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Una veduta del nuovo allestimento alla Pinacoteca Nazionale di Bologna

Foto © Chiara Pilati

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Una veduta del nuovo allestimento alla Pinacoteca Nazionale di Bologna

Foto © Chiara Pilati

Le sculture della Pinacoteca Nazionale di Bologna tornano esposte nel museo

Tra le nuove réentrée, quella di una terracotta del 1660 ca di Fabrizio Arrigucci raffigurante il Guercino; un’altra terracotta, opera eseguita da Alessandro Algardi tra il 1637 e il 1638, è un ritratto postumo del condottiero Muzio Frangipane

Roberto Mercuzio

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Un tempo, quando la Pinacoteca Nazionale di Bologna era la quadreria dell’Accademia di Belle Arti del capoluogo emiliano, in ragione della sua interdisciplinarità la scultura occupava uno spazio importante anche all’interno del percorso espositivo. La stessa importanza fu mantenuta nell’allestimento che Cesare Gnudi e Leone Pancaldi immaginarono quando, nel secolo scorso, idearono il rinnovamento del museo.

«Parcheggiate» poi, nei decenni successivi, nei depositi del museo per motivi di conservazione, alcune tra le più importanti sculture della collezione tornano esposte a partire da oggi 16 giugno, pulite e restaurate, lungo il percorso espositivo in rapporto alle opere dei grandi autori, in un riallestimento ideato dagli storici dell’arte della Pinacoteca.

Le prime due sculture esposte da oggi nelle sale sono due busti, uno realizzato da Fabrizio Arrigucci nel 1660 ca e rappresentante il Guercino, l’altro eseguito da Alessandro Algardi tra il 1637 e il 1638 e raffigurante il condottiero Muzio Frangipane. Il primo figura nella sala dedicata alla pittura del maestro centese, a fare da contraltare alle sue opere pittoriche. L’aspetto dell’artista è accuratamente delineato nella terracotta, con dettagli che fanno pensare a un ritratto dal vero realizzato probabilmente negli ultimi anni di vita del pittore. Il busto era originariamente collocato nella casa-studio bolognese di Guercino, in via Sant’Alò. In seguito, fu concesso in deposito alla Pinacoteca di Cento ed è recentemente rientrato in Pinacoteca.

La terracotta realizzata dal bolognese Alessandro Algardi è invece posta accanto alla celebre «Strage degli innocenti» di Guido Reni, capolavoro del grande maestro della pittura felsinea del Seicento. Modello del busto in marmo compiuto da Algardi nel 1638 per la cappella dei Frangipane in San Marcello al Corso a Roma, la terracotta che sarà nuovamente esposta è un ritratto postumo di Muzio, membro dell’antica casata romana dei Frangipane, vissuto nel Cinquecento, nelle vesti di uomo d’arme.

Un’altra aggiunta al percorso espositivo, che esce oggi dai depositi, è una piccola tavola di Marco Palmezzano raffigurante la «Madonna con il Bambino» (1506-13), collocata nella sezione del Rinascimento, in dialogo con le opere di Cima da Conegliano, Perugino, Francesco Francia e Lorenzo Costa. Si tratta di un frammento di una più grande pala d’altare, di cui non si ha notizia, testimonianza importante e unica, nelle collezioni della Pinacoteca, del Rinascimento forlivese a cui Palmezzano, insieme con il suo maestro Melozzo da Forlì, contribuì in modo decisivo.

Diverse altre sculture, poi, nei prossimi mesi punteggeranno il percorso espositivo. Secondo lo stesso criterio con il quale il busto del Guercino è avvicinato alle sue opere, nel corridoio del Barocco, in corrispondenza delle opere di Gaetano Gandolfi (1734-1802), verrà esposto il ritratto in gesso realizzato da Giacomo De Maria nel 1802. Si tratta del calco originale del busto in terracotta modellato da De Maria per la tomba del pittore. Gandolfi fu protagonista del rinnovamento della tradizione pittorica bolognese settecentesca e fu celebrato con un funerale solenne da artisti e accademici.

All’ingresso del Salone degli Incamminati saranno poi esposte le tre erme dei Carracci, Annibale, Agostino e Ludovico, fondatori dell’omonima Accademia nel 1582. L’erma di Annibale fu realizzata da Cincinnato Baruzzi fra il 1822 e il 1823 e posta in origine come ornamento dell’ingresso alla quadreria dell’Accademia bolognese. Formatosi a Bologna, egli fu poi accolto nello studio romano di Antonio Canova, studio di cui assunse la direzione alla morte del maestro (1822). Con quest’opera Baruzzi celebrava il proprio legame con la città delle due torri, dove fu professore di scultura all’Accademia di Belle Arti dal 1831 al 1859. Quella di Ludovico fu invece realizzata nel 1849 da Ladislao Sanmarchi, allora studente dell’Accademia, come saggio di valutazione annuale, per essere collocata a fianco di quella di Annibale all’ingresso della quadreria.

L’erma di Agostino Carracci, scolpita tre anni dopo quella dedicata a Ludovico, rappresenta l’avvio della fortunata carriera di Stefano Galletti. Anche questa fu collocata assieme alle altre due erme all’entrata della quadreria, dando per la prima volta plastica rappresentazione della triade carraccesca mezzo secolo prima che Tullo Golfarelli realizzasse il bassorilievo dei Tre Carracci (1908) per il portico d’ingresso della Pinacoteca.

Infine, in questa occasione uscirà dai depositi anche il «Ritratto di gentildonna» di Annibale Carracci, tela datata tra il 1583 e il 1584 che sarà posizionata nel corridoio dei ritratti della sezione del Barocco, a fianco del «Ritratto della Famiglia Tacconi» di Ludovico Carracci e del «Ritratto della madre» di Guido Reni.  

Attribuito dalla critica novecentesca a Guido Reni, più recentemente è stato associato su basi stilistiche al nome di Annibale Carracci, con una datazione alla sua fase giovanile, per la presenza di caratteristiche tipiche della pittura bolognese di quel periodo e l’immediatezza naturale, di tono confidenziale.

«Con questa iniziativa riportiamo all’attenzione del pubblico alcune sculture storiche della Pinacoteca, recuperando una parte importante della storia del museo e della sua identità originaria, ha dichiarato Luigi Gallo, direttore dei Musei Nazionali di Bologna-Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia-Romagna. Queste sculture non sono semplici testimonianze del passato, ma opere che dialogano in modo diretto con i dipinti e con i grandi protagonisti della scuola artistica bolognese. Riportarle nelle sale, dopo un accurato lavoro di pulitura e restauro, significa ricostruire relazioni, contesti e percorsi di lettura che arricchiscono l’esperienza di visita. I busti, le erme e le opere che tornano oggi esposte consentono di riscoprire la Pinacoteca come luogo in cui le arti convivono e si raccontano reciprocamente, secondo lo spirito dell’Accademia da cui il museo ha avuto origine. Questa iniziativa rappresenta inoltre l’avvio di un più ampio programma di valorizzazione delle opere conservate nei depositi del museo: un patrimonio che sarà progressivamente messo in luce attraverso nuove esposizioni permanenti e approfondimenti tematici, anche mediante mostre e progetti di studio che saranno sviluppati nei prossimi mesi».

«Ritratto del Guercino», di Fabrizio Arrigucci (1660 ca). Foto © Chiara Pilati

Roberto Mercuzio, 16 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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