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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliL’isola Gallinara, situata nei pressi della costa ligure, nella Riviera di Ponente, di fronte al comune di Albenga (Sv), al quale appartiene, torna a far parlare di sé grazie a nuove scoperte archeologiche. Le recenti campagne di scavo, condotte insieme da Ministero della Cultura (MiC), Regione Liguria e Comune di Albenga per un progetto di recupero e valorizzazione del sito, stanno riportando alla luce strutture e reperti inediti che arricchiscono la storia del territorio.
L’isola prese il nome dalle galline che la popolavano nell’antichità, come riportano Catone e Varrone, oltre che Lucio Columella. Le galline erano selvatiche, oppure sfuggite da qualche stiva di un'imbarcazione e poi liberamente riprodottesi. Del resto, ribattezzare le isole con nomi di animali era un’usanza romana, come Caprera, Capri e Capraia. In passato vi sono state rinvenute testimonianze sporadiche di vario materiale (a partire dal V secolo a.C.), tra cui alcune anfore massaliote (provenienti cioè da Massalia, l’antica città poi diventata la francese Marsiglia).
L’isola è anche legata alla figura di san Martino di Tours (316 ca-397 d.C.), impegnato nella lotta contro l’eresia ariana, che venne per questo anche frustato (nella nativa Pannonia) e cacciato, prima dalla Francia, poi da Milano, dove erano stati eletti vescovi ariani. Nel 357 si recò sulla Gallinara, dove condusse quattro anni di vita in eremitaggio parziale, poiché non del tutto solo, visto che le cronache informano che sarebbe stato in compagnia di un prete, uomo di grandi virtù, probabilmente Sulpicio Severo, e per un periodo con Ilario di Poitiers; su quest’isola si cibava di elleboro, una pianta che ignorava fosse velenosa. Una leggenda narra che, trovandosi in punto di morte per aver mangiato quest’erba, pregò e venne miracolato. Lasciò quindi l’isola per tornare a Poitiers.
Le novità più rilevanti arrivano dall’area di Villa Diana, dove sono affiorate murature e sepolture mai documentate prima, risalenti all’età tardo-antica. I materiali emersi suggeriscono stretti legami con le comunità monastiche del Mediterraneo («potrebbe trattarsi dei seguaci di san Martino», ha dichiarato il soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria Vincenzo Tiné); per fare piena luce su cronologie e relazioni culturali, sono in corso analisi osteologiche e datazioni al radiocarbonio.
Parallelamente, a 40 metri di profondità, è in corso la terza campagna subacquea sul relitto di un’antica nave romana. Le indagini sull’albero maestro stanno chiarendo l’impianto e il funzionamento dell’imbarcazione, fornendo dati preziosi per la tutela del reperto e per una futura fruizione anche virtuale nei musei.
Oltre agli scavi, è già partito il piano di valorizzazione e recupero del complesso. Su Villa Diana sono in corso lavori urgenti per il risanamento di coperture e murature, in vista della futura trasformazione dell’edificio in centro informativo per i visitatori e foresteria-laboratorio per gli enti di ricerca.
Infine, il progetto punta con decisione sulla sostenibilità ambientale e la conservazione del sito: nei prossimi mesi verranno installati pannelli solari sui terrazzi degli edifici per garantire l'autonomia energetica, si realizzeranno interventi per ridurre la vulnerabilità delle strutture e si attuerà un piano di accessi contingentati per proteggere l’ecosistema e i reperti dell’isola.
Roberto Mercuzio
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