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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliUna vendita da 264mila sterline, tre dipinti di Monica Sjöö e una causa che arriverà davanti alla Central London County Court. È una delle controversie più singolari emerse recentemente dal mercato londinese, non tanto per la cifra quanto per il motivo per cui una vendita già conclusa sarebbe stata successivamente cancellata. Gli acquirenti, Yoed e Natasha Anise, avevano acquistato nell’ottobre 2023 tre opere dell’artista svedese-britannica, Meeting the Ancestors at Avebury (1993), Forest Beings (1997) e Amazon Women of the Bronze Age (1999), dalla Alison Jacques Gallery, che dal maggio dello stesso anno rappresenta l’Estate di Sjöö. Il prezzo concordato era stato ridotto a fronte di una richiesta iniziale di 330mila sterline.
Le opere, però, erano ancora impegnate in una mostra tra Moderna Museet e Modern Art Oxford. È proprio a Oxford, durante una cena organizzata nel novembre 2023 in occasione della retrospettiva «Monica Sjöö: The Great Cosmic Mother», che la vicenda cambia direzione. Natasha Anise avrebbe raccontato durante la cena di non aver mai acquistato arte prima e di non sapere se avrebbe continuato a farlo. Quella che gli acquirenti descrivono come una conversazione informale avrebbe suscitato invece le perplessità dell’Estate. Pochi giorni dopo, la galleria comunicò alla consulente della coppia che la vendita era stata cancellata.
La versione della galleria è più severa. Nella controazione, Alison Jacques sostiene che gli Anise avessero dato un'immagine fuorviante della propria esperienza di collezionisti e contesta la destinazione prevista per le opere, sostenendo che sarebbero state utilizzate soprattutto in ambito domestico, anche nelle camere dei figli. La galleria solleva inoltre questioni relative alla conservazione dei dipinti, descritti come fragili e non protetti da vetro.
Gli Anise negano questa rappresentazione e sostengono di aver voluto diventare responsabili custodi delle opere. La loro posizione è rafforzata dal fatto che i dipinti erano destinati a rimanere disponibili per futuri prestiti a Modern Art Oxford e Moderna Museet Malmö.
La questione diventa così più ampia di una semplice disputa sul mancato trasferimento di tre quadri. Chi compra un'opera può essere valutato anche in base a ciò che intende farne?
Il tema è particolarmente sensibile nel caso di Sjöö. Morta nel 2005, l'artista è stata una figura radicale dell'arte femminista britannica, legata all'eco-femminismo, all'attivismo politico e alla spiritualità. La sua opera, a lungo marginale rispetto al sistema istituzionale, è stata oggetto negli ultimi anni di una importante rivalutazione museale, culminata nella mostra «The Great Cosmic Mother» e nella sua inclusione in «Women in Revolt!» alla Tate Britain.
L'Estate non sembra quindi considerare le opere soltanto come beni da collocare sul mercato, ma come parte di un'eredità culturale da proteggere. È un atteggiamento sempre più comune quando la fortuna postuma di un artista dipende anche dal modo in cui gallerie ed Estates costruiscono, controllano e tramandano la sua reputazione.
Gli Anise hanno fatto causa alla Alison Jacques Gallery sostenendo che il contratto fosse già perfezionato e chiedendo, oltre alle 264mila sterline, ulteriori somme per commissioni, spese e danni. La galleria contesta le richieste e sostiene che gli acquirenti non possano rivendicare alcune delle forme di valore, tra cui prestigio e fruizione, che associano alla proprietà delle opere. Per ora, dunque, tre dipinti restano al centro di una disputa che mette in tensione due idee diverse di proprietà. Da una parte, l'acquirente che considera conclusa una transazione dopo aver pagato. Dall'altra, una galleria che rivendica il dovere di proteggere l'eredità dell'artista anche attraverso la scelta dei suoi collezionisti.
La causa è attesa nel marzo 2027. Sarà il tribunale a stabilire se la vendita poteva essere cancellata. Ma una domanda rimane già sul tavolo del mercato: quando compriamo un'opera, stiamo acquistando soltanto il diritto di possederla o anche il diritto di decidere che cosa farne?
Margherita Panaciciu
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