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La Centopietre di Patù

Foto trata da Wikipedia. Foto Psymark | CC BY SA 3.0

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La Centopietre di Patù

Foto trata da Wikipedia. Foto Psymark | CC BY SA 3.0

Costruzione megalitica? No, medievale. La Centopietre di Patù, un rebus storico risolto

Nella sua nuova ricerca Valentino Nizzo, docente all’Università di Napoli L’Orientale, analizza il monumento salentino e propone anche una nuova lettura della tradizione legata a Siminiano e di alcune reliquie attribuite a san Giovanni Battista

Valeria Sermonti

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Una reliquia attribuita a San Giovanni Battista, oggi conservata nella Cattedrale di Altamura (Ba), potrebbe essere la stessa documentata nel Cinquecento nel territorio di Patù e Leuca (Le). È una delle conclusioni più suggestive della ricerca condotta da Valentino Nizzo, professore di Etruscologia e Archeologia dell’Italia preromana all’Università di Napoli L’Orientale e direttore del progetto DiscoVereto. Lo studio, presentato al termine della seconda campagna di scavi nel sito di Vereto (antica città messapica situata a poca distanza dal comune di Patù in provincia di Lecce), propone anche una nuova lettura della tradizione legata a Siminiano, il cavaliere che secondo la leggenda sarebbe morto accanto a Carlo Magno e sarebbe stato sepolto nella Centopietre, un antico monumento funerario situato proprio a Patù.

A mettere in relazione le due vicende è un paziente confronto tra fonti diverse: documenti d’archivio, iscrizioni, testi letterari e agiografici, reliquie, toponimi e monumenti. Le fonti salentine del XVI secolo raccontano il rinvenimento, nella chiesa di San Giovanni Battista di Patù, di antiche reliquie, tra cui un dito attribuito al santo. Nello stesso periodo una reliquia analoga è attestata ad Altamura, mentre un manoscritto della tradizione locale ne indica esplicitamente la provenienza da Leuca.

Per Nizzo, la convergenza delle testimonianze permette di considerare storicamente molto probabile che il frammento conservato ad Altamura sia proprio quello proveniente dal territorio di Patù-Leuca e trasferito nella città murgiana nel Cinquecento, comunque prima del 1584. Rimane invece da chiarire chi abbia promosso e materialmente favorito il trasferimento.

La vicenda si inserisce in un contesto politico e culturale particolare. Nella seconda metà del Cinquecento Patù, Leuca e Alessano erano sotto la signoria dei Gonzaga, mentre Altamura apparteneva ai Farnese. È proprio in questo periodo che avrebbe preso progressivamente forma anche la leggenda di Siminiano e della Centopietre.

Le fonti del primo Cinquecento parlano già di un re Carlo, dei Mori, di San Giovanni e delle reliquie, ma non citano ancora Siminiano né identificano la Centopietre con il suo sepolcro. La narrazione assume una forma compiuta nell’anonima Historia della città de Leuche, stampata a Padova nel 1588. Qui compaiono Carlo Magno e Orlando, la guerra contro i Mori, il cavaliere caduto in battaglia e la misteriosa «Cappella di cento Pietre».

La ricerca invita però a guardare oltre i confini del Salento. Tradizioni sviluppatesi in Francia e Spagna presentano elementi analoghi: santi guerrieri, Saraceni, monumenti funerari e racconti legati alla materia carolingia. Non si ipotizza una diretta derivazione della leggenda da una specifica regione francese o spagnola, ma una più ampia circolazione di temi e modelli culturali. In questo sistema di scambi, gli itinerari di pellegrinaggio avrebbero avuto un ruolo importante. Leuca, la via Francigena e il Cammino di Santiago diventano così parte di una rete capace di mettere in comunicazione il Capo di Leuca con il resto d’Europa.

«Mettendo insieme documenti e indizi che erano sempre rimasti separati è emerso un quadro che non avevamo previsto», osserva Nizzo, sottolineando come Patù e il Capo di Leuca si rivelino inseriti in una dimensione culturale pienamente europea.

La ricerca storica procede parallelamente agli scavi di DiscoVereto, condotti dall’Università di Napoli L’Orientale in concessione del Ministero della Cultura e sotto la supervisione della Soprintendenza. Le due campagne del 2026, svolte tra il 18 maggio e il 2 ottobre per complessive dieci settimane, hanno interessato prima la collina di Vereto e poi l’approdo di San Gregorio. Gli scavi hanno restituito strutture e materiali riferibili alle ultime fasi dell’insediamento, tra età romana e tarda antichità, ma anche testimonianze delle fasi messapiche, arcaiche e della prima età del Ferro.

Resta sullo sfondo la questione della Centopietre, monumento nazionale dal 1875 e oggi considerato una costruzione medievale, dopo essere stato interpretato in passato come monumento megalitico, preellenico o messapico. Il manufatto versa però in condizioni di degrado: gli affreschi sono quasi scomparsi e alcune lastre della copertura risultano fratturate e pericolanti. Sul bene è inoltre aperto un contenzioso tra Comune e proprietari riguardante la servitù di uso pubblico.

Il Comune di Patù ha avviato la richiesta al Ministero della Cultura per l’esproprio. «D’intesa con il Comune di Patù stiamo lavorando per avviare le procedure di esproprio del monumento», ha dichiarato il soprintendente Antonio Zunno. L’obiettivo è restituire alla Centopietre tutela, sicurezza, accessibilità e valorizzazione.

Tra una reliquia che potrebbe aver viaggiato da Leuca ad Altamura e una leggenda formatasi attraverso secoli di contaminazioni culturali, emerge così un’immagine del Salento tutt’altro che periferica: un territorio attraversato da uomini, culti, racconti e idee, capace di dialogare con l’Europa molto prima che l’Europa diventasse un progetto politico.

 

Valeria Sermonti, 06 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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