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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliAlla Biennale di Venezia l’arte torna a interrogare le strutture invisibili della società contemporanea. Tra i lavori che catturano maggiormente l’attenzione si colloca «Polarizzazione» di Sarah Revoltella, un’installazione che trasforma il tema della famiglia e dell’identità in un sistema di relazioni mobili, ironiche e profondamente instabili. L’opera è presentata all’interno della Collezione Berlingieri, visitabile su appuntamento, una delle più significative collezioni private italiane dedicate all’arte contemporanea, nata dal dialogo tra tre generazioni di collezionisti. Avviata da Annibale Berlingieri negli anni Sessanta e successivamente ampliata dalla figlia Lidia Berlingieri insieme al marito Pier Vittorio Leopardi, la collezione si è distinta fin dall’inizio per una chiara attenzione alle ricerche minimaliste e concettuali internazionali, in dialogo con figure centrali del collezionismo europeo come Giuseppe Panza di Biumo e del sistema galleristico come Gian Enzo Sperone.
In questo contesto l'opera di Revoltella si impone come eco visivo e concettuale che traduce in forma plastica una domanda oggi sempre più urgente: come si ridefiniscono le identità all’interno di modelli familiari sempre più plurali e non lineari. Le 154 statuine in ceramica che compongono l’installazione costruiscono infatti un sistema combinatorio che mette in crisi le categorie binarie di maschile e femminile, origine e autorità, naturale e costruito.
L’opera prende le mosse da una rilettura delle dinamiche «edipiche» tradizionali per estenderle a ventisette configurazioni familiari non convenzionali. In questa struttura, ogni relazione genera una trasformazione: le identità non sono fisse, ma risultano continuamente ridefinite dagli scambi e dalle interazioni tra i soggetti. Il risultato è un linguaggio che utilizza la logica come strumento per produrre ambiguità, più che per risolverla.
Sarah Revoltella, «La difesa». Courtesy of Collezione Berlingieri
Come sottolineato già da Francesco Ronzon e Gino Gianuizzi, l’installazione si muove tra rigore concettuale e leggerezza interpretativa. Ronzon ha evidenziato la dimensione relativista del lavoro rispetto ai concetti di sesso, genere e sessualità, mentre Gianuizzi ha insistito sulla capacità dell’opera di attivare uno sguardo ironico e disincantato sulle costruzioni culturali della famiglia contemporanea, invitando a sospendere ogni certezza identitaria.
Già presentata alla 54ma edizione della Biennale di Venezia e successivamente al Museo Nivola nella personale «You may say I’m a dreamer» (2019), «Polarizzazione» torna oggi alla Biennale in un contesto che ne amplifica la portata critica. La sua attualità risiede infatti nella capacità di leggere le trasformazioni sociali non come eccezioni ma come condizione strutturale del presente.
Accanto a questo lavoro, la ricerca di Revoltella trova un contrappunto in «La difesa», opera che fa parte della collezione, armatura di dimensioni reali in vetro specchiato soffiato a Murano. L’opera introduce un registro diverso ma complementare: lo spettatore vi si riflette letteralmente, diventando parte del dispositivo. In questo senso la “difesa” non è più intesa come barriera o protezione aggressiva, ma come costruzione consapevole di pensiero e responsabilità. La difesa si sposta così dal piano del conflitto a quello della cultura, intesa come strumento di orientamento e futuro.
Il dialogo tra i due lavori restituisce una tensione coerente: da un lato la moltiplicazione delle identità e delle configurazioni familiari, dall’altro la necessità di uno sguardo che sappia riflettere criticamente su tali trasformazioni.
Lavinia Trivulzio
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