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Dal progetto SUPERTOSCANA, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato

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Dal progetto SUPERTOSCANA, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato

Musei, mercato e opportunità per i giovani artisti: la Toscana secondo Stefano Cagol

Dal Centro Pecci al sistema dell’arte contemporanea toscana, una conversazione alla scoperta di un modello fatto di istituzioni culturali, manifattura, mercato e collezionismo in una regione chiave della cultura italiana, dove l’arte ha ancora il potere di trasformare vite e città

Per secoli la Toscana è stata uno dei luoghi in cui arte, manifattura, paesaggio e committenza hanno contribuito a definire un modello culturale capace di influenzare l’Europa. Dalle corti medicee ai grandi cantieri del Rinascimento, fino ai distretti produttivi contemporanei, l<a regione ha continuato a interconnettere produzione artistica, saperi artigianali e sviluppo economico. 

Oggi questa eredità si misura con nuove trasformazioni: l’evoluzione delle filiere manifatturiere, dal tessile pratese alle cave di Carrara, il ruolo delle istituzioni culturali, il dialogo tra imprese e ricerca artistica, i cambiamenti di mercato e collezionismo, la capacità dell’arte contemporanea di contribuire alla rigenerazione e all’identità dei territori. In questo scenario Prato, con il Centro Pecci, il distretto tessile e una delle più importanti comunità cinesi d’Europa, rappresenta uno degli osservatori privilegiati per leggere le trasformazioni in corso. 

Ne parla Stefano Collicelli Cagol, direttore generale della Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana - Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci.

 

Prato è la città della produzione tessile e della più grande comunità cinese d’Italia, dove il Centro Pecci, con i suoi progetti culturali e di accessibilità, e iniziative come il «Bosco delle Neofite» di Associazione Arte Continua, concepisce l’arte come strumento di trasformazione civica oltre che culturale. Una convergenza che delinea i tratti di un nuovo modello di città contemporanea. Quali sono i frutti concreti già prodotti e quali condizioni lo rendono possibile?
Prato è una città che racchiude le complessità del presente e anticipa le sfide del prossimo futuro. La capacità di interrogarsi sulla dimensione del tempo a venire consente alla città - che in questo senso rappresenta certamente un modello - di anticipare le spinte e le esigenze del proprio territorio e delle sue comunità. Gli abitanti e le istituzioni pratesi si interrogano costantemente sulla sostenibilità delle risorse e su come l’arte possa diventare un volano per la rigenerazione del tessuto sociale, partendo sempre da una solida cultura del fare.

In che modo una città come Prato cambia il modo di immaginare un museo?
Il Centro Pecci non è un museo, ma un centro per l’arte contemporanea: una differenza apparentemente piccola, che sposta però il paradigma sul presente e sul futuro. Quello che dobbiamo offrire è una risposta ai tempi in cui viviamo e, insieme, una proposta per i futuri che dovremo costruire. Prato è la città in cui il futuro arriva prima: dai campioni di tessuto, che anticipano di un anno le creazioni della moda e di due anni l’arrivo dei capi nei negozi, alla complessità rappresentata da 112 nazionalità che convivono in un’area abitata da 200.000 persone. Attraverso i suoi programmi culturali, il Centro Pecci intercetta tutti questi stimoli, li rielabora e propone una propria risposta.

Una città modello in una regione chiave della cultura italiana. La Toscana che cosa offre oggi a un artista che non potrebbe trovare altrove?
La Toscana stessa: un territorio unico, ricco di possibilità e di realtà locali, oltre che di una fittissima rete di relazioni umane e professionali. Un sistema articolato di reti museali, tra cui la Rete dei musei contemporanei, e numerosi soggetti collegati tra loro anche grazie al bando TIC - Toscana in Contemporanea della Regione Toscana. Quanto un artista possa trovare in questa regione è dimostrato con grande chiarezza da «SUPERTOSCANA», il progetto FSE Residenze d’artista sostenuto dalla Regione, al quale ha risposto con entusiasmo una rete di istituzioni pronte ad accogliere giovani artiste e artisti provenienti da ogni parte del mondo, offrendo loro un periodo di formazione e di avvicinamento alle opportunità presenti sul territorio. Il progetto «SUPERTOSCANA» è una delle numerose adesioni al programma FSE Residenze, che ha visto diverse reti territoriali offrire ad artiste e artisti la possibilità di svolgere un periodo di residenza in Toscana.

