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Dettaglio dell'opera «Tebaide» del Beato Angelico

Courtesy of Pandolfini

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Dettaglio dell'opera «Tebaide» del Beato Angelico

Courtesy of Pandolfini

Riemerge in asta la «Tebaide» perduta del Beato Angelico

Il dipinto, scomparso dalla circolazione dal 1970, ma sempre considerato autentico dagli studiosi, torna alla luce dopo mezzo secolo e andrà sotto il martello di Pandolfini a Firenze il prossimo 20 maggio

Lavinia Trivulzio

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Dopo cinquant’anni di silenzio, una delle opere più misteriose e affascinanti attribuite al Beato Angelico torna finalmente alla luce. Si tratta di una preziosa «Tebaide», dipinto, di 68,5x56 centimetri, scomparso dalla circolazione dal 1970 e oggi destinato a riapparire pubblicamente nella prossima asta di Dipinti Antichi organizzata da Pandolfini il 20 maggio a Firenze. Il nome di Beato Angelico evoca una delle stagioni più luminose del Rinascimento fiorentino. Nato come Guido di Pietro intorno al 1395, il pittore domenicano seppe fondere la spiritualità medievale con le nuove conquiste artistiche del Quattrocento, creando immagini di straordinaria armonia e delicatezza. Le sue figure immerse nella luce, le celebri Annunciazioni, gli affreschi del convento di San Marco a Firenze hanno segnato profondamente la storia dell’arte italiana. Pittore di grande raffinatezza ma anche uomo di fede, fu chiamato a lavorare persino in Vaticano per i papi Eugenio IV e Niccolò V, e secoli dopo sarebbe stato proclamato beato da Papa Giovanni Paolo II, diventando patrono degli artisti.

La «Tebaide» che ora riemerge appartiene a quel mondo spirituale e contemplativo che attraversa tutta la sua produzione. Il dipinto era passato in asta a Firenze nel novembre del 1970 e successivamente se ne erano perse completamente le tracce. Eppure l’opera continuava a vivere nelle fotografie in bianco e nero, nei cataloghi e nelle discussioni critiche, che l’hanno sempre riconosciuta come autografa. La sua riscoperta è particolarmente importante perché può essere messo in relazione diretta con un’altra «Tebaide» conservata al Museo di San Marco, già agli Uffizi e recentemente esposta nella grande mostra dedicata al maestro tra Palazzo Strozzi e San Marco. Le due tavole appaiono quasi identiche, tanto da far pensare all’utilizzo dello stesso disegno preparatorio. Oggi questo potrebbe sorprendere, ma nel primo Rinascimento il concetto moderno di originalità non esisteva ancora. Gli artisti replicavano spesso composizioni particolarmente richieste, soprattutto per ambienti religiosi e monastici. Lo storico dell’arte Miklós Boskovits ha ricordato infatti come la pratica della copia fosse allora del tutto normale.

Beato Angelico, «Tebaide». Courtesy of Pandolfini

La «Tebaide» raffigura il deserto di Tebe, luogo simbolico della tradizione cristiana dove vivevano gli antichi eremiti. Nel dipinto compaiono monaci, santi e asceti immersi in una natura silenziosa, intenti nella preghiera e nella meditazione. L’immagine si ispira alle Vitae Patrum, le storie dei Padri del deserto, testi molto diffusi tra Medioevo e Rinascimento perché rappresentavano un ideale di vita spirituale austera e contemplativa. Resta ancora aperta la questione della destinazione originaria dell’opera. Alcuni studiosi la collegano all’ambiente vallombrosano, anche per i rapporti della famiglia Bartolini Salimbeni - antichi proprietari del dipinto - con la chiesa di Santa Trinita a Firenze. Altri invece ritengono più probabile una provenienza camaldolese, legata alla figura del monaco umanista Ambrogio Traversari, che nel 1423 tradusse dal greco le Vitae Patrum, contribuendo alla diffusione di questi racconti spirituali nell’Italia del Quattrocento. 
La provenienza conosciuta dell’opera parte proprio dalla collezione Bartolini Salimbeni per poi arrivare all’asta fiorentina del 1970 e infine a una collezione privata, dove il dipinto è rimasto invisibile per mezzo secolo. La stima della preziosa tempera? tra 150mila e 250mila euro.

 

Lavinia Trivulzio, 11 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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Riemerge in asta la «Tebaide» perduta del Beato Angelico | Lavinia Trivulzio

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