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Francesca Kaufmann e Chiara Repetto Photo Billy Sullivan

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MIART NEW DIRECTIONS | kaufmann repetto

In vista della trentesima edizione di Miart, una serie di conversazioni con le gallerie protagoniste della fiera per delineare una mappa di orientamenti, strategie e visioni

Jenny Dogliani

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Fondata nel 2000 da Francesca Kaufmann e Chiara Repetto, la galleria kaufmann repetto ha costruito negli anni un programma internazionale che intreccia ricerche storiche e pratiche contemporanee, con sedi a Milano e New York. La galleria lavora con artisti di diverse generazioni e provenienze, affiancando alla produzione espositiva un dialogo costante con istituzioni e progetti sperimentali. In occasione della trentesima edizione di miart presenta una selezione di opere che mette in luce sia alcuni artisti recentemente entrati nella programmazione - come Jane Swavely, Gaëlle Choisne e Keiji Ito - sia lavori legati alle più recenti attività istituzionali di artisti rappresentati dalla galleria, tra cui Anthea Hamilton, Simone Fattal e Bice Lazzari.

Anthea Hamilton, Hot Legs: Soft Browns Florals, 2025 Photo Matteo Carnevali Courtesy The artist and kaufmann repetto Milano/New York

l tema della trentesima edizione di miart è New Directions, un concetto che richiama il jazz e l’idea di variazione sul tema attraverso l’improvvisazione. Nel vostro percorso di galleristi, vi siete mai trovati in una situazione in cui avete dovuto contare sulla vostra capacità di improvvisazione?
New directions è un bello slogan, e sicuramente in sintonia con i tempi. Se lo consideriamo come un invito alla flessibilità e alla ricerca di nuove strade, ci trova d’accordo: il mercato dell’arte sta cambiando, i vecchi modelli vanno ripensati. L’improvvisazione più riuscita che abbiamo intrapreso in quel senso è sicuramente la proposta di The Campus, lanciata da noi insieme ad altre cinque gallerie newyorkesi due anni fa: Bortolami, James Cohan, Anton Kern, Andrew Kreps e Kurimanzutto. Ci siamo messi tutti insieme per attivare gli edifici di una scuola in disuso situata fuori New York, inizialmente pensati per essere magazzino e poi trasformati in una piattaforma espositiva collettiva, che usiamo ogni estate. È una bellissima esperienza che ci insegna che l’unione fa forza, e insieme possiamo raggiungere degli obiettivi che la galleria singola non riesce a realizzare.

Le fiere d’arte giocano un ruolo significativo per le gallerie. Qual è l’obiettivo di esporre a una fiera internazionale come miart? 
Sì, le fiere hanno tuttora un ruolo importante, anche se ci sono vari segnali che questo format va comunque cambiato. L’attrattiva di una fiera dipende largamente dalle attrattive che offre la città che la ospita - quindi bisogna rafforzare il sistema, offrire non solo una fiera di qualità ma anche altri eventi legati all’arte. Per noi rimane fondamentale portare le persone in città, nelle gallerie e nelle istituzioni. kaufmann repetto da sempre inaugura mostre importanti durante quella settimana, e diciamo che la presenza di miart offre la possibilità di invitare anche collezionisti e curatori nuovi a conoscerci.   

Con quali artisti, tipologie di opere e concept curatoriale partecipate a miart?
Per noi miart è un'ottima occasione per accendere i riflettori su alcuni artisti entrati da poco nella nostra programmazione, come la pittrice statunitense Jane Swavely, la giovane artista Gaëlle Choisne e il ceramista giapponese Keiji Ito. Un altro filone tematico sono le attività istituzionali dei nostri artisti, come per esempio una nuova installazione di Anthea Hamilton concepita per una sua personale alla Fondazione Memmo, o la presenza di una scultura di grandi dimensioni di Simone Fattal, anticipando l’interesse per la sua grande retrospettiva al Musée d’art moderne di Parigi che aprirà a settembre e la modernista Bice Lazzari, ora protagonista di una mostra personale presso la GNAMC di Roma.

Milano è ricca di musei e gallerie, ma è anche la città della moda e del design. Quanto questo ecosistema ibrido si riflette sul pubblico e sul collezionismo che frequenta miart?
Bella domanda - purtroppo a nostro avviso, proprio questo ecosistema Milano non si percepisce quanto si dovrebbe. Per quel che riguarda il design è il solito dilemma: miart e Artweek si svolgono prima del Salone, e questo incide piuttosto negativamente perché molti posti belli in città sono in allestimento mentre c’è la fiera. La moda a sua volta fa la coda per essere presente durante il Salone, con eventi pazzeschi dei brand più importanti - ma tutto questo succede appunto quando miart ha già chiuso le porte…


 

Jenny Dogliani, 11 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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