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Una veduta della «Tomba della Camera di Pietra», scoperta a Vulci

Foto: «Ritorno a Vulci», 2026

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Una veduta della «Tomba della Camera di Pietra», scoperta a Vulci

Foto: «Ritorno a Vulci», 2026

L’opulenza dell’aristocrazia etrusca: scoperta a Vulci una tomba monumentale risalente a 2.600 anni fa

Nella necropoli della Polledrara un’équipe di archeologi ha rinvenuto la «Tomba della Camera di Pietra». Tra i reperti, un ricco servizio da banchetto, armi, ceramiche greche, lamine d’oro e persino una rara calzatura femminile

A Vulci (nel territorio degli odierni comuni di Canino e Montalto di Castro, in provincia di Viterbo), nella necropoli della Polledrara, la campagna di scavo del 2026 ha regalato una scoperta forse destinata a segnare la storia dell’archeologia. Gli studiosi hanno infatti individuato e riportato alla luce un imponente complesso funerario monumentale dell’età orientalizzante, denominato «Tomba della camera di pietra».

L’indagine si inserisce nel quadro di un progetto internazionale intitolato «Ritorno a Vulci». Le ricerche hanno permesso di identificare con precisione il recinto circolare del cosiddetto Tumulo Gsell (una monumentale struttura già individuata dall’École française de Rome nel lontano 1889, ma mai scavata integralmente fino a oggi) ed esplorare la grande tomba monumentale custodita al suo interno.

Il nuovo ambiente funerario rappresenta un tassello di fondamentale importanza per comprendere l’organizzazione e lo stile di vita dell’aristocrazia vulcente della fine del VII secolo avanti Cristo. Fu un periodo di straordinaria prosperità economica, sociale e culturale per la città, caratterizzato da una vivace e attiva apertura verso le rotte commerciali del Mediterraneo.

Sebbene la struttura abbia subito ripetute e violente intrusioni clandestine nel corso del Novecento, le indagini sistematiche degli archeologi hanno svelato una tenuta straordinaria delle architetture interne. Le pareti di contenimento della camera principale, edificate con blocchi di nenfro (la tipica pietra vulcanica locale), testimoniano la grandiosità di un monumento interamente scavato nei depositi naturali del bacino del fiume Fiora.

L’esplorazione integrale delle tre camere funerarie ha rivelato una sorpresa inaspettata. Nonostante i saccheggi secolari, un gran numero di preziosi reperti si è salvato grazie al crollo accidentale delle coperture e delle strutture portanti delle camere, che hanno finito per «sigillare» e proteggere i depositi originari sotto una spessa coltre di macerie.

Ciò ha permesso di recuperare contesti e deposizioni d’eccezione. Il ricco corredo emerso comprende:

• Importazioni di pregio e artigianato locale. Ceramiche greche di produzione attica e corinzia, affiancate da raffinati vasi locali in impasto decorato e nel classico bucchero nero. 
• Simboli di status e potere. Armi in metallo, elementi appartenenti a un antico carro da guerra, obeloi (spiedi per la cottura delle carni), lamine d’oro e di bronzo, oltre a finissimi oggetti lavorati in osso e avorio. 
• Ornamenti personali. Diversi accessori di abbigliamento, tra cui spicca una rarissima calzatura femminile, straordinario reperto di costume dell’epoca.

Particolarmente sorprendenti sono i ritrovamenti nelle camere laterali, rimasti pressoché intatti nelle loro posizioni originarie. Gli archeologi hanno recuperato un tripode in bronzo associato a una lucerna in gesso alabastrino (probabilmente proveniente dal bacino del Mediterraneo orientale, tra Naucrati e Rodi) e un servizio da banchetto in cosiddetto «Polledrara Ware», una rara classe ceramica locale. Il servizio include phialai, olpai, hydriai e dinoi riccamente decorati con motivi policromi, una grattugia per la preparazione rituale del vino speziato e una coppa policroma nello stile ionico detto «Wild goat».

La portata di questo ritrovamento va ben oltre il singolo monumento. La «Tomba della camera di pietra» offre infatti un’opportunità straordinaria per rileggere e contestualizzare con precisione scientifica i più importanti corredi vulcenti scoperti nell’Ottocento e oggi dispersi nei grandi musei internazionali.

Uno dei reperti rinvenuti a Vulci, nella «Tomba della Camera di Pietra». Foto: «Ritono a Vulci», 2026

Uno dei reperti rinvenuti a Vulci, nella «Tomba della Camera di Pietra». Foto: «Ritono a Vulci», 2026

Roberto Mercuzio, 22 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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