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Robert De Niro & Gerard Malanga in una polaroid di Maurizio Galimberti.

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Robert De Niro & Gerard Malanga in una polaroid di Maurizio Galimberti.

Dal set alla memoria: una nuova lettura di «Novecento»

A cinquant’anni dall’uscita di «Novecento», la mostra «CinquantaNovecento» trasforma le fotografie di scena di Angelo Novi in nuovi mosaici e ready-made Polaroid firmati da Maurizio Galimberti. Un omaggio a Bernardo Bertolucci che intreccia cinema, fotografia e memoria nei luoghi simbolo del film

Jenny Dogliani

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«Quando la festa sta per finire, dì che sono morto. Digli che sono morto, ma che continuino a ballare». Sono le parole che Bernardo Bertolucci affida ad Alfredo Berlinghieri nel film «Novecento» (1976). La frase pronunciata dall’anziano patriarca interpretato da Burt Lancaster, sigilla il crollo dell’antica società agraria, il vecchio mondo contadino che cede il passo al nuovo secolo. Una storia scritta nella nebbia della Bassa, nei volti dei contadini piegati sui campi, tra le piazze teatro di lotte di classe e nelle pietre di edifici come il Palazzo Ducale di Guastalla, metaforica architettura del potere dove Bertolucci ha ambientato alcune scene del suo capolavoro cinematografico che compie 50 anni. I luoghi che hanno generato quel racconto oggi ne ospitano un’intensa restituzione con la mostra «CinquantaNovecento», che Maurizio Galimberti dedica al regista emiliano attraverso una nuova lettura delle fotografie di scena di Angelo Novi
Aperta fino al 4 ottobre, l’esposizione nasce dall’incontro con l’album di immagini realizzato da Novi per la troupe di «Novecento», ritrovato da Galimberti in asta da Finarte. Da quel nucleo prende forma un progetto composto da 90 mosaici e ready-made Polaroid: immagini nate sul set entrano nel linguaggio dell’artista, trasformando il materiale cinematografico in una nuova sequenza fotografica. Le fotografie di Novi documentavano uno dei momenti più importanti della collaborazione tra Bertolucci e il direttore della fotografia Vittorio Storaro.
Galimberti interviene su quelle immagini con il suo procedimento basato sulla Polaroid, accentuando il contrasto del bianco e nero e costruendo nuove composizioni attraverso frammentazioni, sovrapposizioni e riletture dell’immagine originale. «Man mano che vedevo quelle fotografie, è cresciuta in me l’emozione, sempre più, fino al punto di sentire che dovevo «mangiarmele» con le mie Polaroid», racconta Galimberti nel catalogo della mostra pubblicato da Corsiero editore. «Le immagini in bianco e nero di Novi avevano già metabolizzato il colore di Storaro e i miei ready-made le hanno rilette nel bianco e nero più contrastato e saturo della Polaroid». Il percorso attraversa i volti e le scene di un film che ha raccontato la storia sociale dell’Emilia tra conflitti di classe, mondo contadino e fascismo.
Accanto ai protagonisti della pellicola – da Robert De Niro a Gérard Depardieu, da Dominique Sanda a Stefania Sandrelli, da Burt Lancaster a Donald Sutherland – emergono anche le comparse anonime, i bambini, i contadini e i personaggi collettivi che compongono l’affresco storico costruito da Bertolucci. A completare il progetto c’è anche un ritorno personale: il ritratto che Galimberti realizzò a Bernardo Bertolucci alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2003.
Un incontro nato dall’interesse del regista per i mosaici fotografici dell’artista. La mostra comprende inoltre un trittico della giovane fotografa Giorgia Ortalli, invitata da Galimberti a confrontarsi con i temi del film da una prospettiva generazionale diversa, e una sezione dedicata ai ritratti cinematografici dell’autore, con lavori su Isabella Rossellini, Javier Bardem, Marilyn Monroe, Monica Vitti, Raoul Bova, Valeria Golino e Johnny Depp reinterpretato da Marco Lodola. Chiude il percorso un docufilm-intervista a Galimberti di 20 minuti, prodotto da Regie d’autore e Corsiero editore.

Jenny Dogliani, 19 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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