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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliTra partenza e arrivo, tra l’idea di un luogo e quella di una relazione, From A to X (too much love) si muove come una frase lasciata in sospeso. La mostra di Sofie Tobiášová e Adam Vít, in apertura giovedì 15 gennaio 2026, ed esposta fino al 28 febbraio, da UNA | Milano, mette in scena una riflessione condivisa sullo sradicamento, sul movimento e su quel bisogno di orientamento che attraversa molte pratiche artistiche contemporanee. Più che una dichiarazione, l’esposizione si presenta come una pausa. Un tempo rallentato in cui interrogare la tensione costante tra accelerazione produttiva e desiderio di senso.
Il percorso si costruisce attorno a un’idea di instabilità che è insieme fisica ed emotiva. Camminare, spostarsi, abitare temporaneamente uno spazio diventano gesti critici, strumenti per leggere la frattura tra contesti rurali e urbani, tra appartenenza e distanza. La strada, reale e simbolica, emerge come luogo di attraversamento, mentre la mostra nel suo insieme assume i contorni di uno spazio di decelerazione, quasi una risposta intima a un mondo che chiede efficienza e continuità.
Al centro, i dipinti di Sofie Tobiášová. Tele orizzontali costruite per stratificazione, dove l’immagine nasce e si nega attraverso cicli di decisione e cancellazione. Il suo processo pittorico accoglie l’incertezza e il fallimento come parti integranti del fare, lasciando affiorare immagini volutamente kitsch o emotivamente esposte, come cuori infranti, paesaggi notturni, solitudini adolescenziali. Proprio l’adolescenza diventa una chiave di lettura ricorrente, una fase di passaggio, di vulnerabilità e di silenziosa vergogna, che risuona con l’esperienza della migrazione e dell’arrivo in un nuovo paese. La figura della giovane ragazza, sospesa tra ciò che è stato e ciò che ancora non è, incarna questa soglia. I titoli, tratti da canzoni d’amore, amplificano il registro emotivo delle opere, mentre il verde, colore dominante, resta ambiguo, da sostanza alla luce artificiale urbana e, al tempo stesso, fa eco alla tradizione surrealista ceca, da Toyen a Jindřich Štyrský.
Accanto a questo universo emotivo e pittorico, Adam Vít lavora su un’idea espansa di pittura, interrogando i meccanismi attraverso cui significato e valore vengono prodotti e ridefiniti. Il riuso e la ricontestualizzazione diventano strumenti per mettere in discussione i sistemi di presentazione dell’arte, così come le dinamiche economiche e identitarie che li sostengono. Il suo intervento introduce una dimensione più strutturale e analitica, che dialoga con la fragilità e l’esposizione emotiva dei lavori di Tobiášová.
Insieme, i due artisti costruiscono una narrazione fatta di attriti e risonanze, dove l’amore evocato dal titolo non è mai consolatorio, ma eccessivo, instabile, talvolta fuori misura. From A to X (too much love) è un invito a sostare nell’incertezza, riconoscendola come spazio possibile di relazione e di pensiero.
Riccardo Deni
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