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Daria Berro
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A meno di tre mesi dall’apertura dell’edizione del trentennale (21 giugno-4 ottobre 2026), Manifesta, la biennale nomade europea fondata a Rotterdam nel 1996, annuncia la lista dei partecipanti (nessun italiano) e il programma che per 15 settimane interesserà quattro città tedesche della regione della Ruhr. Tra Essen, Bochum, Gelsenkirchen e Duisburg, Manifesta 16 Ruhr riunirà più di 100 tra artisti e collettivi in dodici luoghi di culto modernisti dismessi o abbandonati. In totale, Manifesta 16 Ruhr presenta opere di partecipanti provenienti da 33 Paesi, in particolare dalla Germania (il 25%), dalla Turchia (21%) e dalla Polonia (9%), riflettendo sia la prospettiva europea di Manifesta sia le specifiche storie e genealogie della diversità all’interno dell’area della Ruhr. Oltre 50 opere saranno di nuova commissione.
La domanda, urgente, su cui s’incardina questa edizione sarà: come possiamo, in un’epoca segnata da crisi multiple, disinformazione e polarizzazione, contribuire allo sviluppo di modelli sociali alternativi? In che modo la cultura può utilizzare gli spazi aperti (urbani) e gli immobili sfitti non commerciali e trasformarli in luoghi in cui le comunità possano incontrarsi, trascorrere del tempo e godersi la vita quotidiana per contrastare la divisione e l’isolamento all’interno di una società post Covid? In che modo, dunque, la trasformazione degli edifici ecclesiastici del dopoguerra potrebbe dar vita a luoghi per la vita civica, il benessere fisico e l’incontro comunitario? Anche cittadini e comunità locali sono anche stati invitati a immaginare per questi spazi nuovi futuri che rafforzino la coesione sociale e l’interazione. Tra i vari progetti educativi e di mediazione che accompagneranno il programma, destinati a un pubblico di ogni ceto sociale, ci saranno iniziative radicate nei quartieri, come una Summer School, una squadra di calcio tutta al femminile e un programma settimanale per le famiglie. L’intera manifestazione sarà gratuita e senza biglietti, garantendo che questi spazi di cultura e incontro rimangano davvero aperti e accessibili a tutti, anche a chi solitamente non frequenta le istituzioni culturali.
Fedele alla sua natura nomade, ogni edizione di Manifesta è strutturata attorno allo sviluppo di una visione urbana pensata appositamente per il luogo ospitante. Anziché presentare una struttura curatoriale tradizionale composta da una serie di spazi espositivi convenzionali, Manifesta 16 Ruhr ha quindi riunito coppie intergenerazionali di «mediatori creativi», tra cui collaborazioni tedesche, polacche e britanniche, insieme a specialisti interdisciplinari che operano tra architettura e storie della migrazione. Ciascuno ha sviluppato approcci site specific all’interno dei dodici edifici ecclesiastici.
Il team artistico è composto da Josep Bohigas, primo mediatore creativo» urbano di Manifesta, e da Gürsoy Doğtaş, «creative mediator» responsabile del programma pubblico. Hedwig Fijen, storica dell'arte olandese che nel 1996 ha dato vita a Manifesta, ha proposto un formato inedito per la curatela, affidata infatti a tre tandem, ognuno responsabile di una città e composto da curatori provenienti da Polonia, Germania e Regno Unito. Partendo da questa prospettiva transgenerazionale, i mediatori creativi di Manifesta 16 Ruhr si confrontano con il contesto storico e sociale dei loro siti affrontando al contempo temi quali la migrazione, la disinformazione, la polarizzazione, la memoria collettiva e la creazione di spazi urbani più vivibili. Progetti partecipativi e di nuova commissione combinano rigenerazione artistica e spaziale, trasformazione urbana e incubazione sociale. Manifesta 16 Ruhr spera di aprire il dibattito tra i responsabili politici e i politici locali su come affrontare la realtà che più di 20mila chiese in tutta la Germania costruite dopo la Seconda guerra mondiale nel prossimo decennio saranno vuote e sconsacrate.
