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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliLa nuova stagione espositiva di Mendes Wood DM si sviluppa come una mappa che attraversa quattro città – São Paulo, Bruxelles, Parigi e New York – e mette al centro uno dei linguaggi che, negli ultimi anni, ha riconquistato una posizione centrale nel dibattito artistico internazionale: la pittura. Più che un ritorno nostalgico al medium, il programma della galleria brasiliana propone sei mostre personali che testimoniano la straordinaria capacità della pittura contemporanea di dialogare con fotografia, installazione, scultura, performance e memoria, senza rinunciare alla propria autonomia. La stagione si apre in Brasile, dove le due sedi di São Paulo ospitano tre progetti che riflettono approcci molto diversi alla pratica artistica.
A Casa Iramaia è protagonista Paula Siebra, con Pequeno mapa do tempo (Small Map of Time), un ciclo di dipinti a olio di piccolo e medio formato costruito a partire dall'osservazione dei ritmi naturali di Fortaleza, nello Stato del Ceará, città in cui l'artista è nata e continua a vivere e lavorare. Pioggia, vento, siccità e feste popolari diventano elementi di una geografia intima nella quale il paesaggio coincide con la memoria. Più che rappresentare luoghi, Siebra costruisce immagini sospese tra ricordo e percezione, facendo del tempo il vero soggetto della pittura.
Nello spazio di Barra Funda debutta invece in Brasile Jean Claracq, artista francese noto per un linguaggio che intreccia riferimenti alla cultura digitale, fotografia, storia dell'arte e iconografia medievale. La mostra Déboussolé est le mot exact presenta una serie di dipinti inediti, acquerelli e piccoli oli su tavola accompagnati da cornici progettate appositamente per l'esposizione. I telai, ispirati tanto agli infissi in PVC dell'architettura popolare francese quanto alle cornici medievali, diventano parte integrante dell'opera, sottolineando il dialogo costante tra cultura visiva contemporanea e tradizione pittorica.
Sempre a Barra Funda trova spazio la prima personale di Daniel Jorge a São Paulo. Il suo progetto si articola in tre atti e combina scultura, installazione, oggetti a parete e performance per riflettere sulle forme di esclusione prodotte dalla storia coloniale brasiliana. Materiali come pietra ollare, ferro ossidato e legno carbonizzato rimandano ai mestieri manuali e alle comunità marginalizzate trasformando la materia in archivio di memorie collettive e pratiche di resistenza. È il progetto che più apertamente amplia il discorso della stagione oltre la pittura, pur mantenendo una forte attenzione alla dimensione materiale dell'opera.
La geografia di Mendes Wood DM si sposta quindi in Europa. A Bruxelles, Marcos Siqueira presenta Caminhos (Sentieri), una nuova serie di dipinti che nasce da una pratica profondamente radicata nel territorio della Serra do Cipó, nello Stato brasiliano di Minas Gerais. L'artista raccoglie personalmente le terre pigmentate utilizzate sulle tavole lignee, trasformando il paesaggio non soltanto nel soggetto della rappresentazione ma nella materia stessa dell'opera. Sentieri, corsi d'acqua, figure umane e animali emergono da superfici costruite con ocra, neri e gialli naturali, in una pittura che mantiene un forte legame fisico con il luogo da cui proviene.
A Parigi è invece Patricia Leite a inaugurare la stagione con Travessia. L'esposizione raccoglie nuovi dipinti e disegni realizzati in un momento particolarmente significativo della vita dell'artista, che coincide con il compimento dei settant'anni. Le opere prendono avvio da fotografie scattate in momenti diversi della sua carriera e sviluppano una riflessione sulle geometrie del paesaggio. Il titolo, tratto da uno dei dipinti principali, richiama l'immagine della prua di un'imbarcazione rivolta verso l'orizzonte e diventa metafora di un attraversamento esistenziale, nel quale il paesaggio riflette una trasformazione interiore.
La stagione si completa a New York con Vojtěch Kovařík, tra i pittori cechi più interessanti della sua generazione. In Between approfondisce il rapporto tra memoria, mito e relazioni umane attraverso una produzione che comprende grandi dipinti, opere di formato più raccolto, rilievi in terracotta e sculture in vetro. Se nelle ricerche precedenti il mito costituiva un riferimento narrativo preciso, qui Kovařík tende a sciogliere le singole storie in figure archetipiche, utilizzando la tradizione classica come strumento per interrogare temi universali quali la vicinanza, la distanza e l'intimità. Osservate nel loro insieme, le sei mostre delineano una precisa strategia curatoriale. Pur privilegiando la pittura, Mendes Wood DM evita qualsiasi lettura nostalgica del medium. Nei diversi progetti il dipinto dialoga continuamente con il paesaggio reale, con il linguaggio fotografico, con la scultura, con la performance o con la memoria materiale dei luoghi. È una pittura che non rivendica autonomia disciplinare, ma che si definisce attraverso il confronto con altri linguaggi.
Lavinia Trivulzio
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