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Dana Schutz, il mondo fuori controllo: a Berlino la nuova mostra «The Department»

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Dana Schutz, il mondo fuori controllo: a Berlino la nuova mostra «The Department»

La commedia umana di Dana Schutz: corpi, guerre e disastri contemporanei

Dal 7 novembre al 19 dicembre 2026, Contemporary Fine Arts a Berlino presenta «The Department», settima personale di Dana Schutz con la galleria. Tra nuovi dipinti a olio, grandi disegni a carboncino e opere recentemente esposte alla Pinakothek der Moderne di Monaco, l'artista americana costruisce un universo di corpi deformati, guerre, cerimonie fallite e relazioni precarie. Una pittura che intreccia grottesco, allegoria e tensione narrativa per interrogare l'incapacità degli individui e delle istituzioni di governare il disordine contemporaneo.

 

Riccardo Deni

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Una trincea popolata da figure disorientate, armi di epoche differenti e droni che assomigliano a insetti. Una cerimonia che confonde matrimonio e funerale. Corpi deformati, individui bendati, mani ferite che sembrano separarsi dai propri proprietari. Nella pittura di Dana Schutz (Livonia, Michigan, 1976), il mondo contemporaneo assume la forma di una rappresentazione grottesca, nella quale le azioni umane sfuggono continuamente al controllo di chi le compie. Dal 7 novembre al 19 dicembre 2026, Contemporary Fine Arts di Berlino presenta The Department, settima mostra personale dell'artista americana con la galleria tedesca, con nuovi dipinti a olio e disegni a carboncino, accanto a una selezione di lavori recentemente esposti alla Staatliche Graphische Sammlung della Pinakothek der Moderne di Monaco. È un ritorno che conferma la centralità di Schutz nel panorama della pittura figurativa internazionale, attraverso una ricerca che continua a interrogare le contraddizioni del presente mediante immagini sospese tra commedia, tragedia e allegoria.

Il titolo della mostra introduce una riflessione sulla fragilità delle strutture attraverso le quali gli individui cercano di organizzare la propria esistenza. The Department, il dipartimento, evoca un organismo incaricato di gestire una determinata attività, un gruppo di persone a cui vengono affidate responsabilità e funzioni precise. Nei dipinti di Schutz, però, nessuno sembra possedere gli strumenti per affrontare ciò che sta accadendo. I personaggi sono coinvolti in situazioni che non comprendono fino in fondo, tentano di adempiere a compiti impossibili, perdono il controllo delle circostanze o diventano vittime delle proprie ambizioni. L'incompetenza e il fallimento assumono una dimensione collettiva, trasformandosi in metafore di una società nella quale l'organizzazione del mondo appare sempre più distante dalla possibilità di governarlo. L'umorismo, elemento ricorrente nell'opera dell'artista, lascia emergere una tensione inquietante: le situazioni possono apparire assurde, ma le loro conseguenze rimangono profondamente reali.

Il dipinto che dà il titolo all'esposizione, The Department (2026), concentra questa riflessione in una scena ambientata in una postazione militare, dove figure dall'aspetto degradato e comportamenti incongrui convivono con armi appartenenti a periodi storici differenti. Sulla sinistra una presenza quasi mortuaria osserva una tartaruga, mentre sul lato opposto compare una granata. Sono due immagini che introducono temporalità incompatibili: la lentezza dell'animale e l'imminenza dell'esplosione. Un personaggio è assorbito dallo schermo di un telefono dal quale sembra sprigionarsi una deflagrazione, mentre sopra la scena si muovono droni dalle sembianze organiche. La tecnologia militare e quella della comunicazione entrano così in una composizione nella quale il pericolo convive con la distrazione, l'incapacità di riconoscere la gravità della situazione e l'automatismo dei comportamenti quotidiani.

