stessi artisti, attraverso il nostro programma Open Studio. Un ruolo altrettanto importante è svolto da una selezione significativa di spazi indipendenti gestiti da artisti. Quest’anno prevediamo oltre 30mila visitatori, con circa 120 eventi e una settantina di partner. È diventata una manifestazione realmente aperta e partecipativa, con accesso gratuito per tutti.

Come descriverebbe oggi la scena dell’arte contemporanea di Vienna?
Vienna ha sempre avuto una scena artistica contemporanea molto vivace, e continua ad averla anche oggi. La città ospita due importanti accademie d’arte, una scena di gallerie solida e al tempo stesso innovativa e un panorama istituzionale tra i migliori al mondo, con realtà come il Mumok, il Leopold Museum, l’Albertina e molte altre. Un altro fattore importante è rappresentato dai consistenti finanziamenti pubblici ancora disponibili per i programmi emergenti, gli spazi indipendenti gestiti da artisti e le iniziative che, pur non necessitando di grandi budget, hanno comunque un impatto significativo sulla vita e sull’atmosfera della città. Affitti relativamente accessibili e una posizione geografica nel cuore dell’Europa centrale, rendono Vienna un contesto attraente, aperto e multiculturale, in cui i giovani artisti possono crescere e sviluppare il proprio lavoro. Ciò che rende Vienna particolarmente interessante è il modo in cui questa scena contemporanea si inserisce in un contesto storico. Il primo distretto ha un carattere fortemente imperiale e barocco, quasi fosse un museo a cielo aperto. Ma basta guardare un po’ oltre la superficie, uscendo dal primo distretto, per scoprire un mondo contemporaneo estremamente dinamico, fatto di artisti e spazi dedicati all’arte.

© VIENNA ART WEEK. Foto: eSeL.at – Lorenz Seidler

Una delle caratteristiche distintive di Vienna Art Week è proprio il modo in cui è diventata parte integrante della vita culturale della città, riunendo un ampio ventaglio di istituzioni e organizzazioni culturali. Potrebbe raccontarci di questo approccio e di come si è sviluppato?
Sì, questo è un aspetto fondamentale: abbiamo il sostegno di praticamente tutta la comunità delle arti visive di Vienna. All’inizio non è stato così semplice. Ci sono voluti i primi tre anni per chiarire quale fosse il nostro obiettivo: unendo le forze e concentrando durante un’unica settimana le energie di tante istituzioni, tutti avrebbero potuto beneficiare di una comunicazione condivisa, di nuove sinergie e di una maggiore visibilità internazionale. Vienna ha sempre avuto una scena artistica vivace e istituzioni di grande rilievo, ma continua a essere percepita soprattutto come una capitale della musica. Alle arti visive è stata riservata, a livello internazionale, un’attenzione inferiore rispetto a quella che meriterebbero. Avendo vissuto all’estero per più di metà della mia vita, a New York, Città del Messico e in molti altri luoghi, sono sempre rimasto sorpreso ogni volta che tornavo a Vienna. Di fronte alle mostre nei musei, alle gallerie, alle performance e alle iniziative indipendenti, non sapevo quasi da dove cominciare. La qualità e la varietà dell'offerta sono spesso paragonabili a quelle di Londra, New York o Tokyo. Oggi abbiamo il piacere e l’onore di vedere queste istituzioni e iniziative contribuire con i propri programmi a Vienna Art Week. Insieme danno vita a un festival unico, che mette in luce l’arte prodotta e presentata qui a Vienna.

Navigating Angst è il tema dell’edizione 2026. Come siete arrivati a questa scelta e in che modo viene sviluppata attraverso il programma?
Ogni anno scegliamo un tema che faccia da filo conduttore all’intero festival. Navigating Angst riflette il momento storico che stiamo vivendo. Sono tempi di inquietudine, caratterizzati da una forte incertezza: la guerra della Russia contro l’Ucraina, a solo un’ora di volo da qui, i conflitti in Medio Oriente, le preoccupazioni economiche e, sul piano personale, il nervosismo che i social media possono generare. Per me, questo tema è legato anche alla storia di Vienna. La città ha attraversato profondi cambiamenti e catastrofi, momenti in cui sembrava che un intero mondo stesse per finire. Basti pensare alla Vienna del 1900 e al successivo crollo dell’Impero. Forse non è un caso che Sigmund Freud abbia sviluppato qui la psicoanalisi. L’Angst, l’angoscia, attraversa anche il lavoro di numerosi scrittori e artisti, a partire da Schiele. Non vogliamo però considerare l’angoscia soltanto come qualcosa di distruttivo o distopico. Personalmente, quando mi trovo ad affrontarla, spesso mi rende coraggioso. Mi spinge ad agire, a entrare in azione. Sento il desiderio di cambiare le cose. Il termine Navigating pone quindi una domanda: in che modo l’arte può offrirci un orientamento in questi tempi così inquieti?

