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Barbara De Vivi, Wake 1, acrylic_on_paper

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Barbara De Vivi, Wake 1, acrylic_on_paper

Lenzuola, ombre, apparizioni: Barbara De Vivi, la pittura come veglia sull'assenza

Alla Galleria Poggiali di Milano, dal 14 ottobre, l'artista veneziana presenta «Wakes», una serie di dipinti e disegni in cui letti, lenzuola e figure senza volto interrogano la persistenza dei corpi attraverso le tracce che lasciano.

Bianca Castelbarco Albani

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Un letto disfatto è una delle immagini più semplici e, insieme, più ambigue dell'assenza. Le lenzuola conservano per qualche istante la forma di chi le ha abitate, le pieghe suggeriscono un movimento appena concluso, il vuoto diventa testimonianza di una presenza. È da questa condizione sospesa che prende avvio «Wakes», la nuova mostra personale di Barbara De Vivi (Venezia, 1992), che inaugura il 14 ottobre alla Galleria Poggiali di Milano, negli spazi di Foro Buonaparte 52.

Il titolo contiene già una pluralità di significati. In inglese wake rimanda al risveglio, alla veglia e al rito funebre, ma indica anche la scia prodotta dal passaggio di un corpo nell'acqua. In tutti questi casi ciò che conta è il rapporto tra un evento e la sua persistenza: qualcosa è accaduto, qualcosa si è allontanato, ma una traccia continua a renderlo percepibile. De Vivi trasferisce questa ambiguità nella pittura attraverso immagini che appartengono alla dimensione più privata dell'esistenza. In Wake 1, Wake 2 e Wake 3, tutte opere del 2026, letti e lenzuola sembrano conservare la pressione di corpi ormai scomparsi. Le pieghe dei tessuti acquistano un'autonomia quasi organica, si estendono oltre i margini dell'immagine e trasformano la superficie del letto in un paesaggio instabile. Non è più possibile distinguere nettamente ciò che appartiene alla materia da ciò che sembra sopravvivere come impronta.

In Letto 2 (2026) la presenza umana acquista maggiore consistenza, mentre nei disegni Core e Vigil, anch'essi realizzati quest'anno, il corpo torna a manifestarsi direttamente. Le figure, tuttavia, non possiedono tratti somatici riconoscibili. Sono apparizioni più che ritratti, immagini sottratte alla possibilità di identificare un individuo preciso. Il percorso espositivo si sviluppa in due sale, secondo una progressione che conduce dall'evocazione di un corpo assente alla sua momentanea ricomparsa. Nella prima, la presenza è affidata agli oggetti e alle tracce; nella seconda, assume una forma più esplicita, senza perdere il proprio carattere instabile. È soprattutto nella distanza tra questi due momenti che emerge uno dei temi centrali della mostra: la difficoltà di separare la memoria di un corpo dalla sua immagine.

Un ruolo decisivo è affidato alla luce. De Vivi ricorre a un chiaroscuro di ascendenza barocca, ma lo utilizza per sottrarre certezza alla rappresentazione. Le zone illuminate non chiariscono completamente ciò che mostrano; le ombre, anziché limitarsi a definire i volumi, sembrano generare nuove profondità. Le figure affiorano dalle pieghe della materia e vi rimangono imprigionate, in una condizione che rende incerta persino la distinzione tra animato e inanimato. La ricerca di De Vivi si è sviluppata negli ultimi anni intorno alla trasformazione delle immagini e alla rappresentazione del corpo come luogo di costruzione dell'identità. Formata all'Accademia di Belle Arti di Venezia, l'artista ha attraversato periodi di lavoro e residenza a Newcastle upon Tyne, Lipsia e Amburgo, prima di tornare a vivere nella città lagunare nel 2025. Tra le esperienze espositive figurano progetti al Castello di Rivoli, alla Galleria Civica di Trento e alla Fondazione Francesco Fabbri.

Con «Wakes» la questione dell'identità sembra spostarsi verso un problema ancora più elementare: che cosa rimane di un corpo quando non è più presente? La risposta non assume la forma di una narrazione o di una ricostruzione. È affidata alla superficie pittorica, alla sua capacità di trattenere simultaneamente un'immagine e la possibilità della sua dissoluzione. La pittura diventa così un esercizio di attenzione verso ciò che sta scomparendo, una veglia che non pretende di restituire ciò che è perduto, ma ne riconosce la persistenza nelle forme della memoria.

Barbara De Vivi, «Wakes», Galleria Poggiali, Foro Buonaparte 52, Milano. Inaugurazione 14 ottobre 2026, ore 18.30-21.

Barbara De Vivi, Wake 2, acrylic_on_paper

Bianca Castelbarco Albani, 09 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Bianca Castelbarco Albani

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