La guerra diventa in questo caso una condizione attraverso cui rappresentare lo smarrimento contemporaneo. Schutz evita una ricostruzione riconoscibile di un conflitto specifico e costruisce invece un'immagine nella quale si sovrappongono tempi, simboli e paure differenti. La sua pittura procede attraverso l'accumulazione di situazioni apparentemente incompatibili, secondo una logica che richiama la tradizione delle grandi composizioni allegoriche, da Pieter Bruegel al teatro grottesco della modernità. Il riferimento alla storia dell'arte convive con un immaginario nutrito di immagini mediatiche, cultura popolare e deformazioni proprie del linguaggio caricaturale. Le figure occupano lo spazio in modo instabile, sottoposte a torsioni anatomiche e prospettiche che rendono difficile distinguere il movimento dalla collisione. Il colore, spesso acceso e contrastante, contribuisce a intensificare questa percezione, accentuando la dimensione drammatica delle composizioni.

Il corpo rimane uno dei principali strumenti attraverso i quali Schutz interpreta le tensioni psicologiche e sociali. In Hurt Hand (2026), una mano ferita sembra assumere un'esistenza autonoma, quasi separandosi dal resto della figura. L'alterazione anatomica trasforma una condizione fisica in un problema di identità: il corpo, normalmente percepito come unitario, diventa un insieme di parti potenzialmente indipendenti e incontrollabili. Una trasformazione analoga attraversa The Health (2026), nel quale il riferimento a un'istituzione preposta alla salute si intreccia con l'ossessione contemporanea per l'ottimizzazione di sé. L'anatomia viene esasperata fino a rendere visibile ciò che normalmente rimane nascosto, mentre l'aspirazione al miglioramento produce una figura sempre più distorta. È una riflessione che intercetta la cultura della prestazione e del benessere, mostrando come l'imperativo di perfezionarsi possa diventare una nuova forma di pressione sull'individuo.

In The Ceremony (2026), la dimensione collettiva ritorna attraverso una scena divisa da un albero, che separa due gruppi impegnati in rituali differenti. Da una parte sembra svolgersi un ricevimento, dall'altra una sepoltura, ma nessuno dei due eventi conserva la propria funzione ordinatrice. Dal terreno emergono oggetti e presenze inattese, mentre l'albero di mele richiama la conoscenza e la tradizione biblica. Una mela posata sulla testa di una donna introduce il riferimento a Guglielmo Tell, trasformando un gesto potenzialmente eroico in un atto di pericolosa imprudenza. Tra scimmie aggrappate ai rami e frutti marcescenti caduti a terra, la composizione mette in scena il progressivo cedimento delle convenzioni sociali e dei rituali attraverso i quali una comunità attribuisce significato alla propria esperienza. Anche qui l'artista costruisce una situazione visivamente paradossale, nella quale il riso convive con l'impressione che qualcosa di irreparabile stia per accadere.

La relazione tra vulnerabilità e percezione attraversa Blindfolded Couple (2026), dove due figure bendate cercano di riconoscersi attraverso il contatto fisico. I protagonisti sono visibili allo spettatore, ma non possono restituirne lo sguardo. Questa asimmetria introduce una condizione di esposizione e fragilità, mentre l'abbraccio sembra continuamente sul punto di trasformarsi in uno scontro. Durante la lavorazione, Schutz ha lasciato aperta la possibilità che i due corpi finissero per lottare; la composizione definitiva suggerisce invece un movimento incerto, simile a un pas de deux. L'intimità diventa così una forma di negoziazione, nella quale il desiderio di avvicinarsi all'altro deve confrontarsi con l'impossibilità di prevederne i gesti. Il dipinto rivela un aspetto importante del metodo dell'artista: l'immagine non nasce necessariamente da una narrazione già definita, ma si costruisce attraverso le trasformazioni che intervengono durante il processo pittorico.