La mostra allestita presso la vostra sede può essere considerata un’introduzione generale al tema?
La mostra allestita presso la nostra sede definisce il tono del festival e offre un’introduzione alle diverse sfaccettature dell’angoscia. Abbiamo riunito oltre 30 artisti, viennesi e internazionali, tra cui Kara Walker e Tony Oursler, ciascuno con una prospettiva differente. Si tratta sicuramente di uno degli appuntamenti centrali del festival. Il tema si estende anche alla città, con visite guidate alla scoperta di luoghi associati all’angoscia, tra cui la Cripta dei Cappuccini, luogo di sepoltura dei membri della dinastia asburgica. Al Museo Freud organizzeremo una sessione di psicoanalisi di gruppo dedicata all’angoscia. Molte altre istituzioni contribuiranno con le proprie interpretazioni e prospettive: ci aspetta quindi una settimana davvero stimolante.

Robert Punkenhofer © VIENNA ART WEEK. Foto: Rainer Fehringer

Tutti gli eventi sono gratuiti, un aspetto che considero particolarmente importante per incoraggiare una partecipazione ampia e democratica. L’accessibilità attraverso l’ingresso gratuito è un obiettivo esplicito di Vienna Art Week? Come riuscite a renderlo possibile?
Sì, per noi è molto importante che tutti i nostri eventi siano accessibili gratuitamente. Consideriamo l’arte una componente essenziale di una democrazia liberale. Se si guardano i prezzi d’ingresso di alcuni musei, non soltanto a Vienna ma anche altrove, una visita può diventare quasi insostenibile per una famiglia. Fin dall’inizio abbiamo quindi deciso, insieme alle istituzioni partner, di offrire gratuitamente tutti i nostri programmi. Ci impegniamo in modo particolare a raggiungere i giovani, compresi gli studenti delle scuole provenienti da famiglie svantaggiate, che altrimenti potrebbero non avere la possibilità economica di vivere queste esperienze. Tutto questo è possibile grazie ai nostri sponsor. Circa l’80% del nostro budget proviene da sponsor privati, come Dorotheum e Vienna Insurance Group, mentre il restante 20% è finanziato dal governo federale e dalla Città di Vienna.

Avete anche un programma specificamente dedicato all’inclusione. Potrebbe raccontarci di più?
Sì, l’inclusione è un tema che ci sta particolarmente a cuore. Questa iniziativa è nata alcuni anni fa, grazie anche all’incoraggiamento di uno dei nostri sponsor. Abbiamo iniziato su piccola scala, con una o due attività durante la settimana. Oggi, insieme alle istituzioni partecipanti, proponiamo ogni giorno un programma accessibile, che comprende visite guidate per persone con disabilità visive o uditive, persone con disabilità cognitive e persone affette da demenza. All’inizio raggiungere questi pubblici era particolarmente difficile. Nel corso degli anni abbiamo costruito rapporti solidi con organizzazioni che si occupano di persone con disabilità e oggi questi programmi registrano generalmente il tutto esaurito in tempi molto brevi. È un risultato importante, reso possibile dall’impegno delle istituzioni partner. Vorrei sottolineare che queste istituzioni propongono programmi accessibili anche durante tutto il resto dell’anno. C'è tuttavia ancora molto da imparare. Quest’anno, ad esempio, ospiteremo la responsabile dell’accessibilità del Museum of Modern Art di New York, che terrà un workshop di un’intera giornata rivolto ai colleghi delle istituzioni partner che lavorano in questo ambito. Anche questo è un aspetto centrale di Vienna Art Week: si tratta di un lavoro collettivo. L’obiettivo è imparare gli uni dagli altri, mettere in dialogo le istituzioni e costruire una comunità artistica sempre più forte all’interno della città.

Quali sono gli obiettivi di Vienna Art Week per il futuro?
Vienna Art Week è stata un’iniziativa pionieristica, la prima del suo genere. Da allora abbiamo contribuito alla nascita e allo sviluppo di settimane dell’arte anche in altre città, come Praga, Budapest e Amsterdam. Ne siamo orgogliosi e, nel frattempo, abbiamo continuato a evolverci. La sfida consiste nel ripensare il festival da capo ogni anno: che cosa possiamo migliorare, che cosa dovremmo aggiungere e che cosa, invece, dovremmo lasciarci alle spalle? Per noi, la fine di un’edizione di Vienna Art Week coincide già con l’inizio di quella successiva. Il nostro team raccoglie i riscontri delle istituzioni partecipanti, si confronta, scambia idee e riflette su come poter essere sempre più al servizio della nostra comunità. La nostra ambizione è rendere la scena artistica viennese più forte, più visibile a livello internazionale e più influente nella società. Credo che l’arte abbia un ruolo estremamente importante nella nostra società, e non soltanto nei momenti di angoscia. Darle lo spazio, l’attenzione e il pubblico che merita continuerà a essere al centro del nostro lavoro.

© VIENNA ART WEEK. Foto: Wolfgang Thaler

Silvia Conta, 04 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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