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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliL'inserimento di Chersoneso Taurica nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo dell'UNESCO sancisce il riconoscimento internazionale delle minacce che gravano su uno dei più importanti siti archeologici del Mar Nero, trasformato negli ultimi anni in uno dei simboli della contesa culturale tra Ucraina e Russia. La decisione è stata approvata il 22 luglio durante la 48ª sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale riunito a Busan, in Corea del Sud. Fondata nel V secolo a.C. sulla costa della Crimea, Chersoneso Taurica costituisce una delle testimonianze più significative della colonizzazione greca nel Mar Nero. Il sito, con il suo impianto urbano e la vasta chora agricola, era stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 2013 come bene appartenente all'Ucraina, pochi mesi prima dell'annessione della Crimea da parte della Federazione Russa nel marzo 2014, riconosciuta come illegale dalla comunità internazionale.
Secondo il governo ucraino, la decisione dell'UNESCO conferma ufficialmente le criticità che interessano il sito dall'inizio dell'occupazione. Tra le principali preoccupazioni figurano gli scavi archeologici non autorizzati, nuove costruzioni, la compromissione del contesto storico e archeologico e il trasferimento di beni culturali. Negli ultimi anni Kiev ha inoltre denunciato una progressiva trasformazione della governance del complesso monumentale, oggi affidato al metropolita ortodosso russo Tikhon Shevkunov, nominato da Vladimir Putin, con una gestione che, secondo la Commissione nazionale ucraina presso l'UNESCO, privilegerebbe infrastrutture turistiche, narrazioni identitarie e iniziative religiose rispetto ai criteri della conservazione scientifica.
Il caso di Chersoneso Taurica si inserisce in un quadro più ampio di tutela del patrimonio culturale ucraino durante il conflitto. Restano infatti iscritti nella Lista dei siti in pericolo anche la Cattedrale di Santa Sofia e il Monastero delle Grotte di Kiev, insieme ai centri storici di Leopoli e Odessa, considerati esposti alle conseguenze della prosecuzione della guerra. La stessa settimana il Comitato UNESCO ha inoltre deciso di iscrivere nella Lista del Patrimonio Mondiale e in quella dei siti in pericolo anche Sebastia, in Cisgiordania, e cinque castelli della regione del Monte Amel, nel Libano meridionale, confermando come la tutela del patrimonio culturale sia sempre più intrecciata ai principali scenari geopolitici contemporanei.
La vicenda di Chersoneso riapre anche una questione istituzionale. L'iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo costituisce uno strumento di attenzione internazionale, ma non attribuisce all'UNESCO poteri di intervento diretto nei territori occupati. Proprio questo limite è stato evidenziato dalla delegazione ucraina, che ha sottolineato come la Convenzione del Patrimonio Mondiale del 1972 sia stata concepita per responsabilizzare lo Stato sul cui territorio si trova un sito, mentre nei conflitti contemporanei la principale minaccia può provenire da una potenza occupante. Una situazione che, secondo Kiev, richiede una riflessione sugli strumenti giuridici e operativi della tutela internazionale.
La Russia ha respinto la decisione definendola una politicizzazione dei lavori del Comitato. La delegazione russa presso l'UNESCO sostiene di aver trasmesso documentazione sullo stato di conservazione del sito e attribuisce invece alle operazioni militari ucraine i principali rischi per il patrimonio archeologico.
Al di là del confronto diplomatico, la decisione dell'UNESCO conferma come il patrimonio culturale sia ormai uno dei terreni su cui si misura il conflitto tra memoria, identità e sovranità. Chersoneso Taurica non rappresenta soltanto un eccezionale complesso archeologico della colonizzazione greca nel Mediterraneo orientale, ma anche uno dei casi più emblematici delle difficoltà che il sistema internazionale incontra nel proteggere il patrimonio culturale nei territori contesi. In questo senso, il sito della Crimea diventa un banco di prova non solo per la conservazione archeologica, ma anche per l'efficacia stessa degli strumenti multilaterali di tutela del patrimonio in tempo di guerra.
Sophie Seydoux
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