In The Beauty (2026), la riflessione si sposta sulla rappresentazione della bellezza e sul suo progressivo disfacimento. Al centro della composizione compare una grande odalisca, davanti alla quale una figura maschile di dimensioni ridotte regge uno specchio. La superficie riflettente restituisce l'immagine del cielo, assumendo contemporaneamente l'aspetto di un piano astratto e di una tavolozza di vetro. Il suo margine tagliente sembra incidere il corpo femminile, interrompendone la morbidezza. La figura appare sul punto di dissolversi nel paesaggio, mentre il volto si confonde con le nuvole e una mano raggiunge l'acqua sottostante. Il riferimento alla tradizione dell'odalisca, centrale nella pittura europea tra Ottocento e Novecento, viene rielaborato attraverso una rappresentazione nella quale sensualità, trasformazione e perdita diventano inseparabili. Schutz affronta così una questione ricorrente nella storia dell'arte: il rapporto tra corpo, desiderio e sguardo, spingendo la forma fino al limite della sua riconoscibilità.

Il disegno occupa un ruolo altrettanto importante nella mostra berlinese. Nel nuovo Self-Portrait (2026), realizzato a carboncino, Schutz si rappresenta nuda in un paesaggio roccioso, con un piede saldamente appoggiato al terreno e l'altro sospeso. La posizione precaria rende visibile una condizione di incertezza che attraversa l'intero progetto. L'artista introduce il proprio corpo nello stesso universo di personaggi esposti all'instabilità e alla trasformazione, rinunciando a una rappresentazione di sé fondata sul controllo e sulla sicurezza. Il disegno diventa il luogo nel quale l'immagine può emergere, modificarsi e contraddirsi rapidamente, attraverso segni capaci di avvicinare o allontanare le forme, costruire volumi e cancellare soluzioni precedenti. Questa libertà operativa alimenta direttamente la pittura, mentre le scoperte compiute sulla tela ritornano a loro volta nelle opere su carta.

La centralità del disegno era già emersa nella recente mostra Trouble and Appearance, presentata dal 10 luglio al 4 ottobre 2026 alla Staatliche Graphische Sammlung presso la Pinakothek der Moderne di Monaco, dove Schutz aveva riunito dipinti, stampe, monotipi, studi preparatori e grandi disegni a carboncino, alcuni dei quali esposti per la prima volta. Le opere monumentali su carta, sviluppate fino a dimensioni vicine a quelle della pittura murale, hanno messo in evidenza il rapporto tra gesto, invenzione narrativa e costruzione dello spazio. L'esperienza monacense ha contribuito a rendere più leggibile una componente fondamentale della sua ricerca, spesso osservata soprattutto attraverso l'intensità cromatica dei dipinti: la capacità del disegno di funzionare come linguaggio autonomo e come strumento di elaborazione concettuale. La nuova mostra berlinese prosegue questa riflessione, mettendo in relazione opere già presentate a Monaco e nuovi lavori che sviluppano ulteriormente il rapporto tra narrazione e costruzione dell'immagine.

Dana Schutz occupa da oltre vent'anni una posizione riconosciuta nella pittura figurativa internazionale. Dopo l'affermazione sulla scena americana, il suo lavoro ha acquisito una crescente presenza nelle istituzioni europee, culminata nelle grandi esposizioni del 2023 al Louisiana Museum of Modern Art di Humlebæk e al Musée d'Art Moderne de Paris, dove Le monde visible ha riunito circa quaranta dipinti, disegni, incisioni e sculture. La retrospettiva francese ha permesso di osservare l'evoluzione di una ricerca che, dalle prime immagini di situazioni impossibili e corpi improbabili, si è progressivamente orientata verso composizioni sempre più dense, popolate da gruppi di figure in conflitto e da costruzioni allegoriche di grande formato. Il confronto con la tradizione pittorica europea, da Bruegel all'espressionismo, è rimasto centrale, ma Schutz ha sviluppato un linguaggio autonomo, nel quale il grottesco diventa uno strumento per interrogare le contraddizioni psicologiche e collettive del presente.

«Dana Schutz. The Department», Contemporary Fine Arts, Grolmanstraße 32/33, Berlino, dal 7 novembre al 19 dicembre 2026. Inaugurazione venerdì 6 novembre, dalle 18 alle 20.

Riccardo Deni, 03 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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