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Sofia Piperno
Leggi i suoi articoliUn pittore che si ritrae con il pennello e la spada, rivendicando contemporaneamente il proprio talento artistico e l'appartenenza a uno degli ordini cavallereschi più importanti d'Europa. È uno dei particolari più significativi della Predica di San Giovanni Battista con autoritratto di Mattia Preti (Taverna, 1613 – La Valletta, 1699), l'opera scelta per la diciottesima edizione della tradizionale mostra natalizia di Palazzo Marino, a Milano.
Dal 2 dicembre 2026 al 10 gennaio 2027, la grande pala d'altare proveniente dalla chiesa monumentale di San Domenico a Taverna, in provincia di Catanzaro, sarà esposta gratuitamente nella Sala Alessi della sede del Comune. Un'occasione per riscoprire uno dei protagonisti della pittura barocca europea attraverso un dipinto nel quale si intrecciano religione, rappresentazione del potere, memoria familiare e affermazione della figura dell'artista. Conosciuto come il Cavalier Calabrese, Preti è una delle personalità più importanti della generazione successiva a Caravaggio. La sua lunga carriera attraversa alcuni dei principali centri artistici del Seicento, da Roma a Napoli fino a Malta, dove trascorse gli ultimi decenni della propria vita. La sua pittura, inizialmente legata al naturalismo caravaggesco, si sviluppò progressivamente attraverso il confronto con il classicismo romano, il colorismo veneziano e la grande tradizione decorativa del Barocco.
Dopo la formazione romana, anche attraverso il rapporto con il fratello maggiore Gregorio, Preti partecipò alla stagione di rinnovamento della pittura sacra e monumentale. A Roma lavorò alla decorazione di Sant'Andrea della Valle; a Napoli, dove si stabilì nella seconda metà degli anni Cinquanta, entrò in contatto con una cultura figurativa segnata dall'eredità di Jusepe de Ribera, Massimo Stanzione e Luca Giordano. Il trasferimento a Malta, nel 1661, aprì una nuova fase, culminata nella monumentale decorazione della Concattedrale di San Giovanni alla Valletta. È in questo contesto che assume un significato particolare la Predica di San Giovanni Battista, realizzata durante la maturità dell'artista e destinata alla sua città natale. Taverna rimase infatti un riferimento importante nella biografia di Preti, anche negli anni trascorsi lontano dalla Calabria. Per la chiesa di San Domenico realizzò diverse opere, contribuendo alla costruzione di un patrimonio pittorico che testimonia ancora oggi il legame tra il territorio e la sua carriera internazionale.
La pala conservata nella chiesa appartiene al Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno e fu concepita per un altare ligneo progettato dallo stesso pittore per la cappella legata alla sepoltura familiare. Una commissione che assume quindi anche il carattere di una dichiarazione personale, nella quale la devozione religiosa si accompagna alla volontà di tramandare il prestigio raggiunto. La composizione è dominata dalla figura di San Giovanni Battista, rappresentato mentre predica, investito da una luce che ne esalta la presenza e conferisce intensità drammatica alla scena. La costruzione luministica, i forti contrasti chiaroscurali e l'energia dei gesti restituiscono l'esperienza maturata da Preti attraverso la lezione caravaggesca, reinterpretata con una sensibilità ormai pienamente barocca.
Ma l'elemento più interessante si trova nell'angolo inferiore destro del dipinto, dove compare l'autoritratto dell'artista. Preti si rappresenta con l'abito dei Cavalieri di Malta, la spada e il pennello, inserendosi direttamente nella scena sacra. La scelta iconografica è particolarmente eloquente. L'ingresso nell'Ordine di San Giovanni aveva rappresentato per il pittore un importante riconoscimento sociale, consentendogli di affermare una condizione personale che andava oltre quella tradizionalmente attribuita agli artisti. Nel dipinto, il pennello e la spada diventano così gli attributi di una duplice identità: quella del pittore e quella del cavaliere. La presenza dell'autoritratto trasforma la pala anche in un documento della posizione conquistata dagli artisti nella società del Seicento. Preti presenta la propria attività pittorica come una forma di servizio alla fede, mentre l'appartenenza all'ordine cavalleresco ne testimonia il riconoscimento pubblico. La scelta di San Giovanni Battista, patrono dei Cavalieri di Malta, rafforza ulteriormente il legame tra il soggetto religioso e la vicenda personale dell'autore.
A Palazzo Marino, il dipinto sarà presentato attraverso un allestimento pensato per restituire idealmente il contesto originario dell'opera. La mostra, intitolata «Mattia Preti. L'ultimo caravaggesco. La predica di San Giovanni Battista», è curata da Rossella Vodret, Giuseppe Valentino e Domenico Piraina. Il percorso prevede una ricostruzione ideale dell'altare ligneo progettato dal pittore per accogliere la pala nella chiesa di San Domenico. Attraverso soluzioni scenografiche, illuminotecniche e approfondimenti documentali, il pubblico potrà comprendere il rapporto tra il dipinto, l'architettura e la destinazione religiosa per la quale venne concepito. È un aspetto significativo dell'operazione espositiva. Le grandi pale d'altare del Seicento erano pensate per luoghi precisi, in relazione alla posizione dell'osservatore, alla luce naturale, alla struttura architettonica e alle pratiche liturgiche. Trasferirle in uno spazio museale significa inevitabilmente modificarne le condizioni di percezione. Il tentativo di ricostruirne l'ambientazione originaria permette di affrontare questa distanza e di restituire una parte della funzione storica dell'opera.
La scelta di dedicare a Preti la mostra natalizia milanese consente inoltre di richiamare l'attenzione sul patrimonio artistico conservato nei centri italiani lontani dai principali circuiti museali. La chiesa di San Domenico a Taverna custodisce un importante nucleo di opere del pittore e costituisce una testimonianza rilevante del rapporto tra la produzione artistica del Seicento e le comunità locali. Il prestito a Milano offre dunque una possibilità di conoscenza che riguarda anche il contesto di provenienza, riportando l'attenzione sulla Calabria e sul ruolo avuto dalle committenze religiose nella circolazione delle opere e degli artisti. La mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano, dal Fondo Edifici di Culto e da Intesa Sanpaolo con Gallerie d'Italia, ed è realizzata da Civita Mostre e Musei, con la collaborazione delle istituzioni coinvolte nella tutela e nella valorizzazione del dipinto. Ad accompagnare l'esposizione sarà un catalogo edito da Allemandi, con saggi introduttivi, studi di approfondimento e schede dedicate alle opere. La pubblicazione permetterà di sviluppare ulteriormente la lettura storico-artistica della pala, affrontandone il significato iconografico, la destinazione originaria e la posizione all'interno della produzione matura di Preti.
Sofia Piperno
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