Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliAlla Fondation CAB di Saint-Paul de Vence prende forma un dialogo inatteso tra due artisti americani di generazioni diverse, uniti da una comune riflessione sull’astrazione come costruzione dello spazio. Per la sua prossima mostra, l’istituzione riunisce Nassos Daphnis (1914, Grecia – 2010, Stati Uniti), figura storica e pioniere della pittura Hard-Edge, assente dalla scena francese dal 1962, quando espose alla Galerie Iris Clert di Parigi, e Rita McBride (1960, Stati Uniti), artista contemporanea affermata sulla scena europea.
Curata da Gregory Lang, «Abstract Constructions» presenta una selezione mirata di opere che accompagna il visitatore attraverso una forma di astrazione spaziale collocata tra struttura, superficie e architettura. I dipinti di Nassos Daphnis, caratterizzati da ampie campiture di colore e realizzati in diversi momenti della sua carriera, dialogano con le sculture, le installazioni e i modelli architettonici di Rita McBride, generando un percorso in cui linee, direzioni e ritmi visivi si estendono negli spazi della Fondazione e ne ridefiniscono la percezione.
Attivo a New York a partire dagli anni Cinquanta, Nassos Daphnis è stato una figura centrale nello sviluppo dell’astrazione geometrica americana. Nel 1958 elaborò una personale teoria del colore e del piano, concentrandosi sulle relazioni cromatiche e sull’interazione tra linea e superficie liscia. La sua pratica, aperta alla sperimentazione di materiali e tecniche, spaziò dalla pittura su nastro adesivo e magnetica alla scultura in plexiglas, dalla pittura epossidica ai grandi murales urbani, fino alle opere generate al computer a partire dagli anni Ottanta. Esposto regolarmente dalla Galleria Leo Castelli tra il 1958 e il 1998, Daphnis ha lasciato un segno duraturo anche nell’ambito dell’arte pubblica, realizzando interventi monumentali a New York e co-fondando nel 1967 City Walls, progetto pionieristico dedicato alla trasformazione dello spazio urbano attraverso l’arte.
Le opere di Rita McBride si collocano in un contesto storico e culturale diverso, segnato dal superamento delle utopie moderniste e dalla rilettura critica delle forme dell’architettura e del design industriale. Formata tra il Bard College di New York e il California Institute of the Arts in California, dove ha studiato con Michael Asher e John Baldessari, McBride utilizza l’astrazione per interrogare nozioni ereditate di funzione, scala e materiale. Le sue sculture e installazioni, spesso di dimensioni architettoniche e realizzate con materiali non convenzionali, ricostruiscono elementi familiari dell’ambiente costruito e mettono in discussione i confini tra spazio museale, interno domestico e spazio pubblico. Attiva tra Los Angeles e Düsseldorf, ha esposto ampiamente in Europa e in Nord America e ha affiancato alla pratica espositiva una lunga esperienza di insegnamento alla Kunstakademie Düsseldorf, di cui è stata direttrice dal 2013 al 2017.
Sul piano fisico e concettuale, la mostra evidenzia come le linee -bidimensionali nei dipinti di Daphnis e tradotte in strutture tridimensionali nelle opere di McBride -contribuiscano a modellare la percezione e a orientare il movimento. Ne emerge una riflessione condivisa su come l’arte possa influenzare comportamento, esperienza dello spazio e modalità di interazione. Le opere tracciano una “traiettoria incrociata” all’interno dell’esposizione: le linee di Daphnis operano come una griglia visiva immateriale, mentre le strutture di McBride agiscono come guide corporee e dispositivi di attraversamento. Accostando due pratiche apparentemente lontane per epoca e metodo, «Abstract Constructions» apre uno spazio comune che oscilla tra funzionalità e poesia, autorità e libertà, restituendo all’astrazione una dimensione concreta, esperienziale e profondamente spaziale.
Altri articoli dell'autore
Un progetto tra memoria e contemporaneità riporta a Venezia la storia dell’arte basca alla Biennale del 1976, trasformando l’archivio in spazio vivo di confronto politico e culturale
In occasione della 61ª Biennale Arte, il The St. Regis Venice presenta Komorebi, progetto curato da Marta Cereda che trasforma gli spazi dell’hotel in un percorso espositivo fondato sulla luce e sulla percezione. Sei artisti internazionali dialogano con l’architettura storica e con il vetro di Murano, ridefinendo il ruolo dell’hospitality nel sistema dell’arte contemporanea.
A Versailles è stata organizzata una grande retrospettiva per i 100 anni dalla nascita di Leonardo Cremonini, con 130 opere esposte tra due sedi. La mostra ripercorre tutta la sua carriera, mettendo in evidenza l’evoluzione della sua pittura e il rapporto tra figura e spazio
Il Museo di Bogotá attraversa una profonda crisi di governance: la direttrice Martha Ortiz si dimette dopo accuse di molestie e clima lavorativo tossico, a poche settimane dal licenziamento del direttore artistico Eugenio Viola. Lettere aperte, comunicazioni opache e vuoti decisionali espongono una frattura tra istituzione e comunità culturale.



