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L’ingresso del Meis di Ferrara

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L’ingresso del Meis di Ferrara

Nasce in Emilia-Romagna il Polo museale della cultura ebraica

Il progetto di legge proposto dalla Giunta regionale ha ricevuto il via libera dell’Assemblea legislativa. La fusione prevede l’ingresso della Fondazione Museo Ebraico di Bologna nella Fondazione Meis, istituzione con sede a Ferrara

Un unico grande polo per custodire, studiare e raccontare la storia e la cultura ebraica in Emilia-Romagna: è questo l’obiettivo del progetto che porterà alla fusione del Museo Ebraico di Bologna (Meb) con il Museo nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (Meis) di Ferrara. Il progetto di legge proposto dalla Giunta regionale ha ricevuto il via libera dell’Assemblea legislativa, segnando una nuova tappa nel percorso avviato da tempo dalla Regione.

La fusione prevede l’ingresso della Fondazione Museo Ebraico di Bologna nella Fondazione Meis, istituzione con sede a Ferrara nata per legge dello Stato nel 2003. Le due realtà, ciascuna con il proprio patrimonio, le proprie competenze e la propria storia, confluiranno così in un unico sistema regionale dedicato alla memoria e alla cultura ebraica.

La Regione Emilia-Romagna, già socia della Fondazione Meis, confermerà la propria partecipazione alla nuova realtà. Per sostenere il progetto sono stati stanziati 500mila euro all’anno per il 2027 e il 2028, per un investimento complessivo di un milione di euro. Per gli anni successivi, le risorse saranno stabilite nell’ambito delle rispettive leggi di bilancio regionali.

La scelta nasce dalla volontà di mettere in comune risorse, professionalità e attività, con l’obiettivo di rendere più semplice ed efficiente la gestione e, allo stesso tempo, contenere i costi. Ma la prospettiva non è soltanto organizzativa. La fusione punta soprattutto a rafforzare la missione culturale delle due istituzioni e ad ampliare la capacità di raggiungere nuovi pubblici.

Il Meis potrà consolidare il proprio ruolo come punto di riferimento internazionale per la conoscenza dell’ebraismo italiano, mentre le collezioni, il patrimonio e le iniziative del Museo Ebraico di Bologna potranno beneficiare di una maggiore visibilità a livello nazionale. L’integrazione dovrebbe inoltre favorire nuove occasioni di ricerca, divulgazione e collaborazione.

Il nuovo Polo si presenta quindi come una rete di luoghi, testimonianze e competenze capace di raccontare una presenza ebraica profondamente radicata nella storia dell’Emilia-Romagna. Un patrimonio che non riguarda soltanto il passato, ma che può diventare uno strumento per comprendere il presente e promuovere conoscenza e confronto.

«Mettiamo in rete patrimoni, competenze e luoghi della memoria», ha dichiarato l’assessora regionale alla Cultura Gessica Allegni, evidenziando come il progetto punti a rafforzarne tutela, valorizzazione e accessibilità. L’ambizione è fare del nuovo Polo anche uno spazio aperto a cittadine e cittadini, studiosi e visitatori, dove storia e ricerca possano incontrarsi.

Al centro resta soprattutto il valore della memoria. Rendere la cultura ebraica più conosciuta e accessibile significa infatti offrire alle nuove generazioni strumenti per conoscere una parte fondamentale della storia italiana e per confrontarsi con temi come discriminazione, pregiudizio e violenza. In questa prospettiva, il nuovo Polo museale regionale vuole trasformare la conoscenza del passato in un'occasione concreta di dialogo tra culture.

Il cortile del Museo Ebraico di Bologna

Valeria Sermonti, 08 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Valeria Sermonti

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