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Sofia Piperno
Leggi i suoi articoliPer secoli l'arte ha contribuito a costruire l'immagine pubblica della guerra. Battaglie, conquiste, vittorie militari e imprese di sovrani e condottieri hanno occupato un posto centrale nella produzione artistica occidentale, alimentando un repertorio iconografico nel quale il conflitto poteva diventare manifestazione di potenza, eroismo e legittimazione politica. Ma attraverso la storia dell'arte si sviluppa anche una tradizione differente, nella quale la rappresentazione della guerra si trasforma in testimonianza delle sue conseguenze, denuncia della violenza e interrogazione della responsabilità umana.
È a questa seconda prospettiva che Tomaso Montanari, storico dell'arte e rettore dell'Università per Stranieri di Siena, dedica «L'arte della pace», la lezione scenica in programma lunedì 9 novembre 2026, alle ore 20.30, al Teatro Carcano di Milano, nell'ambito della rassegna Follow the Monday. Il punto di partenza è una questione che attraversa l'intera storia della produzione artistica: il rapporto tra gli artisti e i poteri che commissionano, finanziano e utilizzano le immagini. Dalle corti dell'età moderna agli apparati celebrativi degli Stati, la rappresentazione delle imprese militari ha costituito uno strumento di costruzione del consenso. La guerra poteva essere trasfigurata in racconto eroico, la violenza ricondotta alla necessità della vittoria, la distruzione assorbita nell'ordine simbolico di una narrazione politica.
La storia dell'arte offre numerosi esempi di questa relazione. Monumenti celebrativi, cicli pittorici e decorazioni pubbliche hanno contribuito a fissare nella memoria collettiva una particolare interpretazione degli eventi bellici, attribuendo ai vincitori il potere di rappresentarne il significato. L'immagine diventava così parte integrante dei meccanismi attraverso i quali il potere costruiva e trasmetteva la propria autorità. La questione della committenza assume dunque un ruolo fondamentale. Per comprendere la rappresentazione artistica della guerra occorre interrogarsi sulle condizioni nelle quali le opere furono realizzate, sulle intenzioni dei loro promotori e sui pubblici ai quali erano destinate. Il linguaggio visivo, la composizione e la scelta dei soggetti possono contribuire a esaltare un conflitto o a modificarne radicalmente la percezione. Esiste infatti una storia parallela delle immagini, nella quale gli artisti hanno progressivamente attribuito maggiore centralità alle conseguenze della violenza, alla sofferenza dei civili e alla distruzione provocata dalle guerre. Un percorso che ha conosciuto momenti decisivi nella storia europea, dalle incisioni di Jacques Callot sulle devastazioni della guerra dei Trent'anni ai Disastri della guerra di Francisco Goya, fino alle rappresentazioni novecentesche dei conflitti mondiali.
In queste opere, l'attenzione si sposta dalla gloria dei protagonisti militari alle conseguenze della violenza. I corpi, le vittime e gli spazi distrutti entrano nella rappresentazione senza essere necessariamente ricondotti a una narrazione eroica. L'immagine può diventare uno strumento di conoscenza, capace di rendere visibili aspetti della guerra che la propaganda e i racconti ufficiali tendono a escludere. È in questa tensione tra celebrazione e denuncia che si colloca la riflessione proposta da Montanari. La lezione attraverserà casi celebri e testimonianze meno conosciute per ricostruire una tradizione figurativa nella quale l'arte ha saputo mostrare la guerra nella sua dimensione più concreta, mettendo in discussione le rappresentazioni costruite dal potere. Il tema acquista particolare rilevanza nel presente, quando la circolazione delle immagini dei conflitti avviene attraverso mezzi e tempi radicalmente differenti rispetto al passato. La fotografia, il video, le piattaforme digitali e i sistemi di comunicazione contemporanei hanno trasformato le modalità con cui la guerra viene documentata, osservata e interpretata. Rimane tuttavia centrale una questione che appartiene anche alla storia dell'arte: chi produce le immagini, chi ne controlla la diffusione e quali interpretazioni della realtà esse contribuiscono a costruire.
Riflettere sulla rappresentazione artistica della guerra significa quindi affrontare il rapporto tra storia, memoria e responsabilità delle immagini. La distinzione tra celebrazione e denuncia non è sempre immediata, così come la forza espressiva di un'opera non coincide necessariamente con le intenzioni originarie del suo autore. Alcune immagini possono acquisire significati differenti nel corso del tempo, attraverso il mutare dei contesti politici e culturali nei quali vengono osservate.
La lezione di Montanari si inserisce in questa prospettiva, interrogando la possibilità che la storia dell'arte offra strumenti per riconoscere e comprendere i meccanismi della rappresentazione della violenza.
Storico dell'arte specializzato nell'età moderna e studioso del Barocco, Montanari ha affiancato alla ricerca accademica un'attività pubblicistica e un impegno nel dibattito sulla tutela del patrimonio culturale e sul ruolo civile della cultura. La scelta di affrontare il rapporto tra arte e guerra prosegue questa attenzione alla dimensione pubblica delle immagini e alla loro capacità di incidere sulla coscienza storica. L'appuntamento rientra nel ciclo «Follow the Monday», con il quale il Teatro Carcano dedica il lunedì sera a incontri e lezioni sceniche affidati a protagonisti del giornalismo, della ricerca scientifica, della storia dell'arte, del teatro e della cultura contemporanea. Una formula che trasferisce sul palcoscenico il confronto con questioni storiche e sociali, proponendo al pubblico un approfondimento che unisce la dimensione narrativa a quella della ricerca. Con L'arte della pace, Montanari affronta una domanda che conserva una precisa attualità: quale responsabilità hanno gli artisti nella costruzione dell'immaginario della guerra e in che modo le immagini possono contribuire a mettere in discussione le narrazioni del potere? Una questione che riguarda la storia delle opere, le condizioni della loro produzione e la capacità della cultura visiva di influenzare il modo in cui una società interpreta la violenza.
«L'arte della pace», di e con Tomaso Montanari, Teatro Carcano, corso di Porta Romana 63, Milano, lunedì 9 novembre 2026, ore 20.30. Nell'ambito della rassegna Follow the Monday.
Sofia Piperno
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