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Anelli in filigrana sarda

Courtesy photo Nora comunicazione/Kruso Art

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Anelli in filigrana sarda

Courtesy photo Nora comunicazione/Kruso Art

La trama del metallo: la filigrana sarda e il collezionismo in casa d’aste

Nella sede milanese della casa d’aste Kruso Art, l’artifizio orafo tradizionale dell’isola intesse un confronto strutturale con la storia della gioielleria del Novecento e l’incanto benefico della Fondazione Ceccato

In occasione della Milano Jewelry Week 2026, lo spazio milanese di Kruso Art in Via De Amicis ospita dal 20 al 24 ottobre la mostra “L’Oro dell’Isola – Tradizione sarda in filigrana e corallo”. L’esposizione raccoglie circa trentacinque manufatti che sintetizzano la statuto formale e antropologico dell’oreficeria sarda, ponendo al centro della riflessione critica la filigrana. Una tecnica micro-scultorea basata sulla torsione, intreccio e saldatura a mano di sottilissimi fili d’oro e d’argento, la cui complessità strutturale sfida la riproducibilità meccanica. All’esplorazione etnografica ed estetico-formale della filigrana, Kruso Art affianca, sotto forma di preview, una selezione di lotti destinati all’Asta di Gioielli e Orologi prevista per il 27 ottobre.

L’analisi morfologica dei pezzi in mostra rivela una grammatica visiva stratificata, sedimentata attraverso millenni di contaminazioni culturali. Le strutture geometriche e le volumetrie traforate assimilano ed elaborano le matrici formali della civiltà nuragica, fenicia, greca, bizantina e ibero-ispanica, convertendo il metallo prezioso in un mezzo linguistico e sociale. Storicamente integrati nella vestizione festiva, questi monili (catena d'oro o di gemme da portare al collo) hanno svolto una funzione relazionale e apotropaica. Indicatori di rango, amuleti e marcatori rituali dei passaggi esistenziali. Il percorso espositivo integra la selezione dei preziosi con un apparato fotografico d’archivio che contestualizza l’oggetto orafo all’interno del sistema visivo tradizionale sardo, con un rimando puntuale tra le trame metalliche, i pizzi, i tessuti ricamati e la presenza materia del corallo.L’apposizione tra l’anonimato sapiente della tradizione isolana e le firme dell’alta gioielleria del Novecento innesca una riflessione critica sulle evoluzioni del gusto, della plasticità e delle tecniche di lavorazione del metallo.

Fra i lotti presentati figura una demi-parure in diamanti (lotto 25, stima € 150.000–180.000) composta da una collana con oltre 92 carati di diamanti e orecchini pendenti (10,74 ct complessivi), che rappresenta il vertice per rigore costruttivo e caratura. La continuità con la grande scuola manifatturiera italiana è attestata da opere quali gli orecchini in oro giallo 18 kt firmati Gianni Bulgari (lotto 47, stima € 2.800–3.500) e la spilla a bouquet con perle di Buccellati (lotto 48, stima € 3.000–5.000), esemplare per la resa micro-scultorea e la cesellatura delle superfici.

La selezione include inoltre evidenze plastiche degli anni Cinquanta, come i tre bracciali a manetta di Carlo Weingrill in oro tricolore (lotto 51, stima € 5.500–6.500). Campionature mineralogiche quali uno smeraldo colombiano da 5,50 carati montato su anello (lotto 15, stima € 18.000–20.000) e uno zaffiro violet blue dello Sri Lanka da 9,63 carati, non scaldato (lotto 24, stima € 7.000–8.000). Completa la panoramica della vendita una sezione dedicata all’orologeria professionale, guidata da un Rolex Oyster Perpetual Deepsea ref. 116660 (lotto 35, stima € 9.000–10.000).

Il catalogo d’asta, composto da circa ottanta lotti, integra un nucleo di 32 opere provenienti dalla Fondazione Adriana e Alberto Ceccato. I proventi della vendita di questo nucleo saranno destinati al Piccolo Cottolengo Don Orione di Milano per il sostegno agli anziani in stato di fragilità. L’operazione riflette una convergenza tra valorizzazione economico-critica del bene prezioso e responsabilità sociale, come sottolineato dal CEO Andrea Orsini Scataglini. L’impostazione dell’evento rispecchia la traiettoria della casa d’aste, fondata a Milano nel 2018 con il nome di Art-Rite e acquisita nel 2022 dal gruppo finanziario Kruso Kapital S.p.A. (fino al rebranding in Kruso Art nel 2025). L’integrazione di dipartimenti che spaziano dalle arti visive al mondo moda-lusso, fino al design e alla gioielleria, conferma una linea curatoriale orientata all’incrocio trasversale tra categorie collezionistiche, mercato e ricerca storico-artistica.

Gioia Meli, 19 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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