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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliIn Sardegna, in provincia di Nuoro, sul versante meridionale di Crastu Littu, a un’altitudine di 740 metri sul livello del mare e su un rilievo da cui si domina la piana di Macomer, gli altopiani di Abbasanta e Paulilatino, fino ai rilievi del Nuorese e al golfo di Oristano, è stata scoperta, nascosta dalla fitta vegetazione, una «tomba di giganti» nel sito archeologico di Carrarzu Iddia, nel territorio del comune di Bortigali. Le «tombe dei giganti» sono monumenti riutilizzati come tombe collettive in età nuragica, e sono presenti in tutta la Sardegna.
A seguito delle attività di ricognizione, le due Soprintendenze Archeologia Belle arti e Paesaggio della Sardegna, già impegnate nelle attività di scavo e restauro del nuraghe presente nel sito, hanno avviato, in accordo con i proprietari dell’area, le operazioni di pulizia e rimozione dei materiali e reso nuovamente visibile la tomba, in ottime condizioni di conservazione. Realizzata in blocchi di trachite, conserva la camera funeraria e l’esedra monumentale posta davanti all'ingresso.
È notevole la presenza, all’interno della camera, di una suddivisione dello spazio su due livelli in prossimità dell’entrata, una peculiarità raramente documentata che sarà oggetto di ulteriori studi. Sebbene il monumento sia stato fatto oggetto di scavi clandestini, al suo interno sono stati rinvenuti materiali ceramici che attestano una frequentazione risalente alle fasi più antiche della civiltà nuragica.
La zona circostante ha restituito tracce di presenza umana dalla preistoria all’età romana, con una particolare frequentazione durante il periodo nuragico. L’area è caratterizzata da una fitta concentrazione di monumenti che fa pensare a un paesaggio fortemente organizzato, caratterizzato da insediamenti, luoghi di culto e aree funerarie strettamente connessi tra loro. La nuova «tomba di giganti» si trova in un complesso archeologico composto da due protonuraghi, un pozzo sacro, un abitato e una vasta area funeraria frequentata fin dal periodo prenuragico, come dimostra la presenza di un dolmen.
L’ampliamento della camera funeraria e la costruzione della caratteristica esedra semicircolare riflettono il progressivo sviluppo dell’architettura monumentale destinata alle sepolture collettive. L’esedra costituiva inoltre lo spazio in cui si svolgevano le cerimonie e i rituali legati al culto degli antenati.
Roberto Mercuzio
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