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Francesca e Ruggero Montrasio

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MIART NEW DIRECTIONS | Montrasio Arte

In vista della trentesima edizione di Miart, una serie di conversazioni con le gallerie protagoniste della fiera per delineare una mappa di orientamenti, strategie e visioni

Jenny Dogliani

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Fondata a Monza nel 1939 da Luigi Montrasio, Montrasio Arte sviluppa dall’inizio un programma dedicato al moderno e contemporaneo, volto a rileggere in chiave critica percorsi artistici spesso trascurati. Dal 1964, con Alberto Montrasio, la galleria inaugura una nuova stagione espositiva con mostre di artisti come Lucio Fontana e Tancredi. Oggi, con sedi a Monza, Milano e Piacenza, rappresenta importanti protagonisti del Novecento, tra cui Alberto Burri, Fausto Melotti, Leoncillo, Piero Manzoni ed Emilio Scanavino. Negli anni Novanta, sotto la direzione di Francesca e Ruggero Montrasio, il programma si apre a una dimensione internazionale con artisti come Joseph Beuys, Christo & Jeanne-Claude e Gordon Matta-Clark, affiancando al contempo nuove ricerche contemporanee. La galleria collabora con artisti, eredi e archivi, promuove residenze come la Harlem Studio Fellowship a New York e sviluppa un’intensa attività editoriale con Montrasio Arte Edizioni.

Gordon Matta-Clark, Bingo, 1974

Il tema della trentesima edizione di miart è New Directions, un concetto che richiama il jazz e l’idea di variazione sul tema attraverso l’improvvisazione. Nel vostro percorso di galleristi, vi siete mai trovati in una situazione in cui avete dovuto contare sulla vostra capacità di improvvisazione?
La capacità di improvvisare è strumentale nella misura in cui si possiede una profonda conoscenza della propria materia e più in generale un grande bagaglio culturale. Pensiamo alla figura ad esempio di Franco Russoli e alla capacità di contaminare (oggi si direbbe ibridare) autori di epoche differenti con competenza assoluta improvvisando con un rigore scientifico senza eguali. Diremmo quindi che improvvisare non è per tutti, per uscire dallo spartito è indispensabile una profonda competenza.

Le fiere d’arte giocano un ruolo significativo per le gallerie. Qual è l’obiettivo di esporre a una fiera internazionale come miart?
La fiera per noi coincide con l’opportunità di presentare i progetti in essere, spesso gli stand sono di carattere monografico e-o tematico. Una fiera di respiro internazionale come miart permette di far conoscere autrici e autori che, per differenti ragioni, da tempo non si affacciano a un panorama di respiro internazionale.

Con quali artisti, tipologie di opere e concept curatoriale partecipate a miart?
A miart presenteremo le opere di Gordon Matta-Clark, del quale stiamo presentando una monografia realizzata con la collaborazione di Jessamyn Fiore, in rappresentanza dell’Estate. L’altra parte dello stand è dedicata a un dialogo tra dipinti e plastiche. Leoncillo e Leonardo Cremonini, Nedda Guidi e Alfredo Chighine, Mario Ballocco e Manuela Cirino, Giorgio Bellandi e Amilcare Rambelli, Mattia Moreni e Giacinto Cerone, Arturo Martini e Anselmo Bucci.

Milano è ricca di musei e gallerie, ma è anche la città della moda e del design. Quanto questo ecosistema ibrido si riflette sul pubblico e sul collezionismo che frequenta miart?
La contaminazione fra mondi apparentemente diversi è oggi la base del collezionismo più evoluto. Il design, come la moda, è un volano formidabile per miart. Meno art victim e più cultural addicted è il nostro obiettivo.

Gordon Matta-Clark, Bingo, 1974

Jenny Dogliani, 18 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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