Quanto conta, nella produzione artistica contemporanea della Toscana odierna, il rapporto con i luoghi della produzione, dalle cave di Carrara al tessile pratese, dai laboratori artigiani ai distretti del vino e della moda? Esiste ancora un legame tra cultura materiale e ricerca artistica? 

La mostra «Colorescenze. Arte, Toscana, Futuro», realizzata al Centro Pecci nel 2024, rappresenta un esempio di come, in questa regione, la ricerca artistica riesca a raggiungere esiti altissimi, confrontandosi direttamente con le risorse naturali e artificiali, con i materiali e con le maestranze presenti sul territorio. Dodici artiste che hanno scelto la Toscana come luogo d’elezione hanno presentato opere realizzate in situ, attraverso il contributo o l’ispirazione di una serie di elementi e creature incontrati nella loro esperienza quotidiana del paesaggio toscano. Non mancano, inoltre, collaborazioni dirette con le industrie del territorio: basti pensare ai tessuti di Eccentrica o a quelli che esporremo prossimamente nella mostra personale di Lorenza Longhi.

Parte della sua ricerca è stata dedicata alle mostre: a come un’esposizione costruisce un’idea di arte e, in fondo, un’idea di società. Quando entra in un museo da visitatore, qual è la prima cosa che guarda? E che cosa rende oggi una mostra davvero necessaria?
L’arte. Sono sempre le opere a rendere una mostra davvero necessaria, soprattutto oggi. Il compito dell’istituzione è innanzitutto quello di renderle facilmente fruibili. La vera sfida è riportare l’arte al centro della nostra quotidianità. È su questo che le istituzioni artistiche devono concentrarsi, modificando il paradigma della propria destinazione d’uso: da templi devono trasformarsi in case accoglienti per le persone che ne garantiscono l’esistenza.

Giovani artisti e curatori dal secondo ciclo di residenze di SUPERTOSCANA Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. Foto: Irene Marino

Per secoli la Toscana è stata uno dei luoghi in cui arte, architettura, paesaggio e potere sono confluiti in un unico linguaggio. 
Oggi vede ancora questa continuità oppure ritiene che questi elementi abbiano iniziato a seguire storie separate?
La Toscana è un territorio unico, ma non ridurrei le diverse componenti individuate nella domanda - l’arte, l’architettura, il paesaggio e il potere - a espressioni di un unico linguaggio. La regione ha saputo mantenere una visione politica del territorio, del paesaggio e delle comunità, che si è manifestata in forme differenti, anche attraverso l’arte e l’architettura. Ha così dato voce a una pluralità di soggetti che, oggi, si confrontano con la nozione di potere secondo prospettive anche molto diverse tra loro. Di questa pluralità si possono trovare innumerevoli esempi nelle differenti aree della regione.

Il Rinascimento sarebbe impensabile senza i suoi mecenati. Oggi quali soggetti economici esercitano una vera committenza culturale in Toscana? E che cosa distingue un’impresa che sostiene l’arte da un’impresa che contribuisce a produrre cultura?
La Regione Toscana, i Comuni, le imprese, le associazioni, le fondazioni bancarie e alcuni soggetti privati contribuiscono a sostenere e promuovere una rete capillare di ricerca e produzione dell’arte contemporanea. Una rete che si sviluppa attraverso le istituzioni, l’associazionismo, le fondazioni e le realtà non profit, capaci di offrire una proposta artistica originale e diffusa sul territorio.

Accanto alle istituzioni, la Toscana ha espresso una rete di soggetti che ha inciso profondamente sul mercato dell’arte italiano, da Galleria Continua a Tornabuoni Arte, da Il Ponte a Frittelli Arte Contemporanea, da Eduardo Secci a case d’asta come Farsetti e Pandolfini. Quali sono le specificità del mercato toscano e quanto è competitivo a livello internazionale? 
La storia gloriosa del mercato dell’arte in Toscana è una storia di grandi imprese e di grandi personalità, che hanno portato l’arte nei territori oltre che nelle collezioni private. Il contemporaneo ha svolto un ruolo fondamentale, attraverso un dialogo costante con i territori che, nel corso degli anni, ha contribuito a ridefinire la relazione tra ambiente, arte e pubblico, forse in una maniera unica a livello internazionale. Oltre alle gallerie da lei citate, ricordo anche SpazioA a Pistoia e Gian Marco Casini a Livorno, presenti in diverse fiere nazionali e internazionali. 

