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Un’immagine del terremoto del 2016 con epicentro tra Perugia e Macerata

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Un’immagine del terremoto del 2016 con epicentro tra Perugia e Macerata

Ministero della Cultura, nasce l’Istituto centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale

Il nuovo istituto del MiC ha l’obiettivo di «assicurare continuità, coordinamento e visione di lungo periodo alle attività di ricerca, monitoraggio, valutazione e gestione» di fronte a situazioni che potrebbero mettere in pericolo i beni del nostro Paese

Con un provvedimento firmato dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, cambio di assetto organizzativo nel dicastero «per consolidare e rendere permanenti funzioni strategiche» grazie alla creazione dell’Icri-Istituto centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale. Con sede a Roma, è dotato di autonomia speciale e incardinato nel Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale. L’obiettivo è «assicurare continuità, coordinamento e visione di lungo periodo alle attività di ricerca, monitoraggio, valutazione e gestione dei rischi che insistono sui beni culturali».

Il nuovo assetto intende garantire «continuità e visione di lungo periodo alle attività finora svolte dall’Ufficio del Soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016, superando la dimensione emergenziale e integrando tali funzioni in un assetto ordinario e strutturato. Attraverso il Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale e l’istituzione di questo nuovo presidio del MiC sono assicurati il coordinamento dei piani di monitoraggio ordinari e straordinari, la standardizzazione della documentazione per l’aggiornamento della Carta del rischio del patrimonio culturale e lo sviluppo di sistemi informativi e banche dati a supporto delle politiche di tutela». Tra le attività dell’Istituto figurano anche la progettazione di sistemi informativi, la promozione dell’innovazione tecnologica applicata al patrimonio culturale e la cooperazione con Università, centri di ricerca, anche a livello internazionale.

Icri nasce secondo «il principio dell’invarianza finanziaria, prevedendo che le nuove funzioni siano svolte senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, attraverso una più efficace organizzazione delle risorse già disponibili».

Un estratto dalla bozza del decreto del Ministero della Cultura

Gianfranco Ferroni, 28 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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