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Uno scorcio del «balneum» del Parco Archeologico di Capo Colonna, con il «Mosaico dei Delfini»

Foto: Parchi Archeologici di Crotone e Sibari

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Uno scorcio del «balneum» del Parco Archeologico di Capo Colonna, con il «Mosaico dei Delfini»

Foto: Parchi Archeologici di Crotone e Sibari

Crotone-Sibari: riaperto il «balneum» del Parco di Capo Colonna, con il «Mosaico dei Delfini»

Si sono conclusi gli interventi conservativi di manutenzione programmata che, come ogni anno, interessano l'area dell'abitato romano del Parco archeologico

Roberto Mercuzio

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Dal 28 luglio è nuovamente accessibile ai visitatori il «balneum» del Parco archeologico nazionale di Capo Colonna, struttura che ospita il cosiddetto «Mosaico dei Delfini», una testimonianza dell'arte musiva di età romana risalente a oltre 2mila anni fa. Si sono infatti concluse le attività di manutenzione programmata che, come ogni anno, interessano l'area dell'abitato romano del Parco archeologico. Al termine degli interventi conservativi, il complesso termale torna ad essere fruibile dal pubblico.

Capo Colonna è un promontorio calabrese che trae il proprio nome dal fatto di ospitare l’ultima colonna rimasta del Tempio di Hera Lacinia; vi si trovano il Parco Archeologico omonimo e il Santuario della Madonna di Capocolonna.

Tra la fine del II secolo a.C. e l’inizio del I a.C., nell’area settentrionale del promontorio fu costruito un edificio di funzione incerta, caratterizzato da un portico affacciato sulla grande strada est-ovest (Via delle Terme), due stanze quadrate e ampi ambienti rettangolari.

Alcuni decenni dopo la struttura venne trasformata in un complesso termale, su una superficie di 18x22 metri, con la costruzione di un ambiente circolare per i bagni di sudore («laconicum») e una fornace («praefurnium») per riscaldare l’acqua della vasca che si trovava in un ambiente adiacente, dove si svolgevano i bagni caldi.

Proprio questo vano è decorato con un mosaico a motivi geometrici e figure di delfini e riporta un’iscrizione in cui sono nominati i magistrati romani che avevano commissionato l’edificazione del balneum, i duoviri quinquennales Lucilius Macer e Tito Anneo Thraso.

Tra la fine del I secolo a.C. e i primi decenni del I d.C. l’edificio subì diverse trasformazioni: dapprima furono modificati gli spazi e i percorsi interni, ancora destinati ai bagni; successivamente le vasche vennero interrate e l’edificio cambiò completamente la sua funzione, che tuttavia resta ancora sconosciuta.

Nel percorso espositivo del Museo archeologico nazionale di Capo Colonna, recentemente riallestito, è anche possibile esplorare la ricostruzione digitale delle antiche terme e il rilievo fotogrammetrico tridimensionale del «Mosaico dei Delfini».

Roberto Mercuzio, 29 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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