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Gioia Meli
Leggi i suoi articoliCi sono numeri che raccontano molto più di una semplice programmazione. L'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre, presenta 88 nuovi lungometraggi, 18 cortometraggi, una serie televisiva, 19 restauri, 68 opere immersive e 62 Paesi rappresentati. Ma il dato più significativo non è quantitativo. È la fotografia di un festival che continua ad allargare il proprio raggio d'azione, trasformandosi sempre più in una piattaforma internazionale capace di tenere insieme cinema d'autore, industria, nuove tecnologie e sperimentazione.
La selezione ufficiale comprende venti film in concorso per il Leone d'oro, cuore storico della manifestazione, ai quali si affiancano trentasei titoli nella rinnovata sezione Venice Open – Fuori Concorso, diciannove film in Orizzonti, otto opere in Venezia Spotlight e quattro produzioni di Biennale College Cinema. A questi si aggiungono diciotto cortometraggi, una serie televisiva e diciannove restauri di Venezia Classici, confermando un'offerta che supera ormai la tradizionale idea di festival cinematografico. Ancora più eloquente è il peso assunto da Venice Immersive, che celebra il proprio decimo anniversario con 68 opere dedicate alla realtà virtuale, aumentata e ai media immersivi. Trent'anni fa un simile programma sarebbe sembrato estraneo a una manifestazione dedicata al cinema; oggi rappresenta invece uno degli elementi identitari della Biennale, che continua a essere il principale punto di riferimento internazionale per la sperimentazione audiovisiva e le nuove forme narrative.
Questa espansione racconta una trasformazione più profonda. Venezia non è più soltanto il luogo dove si presentano i film destinati alla stagione dei premi internazionali. È uno spazio nel quale convivono cinema, installazioni immersive, produzioni a basso budget, documentari, serie televisive, restauri e nuove forme di racconto. Un ecosistema che riflette l'evoluzione dell'industria audiovisiva contemporanea. All'interno di questo scenario trova spazio anche una presenza italiana particolarmente significativa. Sono cinque i film nazionali selezionati nel concorso principale, segnale di una cinematografia che continua a occupare un ruolo centrale nella manifestazione veneziana. Tra i titoli più attesi figura The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, progetto nato dall'ultima sceneggiatura firmata da Bernardo Bertolucci insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi. Interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, il film rappresenta uno degli appuntamenti più simbolici dell'edizione, riportando idealmente la voce del maestro parmense all'interno del festival che più volte ne ha accompagnato il percorso artistico.
Grande attesa anche per il ritorno di Nanni Moretti, che torna al concorso veneziano dopo trentasette anni con Succederà questa notte, adattamento di un'opera dello scrittore israeliano Eshkol Nevo. Nel cast figurano Louis Garrel, Jasmine Trinca, Angela Finocchiaro ed Elena Lietti, oltre allo stesso regista. La selezione conferma il rapporto privilegiato tra Venezia e uno degli autori che hanno maggiormente segnato il cinema italiano degli ultimi decenni. Il cinema italiano contemporaneo si presenta inoltre attraverso linguaggi e sensibilità differenti. Edoardo De Angelis porta Il fuoco che ti porti dentro, tratto dal libro di Antonio Franchini, con Vanessa Scalera e Lino Musella; Paolo Strippoli presenta L'estranea, dramma familiare ambientato nella Bari imprenditoriale e interpretato da Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi; mentre Marco Bechis torna ai temi della dittatura argentina con Ritorno a Buenos Aires, riflettendo ancora una volta sul rapporto tra memoria, violenza politica e diritti umani. La dimensione internazionale emerge anche dalla geografia della selezione. Sessantadue Paesi rappresentati confermano la vocazione globale della Mostra, che continua a intrecciare cinematografie consolidate e nuove produzioni provenienti da aree meno centrali dell'industria audiovisiva. Una pluralità che caratterizza da tempo la direzione artistica di Alberto Barbera, sempre più orientata a costruire un panorama del cinema contemporaneo piuttosto che una semplice vetrina dei titoli più attesi.
Accanto alla programmazione cinematografica, Venezia continua a rafforzare il proprio ruolo industriale. Il Venice Production Bridge e il Venice Gap-Financing Market riuniscono produttori, distributori, piattaforme e investitori, trasformando il Lido in uno dei principali luoghi europei dove nascono coproduzioni internazionali e nuovi progetti. Il festival non è più soltanto il momento della presentazione delle opere finite, ma interviene sempre più spesso nelle fasi di sviluppo e finanziamento dei film. Anche Biennale College Cinema conferma questa impostazione. Il programma dedicato ai giovani autori continua a finanziare direttamente lungometraggi a micro-budget, accompagnando registi e produttori dall'idea iniziale fino alla première internazionale. Un modello che distingue Venezia dagli altri grandi festival europei, facendo della formazione e della produzione una parte integrante della propria missione culturale.
Gioia Meli
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