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Chi ci sarà
Opere commissionate appositamente per Manifesta 16 Ruhr a:
Emre Abut (DE, 1985)
Havîn Al-Sîndy (IQ)
Begzada Alatović (BA)
Özlem Altin (TR, 1977)
Mirosław Bałka (PL, 1958)
Llorenş Barber & Montserrat Palacios (ES, 1948 & 1973)
Mehtap Baydu (TR, 1972)
Mabe Bethônico (BR, 1966)
Sara Bichão (PT, 1986)
Aline Bouvy (LU, 1974)
Bureau Baubotanik (DE, 2010)
Cabosanroque (ES, 2001)
Pedro Cabrita Reis (PT, 1956)
Curro Claret (ES, 1968)
Constructlab (DE)
Jason Dodge (US, 1969)
William Engelen (NL, 1964)
Ayşe Erkmen (TR, 1949)
Robert Fleck (AT, 1957)
Katharina Fritsch (DE, 1956)
Bérénice Gaça Courtin (FR, 1994)
Niklas Goldbach (DE, 1973)
Nicolas Grospierre (PL, 1975)
Albe Hamiti (XK, 1988)
Mona Hatoum (LB, 1952)
Judith Hopf (DE, 1969)
Julian Irlinger (DE, 1986)
Pravdoliub Ivanov (BG, 1964)
Šejla Kamerić (BA, 1976)
Eva Kofátková (CZ, 1982)
Athina Koumparouli (GR, 1983)
Jarosław Kozłowski (PL, 1945)
Lilli Lake (DE, 1995)
Justin Lieberman (US, 1977)
Kateryna Lysovenko (UA, 1989)
Miedya Mahmod (DE, 1996)
Olaf Metzel (DE, 1952)
Małgorzata Mirga-Tas (PL, 1978)
Marina Naprushkina (BY, 1981)
Donja Nasseri (DE, 1990)
Julia Nitschke (Germania, 1988)
Navid Nuur (Iran, 1976)
Pinar Öğrenci (Turchia, 1973)
Pele Collective (Portogallo, 2007)
Penique Productions (ES, 2007)
Elizabeth Price (UK, 1966)
Mykola Ridnyi (UA, 1985)
Mesut-Sabuha Salaam (TR, 1966)
Coumba Samba (US, 2000)
Wilhelm Sasnal (PL, 1972)
Augustas Serapinas (LT, 1990)
Dennis Siering (DE, 1983)
Mikołaj Sobczak (PL, 1989)
SUPERFLEX (DK, 1993)
Cassidy Toner (USA, 1992)
Nasan Tur (DE, 1974)
Luc Tuymans (BE, 1958)
Gülbin Ünlü
Evita Vasiljeva (LV, 1985)
Emil Walde (DE, 1991)
Weberei Kai (DE, 2018)
Mira M. Yang (DE, 1993)
Abbas Zahedi (UK/IN 1984)
Amanda Ziemele (LV, 1990)
Opere presentate in prestito per Manifesta 16 Ruhr di:
Mehmet Aksoy (DE, 1939)
Bettina Allamoda (US, 1964)
Halil Altindere (TR, 1971)
Atiye Altül (TR, 1947)
Akbar Behkalam (IR, 1944)
Cana Bilir-Meier (DE, 1986)
Ayzit Bostan (TR, 1968)
Cudelice Brazelton IV (US, 1991)
Vlassis Caniaris (GR, 1928-2011)
Fatma Ceylan (TR, 1967)
İsmail Çoban (TR, 1945-2024)
Yildirim Denizli (TR, 1946)
İhsan Ece (TR, 1949)
Füruzan (TR, 1932-2024)
Zuza Golińska (Polonia, 1990)
Philipp Gufler (Germania, 1989)
Hava Güleç (Turchia)
Abuzer Güler (TR, 1959)
Mehmet Güler (TR, 1944)
Cihangir Gümüştürkmen (TR, 1964)
Nejla Gür (TR, 1952)
Annika Kahrs (DE, 1984)
Merve Kaplan (DE, 1997)
Muhlis Kenter (TR, 1952)
Azade Köker (TR, 1949)
Katarzyna Kozyra (PL, 1963)
Gašper Kunšič (SI, 1992)
Alicja Kwade (PL, 1979)
Julia Logothetis (AT, 1945)
Mihály Moldvay (RS, 1938-2024)
Asimina Paradissa (GR, 1945)
Jannis Psychopedis (GR, 1945)
Judith Raum (DE, 1977)
Anka Sasnal (PL, 1973)
Metin Talayman (TR, 1939-1999)
Nesrin Tanç (DE, 1977)
Riza Topal (TR, 1934-2025)
Yildiz Tüzün (TR, 1932-2021)
Ming Wong (DE, 1971)
Nil Yalter (EG, 1938)
Hanefi Yeter (TR, 1947)
Serpil Yeter (TR, 1956)
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Il museo fondato nel 1996 è la principale istituzione digitale statunitense dedicata a rendere visibile e accessibile la storia delle donne, attraverso mostre, programmi educativi e ricerca. In onore dell’attrice è stato istituito un premio destinato a insegnanti e divulgatrici



