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Le Foreste della Valle Longa in autunno

© Umberto Esposito Courtesy ARTEPARCO

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Le Foreste della Valle Longa in autunno

© Umberto Esposito Courtesy ARTEPARCO

Le faggete vetuste patrimonio UNESCO sono anche un museo a cielo aperto

ARTEPARCO porta nei boschi secolari di Pescasseroli interventi di arte contemporanea che reinventano lo spazio entrando a contatto con la natura incontaminata, attivando nuove forme di valorizzazione del nostro patrimonio culturale

Jenny Dogliani

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Sull’Appennino centrale, tra le montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, si conservano alcune delle faggete vetuste più importanti d’Europa. Crescono lungo valloni profondi e versanti montani dove l’altitudine, la conformazione del terreno e l’accesso difficile hanno rallentato per secoli il prelievo del legno, permettendo al bosco di seguire cicli naturali molto lunghi. Sono boschi rigogliosi popolati da esemplari giovani e secolari, alberi monumentali e nuove generazioni di faggi, tronchi caduti che diventano nutrimento per altre forme di vita creando una struttura forestale complessa che nelle aree più antiche conserva esemplari di oltre 500 anni. Una ricca varietà di ambienti sostiene una delle maggiori concentrazioni di biodiversità dell’Appennino: le faggete si alternano a radure d’alta quota, praterie e ambienti rocciosi che ospitano alcune delle specie simbolo della fauna italiana: l’orso bruno marsicano, presente quasi esclusivamente in quest’area, il lupo appenninico, il camoscio d’Abruzzo e l’aquila reale. La ricchezza del sottobosco, dei fiori spontanei e delle specie vegetali legate ai diversi livelli della foresta racconta un equilibrio costruito attraverso secoli di evoluzione naturale. Attorno a questi ambienti si sono sviluppati borghi come Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea e Civitella Alfedena, dove la vita delle comunità montane è stata a lungo legata ai cicli dell’Appennino: la pastorizia, la transumanza, la gestione dei boschi, l’uso delle risorse naturali. I sentieri oggi percorsi dai visitatori sono gli stessi tracciati che per generazioni hanno collegato pascoli, vallate e centri abitati.

In questo stesso contesto si sviluppa il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, istituito nel 1923 e oggi esteso su oltre 50mila ettari nel cuore dell’Appennino centrale, tra Abruzzo, Lazio e Molise. Il paesaggio è dominato dai rilievi della dorsale appenninica, con cime che superano i 2mila metri, vallate modellate dall’azione geologica, altopiani, corsi d’acqua e grandi complessi forestali che occupano una parte rilevante della superficie protetta. Dal bacino dell’Alto Sangro alle montagne della Marsica, il territorio alterna ambienti molto diversi in spazi relativamente ravvicinati. Le quote più basse ospitano boschi misti di querce, carpini e aceri, mentre salendo di altitudine dominano le faggete, che rappresentano uno degli ecosistemi più caratteristici del Parco. Oltre il limite del bosco si aprono praterie montane e ambienti rupestri dove trovano spazio specie vegetali adattate alle condizioni più estreme dell’alta quota. Tra gli itinerari più rappresentativi si trovano la Val Fondillo, una delle porte naturali del Parco, attraversata da sorgenti, ruscelli e antiche faggete, e la Camosciara, anfiteatro naturale di rocce dolomitiche, boschi e cascate che costituisce una delle aree storiche della tutela del camoscio appenninico. Le gole e i versanti del Monte Amaro, le valli intorno a Barrea e i percorsi che salgono verso il Monte Meta mostrano la varietà di ambienti che caratterizza quest’area dell’Appennino. La fauna è uno degli elementi distintivi del Parco. L’orso bruno marsicano, sottospecie presente esclusivamente nell’Italia centrale, ha qui il principale nucleo di conservazione. Accanto a lui vivono il lupo appenninico, il cervo, il capriolo e il camoscio appenninico, specie che ha trovato sulle pareti e sui pascoli rocciosi del Parco uno dei suoi territori più importanti. L’aquila reale, il picchio dorsobianco e numerose altre specie di uccelli completano un sistema faunistico legato alla varietà degli habitat presenti. Il percorso attraverso il Parco incontra anche i centri storici nati lungo le sue valli. Pescasseroli, sede dell’Ente Parco e luogo legato alla nascita dell’area protetta, Opi, borgo arroccato su uno sperone roccioso della valle del Sangro, Villetta Barrea e Civitella Alfedena conservano il rapporto storico tra insediamenti umani e ambiente montano, sviluppato attraverso la pastorizia, l’utilizzo regolato dei boschi e le vie della transumanza. Il valore eccezionale di questi ecosistemi ha ottenuto nel 2017 il riconoscimento UNESCO con l’inserimento delle faggete vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise nel sito seriale transnazionale «Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa», che riunisce foreste dove è ancora possibile studiare l’evoluzione naturale del faggio e i processi biologici legati agli ecosistemi forestali maturi.

