Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Arabella Cifani
Leggi i suoi articoliÈ vero che è un episodio tratto dalla Bibbia, è vero che narra la storia di un’insperata vittoria dell’esercito ebraico contro i canaaniti, ma accidenti quanto è duro da digerire come soggetto, soprattutto da parte maschile. Di tanto in tanto se ne trovano di dipinti con la storia di Giaele e Sisara: un tema diffuso, ma non oltre un certo limite. Vi si vede solitamente una donna, bella e giovane, dotata di due braccia piuttosto muscolose, che quatta quatta, pianta un chiodo nella testa di un uomo addormentato (che inutilmente tenta di divincolarsi e che invece si sveglierà morto). Ma che cosa stanno facendo questi due?
La storia di Giaele è tratta dal «Libro dei Giudici» dell’Antico Testamento (4, 11-22; 5, 24-31). Si riferisce al periodo in cui gli Israeliti erano oppressi da Sisara, feroce generale del re di Canaan. L’esercito nemico canaanita era stato, finalmente, sconfitto dal piccolo esercito di Israele grazie anche all’incoraggiamento di una donna, Debora. Sisara era riuscito, invece, a fuggire a piedi fino al campo di una tribù che era imparentata con gli Israeliti, ma non direttamente coinvolta nella guerra con i canaaniti. Giaele, moglie del capo della tribù Eber, ai caaaniti l’aveva però giurata. Invita gentilmente il generale Sisara a entrare nella sua tenda e gli dice: «Férmati, mio signore, férmati da me: non temere. Egli entrò da lei nella sua tenda ed ella lo nascose con una coperta. Egli le disse: «Dammi da bere un po’ d’acqua, perché ho sete». Ella aprì l’otre del latte, gli diede da bere e poi lo ricoprì. Egli le disse: «Sta’ all’ingresso della tenda; se viene qualcuno a interrogarti dicendo: «C’è qui un uomo?», dirai: «Nessuno»». Allora Giaele, moglie di Eber, prese un picchetto della tenda, impugnò il martello, venne pian piano accanto a lui e gli conficcò il picchetto nella tempia, fino a farlo penetrare in terra. Egli era profondamente addormentato e sfinito; così morì». E così Sisara imparò (per breve tempo visto come andò a finire) a non bere latte offerto dalle sconosciute (il latte, è risaputo, fa dormire). Quando arrivò l’esercito israelita che stava inseguendo il generale, Giaele aveva già fatto tutto e lo mostrò ai suoi morto stecchito.
Giuseppe Vermiglio, «Giaele e Sisara», Milano, Pinacoteca Ambrosiana.
Artemisia Gentileschi ha trattato il tema da par suo, con la rabbia che l’animava contro tutto il genere maschile, firmando il dipinto oggi allo Szépművészeti Múzeum di Budapest. Nel quadro di Giuseppe Vermiglio conservato alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano l’incauto Sisara abbozza una reazione, ma lei con la grazia scrupolosa di chi sta ricamando a telaio, è già sul punto di piantare il fatale chiodo. L’elegante Carlo Maratta preferisce invece passare oltre e, nella sua versione della scena, Giaele si limita a indicare ai soltati israeliani il cadavere di Sisara.
Con l’arrivo del Settecento il soggetto comincia a sparire: troppo sanguinoso, troppo violento e poi con una donna che prende a martellate la testa di un uomo, sia pur a fin di bene: che brutto esempio! Se ne ricorda ancora nel 1787 l’artista britannico James Northcote (Londra, Royal Academy) trasformando il tutto in una scena troubador con Sisara inscatolato in un’armatura medievale. Seguono qualche incisione o alcune illustrazioni per Bibbie, ma sono duecento anni che nessuno dipinge più questo tema.
Per ritrovare una donna che ha voglia di prendere a martellate chi non le garba si dovrà aspettare il 1963 quando Rita Pavone comincia a urlare saltellando una canzone che aveva come ritornello «Datemi un martello / Che cosa ne vuoi fare? / Lo voglio dare in testa / a chi non mi va, sì, sì, sì! Un colpo sulla testa a chi non è dei nostri / e così la nostra festa più bella sarà». Per quanto oggi sembri impossibile, in tempi di trumpismo dilagante, la canzone originale, «The Hammer Song» (Se avessi un martello) fu scritta da Pete Seeger ed eseguita per la prima volta nel 1949 a sostegno del partito comunista americano (e così apprendiamo anche l’incredibile notizia della passata esistenza di un partito comunista americano). Pete Seeger adattò in realtà parecchie canzoni da brani biblici: non ci sarebbe pertanto nulla di strano se l’idea di prendere a martellate quegli che non gli andavano (e dovevano essere molti) l’avesse presa direttamente dalla storia di Giaele e Sisara.
Carlo Maratta, «Giaele e Sisara», Roma, Accademia Nazionale di San Luca.
James Northcote, «Giaele e Sisara», Londra, Royal Academy.
Arabella Cifani
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Storie, misteri e segreti nascosti nei dipinti che occorre imparare a scoprire: «La Madonna del Miele» di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone
Storie, misteri e segreti nascosti nei dipinti che occorre imparare a scoprire: «Valenza Gradenigo al cospetto dell’Inquisitore suo padre» di Francesco Hayez
Un ciclo curato da Gabriele Tinti, con letture poetiche dell’attore e regista Abel Ferrara, ha fatto rivivere l’anima e il sentimento devozionale profondo di questi luoghi, per una delle migliori iniziative artistiche italiane di questa prima parte del 2026
Un affascinante taccuino per la prima volta tradotto in italiano esplora a piedi i territori ai margini tra Piemonte e Canton Ticino, celebrando la vita alpina e la ricchezza dei Sacri Monti