Esiste ed è già in atto un ricambio generazionale di galleristi, antiquari e case d’asta?
Il ricambio generazionale è continuo e, come accade nel contesto globale, anche la Toscana recepisce gli effetti dei grandi cambiamenti epocali che stanno attraversando l’arte, il mercato e la contemporaneità. Tra Pistoia con Ondo e Firenze con L’appalto stanno nascendo nuovi spazi che segnalano come un passaggio di testimone sia in atto.

Per quanto riguarda invece la scena collezionistica toscana: esiste un’identità riconoscibile o si sta trasformando? E come reputa il suo stato di salute?
La scena collezionistica si sviluppa in relazione alle opportunità offerte dal contesto territoriale: la salute delle istituzioni e delle gallerie si riflette inevitabilmente su quella del collezionismo locale. Naturalmente, così come il mercato, anche la figura del collezionista evolve e si aggiorna nel tempo. Negli ultimi anni, inoltre, molti collezionisti stranieri hanno scelto di arricchire il territorio con le proprie collezioni private, a testimonianza di come la Toscana continui a esercitare una capacità di attrazione unica.

Se dovesse costruire un itinerario per chi visita la Toscana per la prima volta e uno per un toscano che pensa di conoscerla già, che cosa consiglierebbe loro?
Consiglierei di partire proprio da Prato e dal Centro Pecci. È il luogo ideale per indossare occhi nuovi, utili ad aggiornare ciò che si pensa già di sapere sulla Toscana e a liberarsi dai cliché con cui ci si potrebbe avvicinare per la prima volta a questo territorio. Le istituzioni coinvolte nella Rete del Contemporaneo, importanti realtà come Palazzo Strozzi e il Maggio Musicale Fiorentino, la Fondazione Celle-Gori di Pistoia, la Scuola Normale Superiore di Pisa, che espone diverse opere della collezione del Centro Pecci negli spazi di Palazzo della Carovana, e i partner di SUPERTOSCANA, tutti proiettati verso una dimensione internazionale e attenti ai linguaggi del contemporaneo, potrebbero costituire altre tappe ideali. Abbiamo inoltre elaborato, con il progetto Equinozio, un cartellone di eventi al quale aderiscono importanti realtà legate anche al mondo del vino, come la Cantina Antinori, la Cantina Frescobaldi e il Castello di Ama e i parchi artistici di Daniel Spoerri, il Giardino dei Tarocchi di Niki De Saint Phalle e Il Parco di Pinocchio a Collodi.

I suoi progetti futuri?
I miei progetti futuri sono tutti dedicati a sviluppare ulteriormente l’idea di Centro Pecci che ho cercato di delineare: non soltanto un luogo espositivo, ma un centro capace di interpretare il presente, anticipare le trasformazioni e costruire nuove possibilità per il futuro. Un luogo dove la scena live con eventi, musica, performance, film è protagonista e dove le attività dedicate all’arte e al benessere delle persone ampliano le potenzialità che l’arte ha di trasformare le vite. Insieme a tutto lo staff e con la collaborazione delle realtà cittadine, regionali, nazionali e internazionali con cui lavoriamo, vogliamo rafforzare il rapporto del Centro con Prato e con le sue comunità, ampliare l’accessibilità dei programmi e rendere l’arte contemporanea sempre più presente nella vita quotidiana delle persone. L’obiettivo è continuare a fare del Centro Pecci una casa aperta, un luogo di ricerca, incontro e formazione, capace di accogliere pubblici differenti e di mettere in relazione artisti, istituzioni, imprese e territorio. Vorremmo che chiunque vi entri possa vivere un’esperienza non soltanto culturale, ma realmente trasformativa: un’esperienza capace di offrire nuovi strumenti per leggere il presente e, forse, di trasformare la propria vita in arte.

Jenny Dogliani, 16 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Jenny Dogliani

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