Alessandro Pavone, «Un tempo è stato», 2020, Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ARTEPARCO. Foto Valentino Mastrella

In questo territorio, a Pescasseroli la protezione della natura convive con una lunga storia di presenza umana, che nel 2018 ha dato forma ad ARTEPARCO, progetto ideato da Paride Vitale che porta l’arte contemporanea lungo i sentieri di Pescasseroli. Gli artisti sono invitati a realizzare interventi site specific pensati come elementi destinati a trasformarsi insieme al bosco, con il passare delle stagioni e l’azione del tempo. È una collezione in continua evoluzione avviata nel 2018 da Marcantonio (1976, Massalombarda, Ravenna), artista che da anni indaga il rapporto tra uomo e natura attraverso un linguaggio sospeso tra scultura, design e immaginario scientifico. Le sue opere partono spesso da forme riconoscibili per generare cortocircuiti: animali che diventano arredi, oggetti che sembrano organismi viventi, elementi naturali ricostruiti attraverso l’intervento umano. Nel bosco di Pescasseroli ha realizzato «Animale-Vegetale (Il Cuore)», un grande cuore anatomico in legno, materia stessa della foresta, attraverso cui trasforma l’organo simbolo della vita animale in una forma vegetale: le arterie hanno l’aspetto di radici e rami, mentre la superficie lignea rende incerto il confine tra oggetto e albero. L’opera sembra appartenere al luogo in cui è inserita, come resti di una creatura ibrida nata dal paesaggio stesso. Marcantonio mette così in crisi le categorie con cui osserviamo la natura: umano, animale e vegetale non sono più mondi separati, ma parti di uno stesso sistema biologico. Nel 2019 è la volta di Matteo Fato (Pescara, 1979) con «Specchi Angelici». Pittore e scultore, sviluppa da sempre una riflessione sui confini dell’immagine e sul rapporto tra opera, supporto e spazio che la accoglie. Le sue opere mostrano spesso il processo stesso della creazione, lasciando visibili strutture, materiali e relazioni con l’ambiente circostante. L’installazione immersa nel bosco è la struttura vuota di uno specchio inserita tra gli alberi. L’opera non riflette il paesaggio, lo frammenta, ne moltiplica le dimensioni come un portale magico. Un oggetto legato alla visione e al riconoscimento di sé diventa uno strumento di relazione con ciò che lo circonda, una soglia tra immagine, natura e percezione e le infinite possibilità in cui la vita può prendere forma nell’universo sconosciuto. Forme possibili che nel 2020 trovano casa con «Un tempo è stato» di Alessandro Pavone (Pavia, 1984). La sua ricerca si sviluppa intorno alla scultura come possibilità di trasformare la materia nella traccia di una presenza. Il corpo umano, spesso spezzato o ricostruito nelle sue parti, diventa per l’artista un territorio di passaggio, una forma che conserva memoria di ciò che è, ma che al tempo stesso può assumere nuove identità. Per ARTEPARCO realizza un grande arto ligneo che emerge dal terreno come il reperto di un organismo antico ritrovato nel bosco. Nel contesto della faggeta, dove ogni elemento nasce dalla trasformazione di ciò che lo ha preceduto, l’opera mette in relazione la transitorietà del corpo con i tempi più lunghi della natura e della Terra.

Nel 2021 Sissi (Bologna, 1977) realizza «Radicorno». L’artista ha costruito negli anni un universo in cui disegno, scultura, performance e abiti-scultura diventano strumenti per ripensare il corpo oltre la sua forma biologica. Le sue opere danno vita ad anatomie alternative, organi immaginari, estensioni e apparati che raccontano l’identità come qualcosa in continua trasformazione. Nel bosco questa ricerca assume la forma di una creatura ibrida, nata dall’incontro tra una radice e un unicorno: un organismo possibile, in cui il linguaggio della botanica e dell’anatomia si sovrappongono. Radicorno sembra essere cresciuto dal terreno, avere trasformato il rapporto tra corpo e ambiente in una nuova forma evolutiva. Dopo le metamorfosi tra corpo e natura di Pavone e Sissi, nel 2022 Valerio Berruti (Alba, 1977) sposta lo sguardo dalle fusioni fisiche tra uomo e natura alla presenza umana intera, ma nella forma dell’infanzia: il momento in cui l’uomo entra per la prima volta in relazione con il mondo. «Liberi tutti» è costruita intorno alla sua iconografia immediatamente riconoscibile: figure infantili essenziali, tracciate con pochi segni, solitamente sviluppate attraverso affresco, scultura, cemento e animazione. Non sono ritratti di bambini ma figure archetipiche, fuori dal tempo, che fanno dell’infanzia una condizione originaria. Nel percorso di Pescasseroli queste presenze entrano nel bosco come un’apparizione silenziosa che riporta chi si trova al suo cospetto alla dimensione del gioco e dell’esplorazione, allo sguardo originario con cui il mondo viene conosciuto prima di essere interpretato. È lì che si iniziano a formarsi i primi embrioni della memoria collettiva, esplorata nel 2023 dall’Accademia di Aracne con «Totemi». Nata come progetto di ricerca dedicato alla tessitura e alla valorizzazione delle arti tessili, l’Accademia recupera una pratica che accompagna la storia dell’uomo fin dalle prime comunità, trasformando il telaio da strumento produttivo a mezzo espressivo contemporaneo. Il filo è una traccia del tempo, conserva la ripetizione del gesto, si nutre di relazioni, abitudini e memoria. Inseriti tra gli alberi, i Totemi rivestono i tronchi con intrecci colorati decorati da figure arcaiche e rituali, portando dentro il bosco un antico linguaggio rituale umano e proteggendo le connessioni segrete della foresta, fatta di radici, rami, organismi e relazioni invisibili che tengono insieme l’ecosistema. Un ciclo continuo di crescita, trasformazione e rigenerazione della foresta che diventa, nel 2024, il punto di partenza di «Rinascita» di Megx (Milano, 1984). La sua pratica nasce dall’intervento nello spazio pubblico, dove colore, geometria e trasformazione delle superfici modificano la percezione di edifici e luoghi quotidiani. Conosciuto per aver portato il linguaggio della street art oltre il muro, trasferisce nel bosco la stessa capacità di rivelare ciò che già esiste. L’intervento nasce da un albero ormai privo di vita che non viene eliminato, ma trasformato in una nuova presenza. Sulla corteccia di un faggio ormai morto, modella una figura che sembra emergere dal tronco stesso. Il corpo assume fattezze vegetali, i rami diventano estensioni delle braccia e l’albero, invece di essere rappresentato come materia conclusa, diventa materia generatrice. La fine del suo ciclo biologico è il punto di partenza di un’altra possibilità visiva, nella quale confluiscono la natura e il gesto artistico. Un paesaggio di foreste secolari modellate dalla natura e dall’uomo, popolato da specie rare, antichi sentieri e nuove forme nate dall’arte su cui vigila, come un guardiano silenzioso il lupo di Velasco Vitali (Bellano, 1960), scolpito sulla sommità di un tronco. Solitario, forse in attesa che il suo branco lo raggiunga, o forse in coda al gruppo, per proteggere i suoi simili, sospeso tra immobilità e movimento, ultimo custode di un equilibrio antico.

Velasco Vitali, «Stasis», 2025, Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ARTEPARCO. Foto Luca Parisse

Jenny Dogliani, 07 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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