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Mariella Rossi
Leggi i suoi articoliCesare Serafino quest’anno partecipa per la quinta volta alla Biennale di Venezia. Lo abbiamo raggiunto nel suo studio di Spilimbergo, città dove è nato nel 1950 e che ha segnato la sua sensibilità estetica e il suo percorso di artista e animatore culturale. Per dieci anni è stato allievo di Giorgio Celiberti a Udine, frequentando poi gli studi dello scultore Simon Benetton e di Toni Benetton. Le cinque partecipazioni ufficiali alla Biennale di Venezia hanno accompagnato la fase più matura della sua carriera, a partire dagli anni Duemila. Risale invece agli anni Ottanta una prima partecipazione spontanea, fuori dal percorso ufficiale. Trentenne, nel 1984 realizzò una performance negli spazi aperti e nei viali storici dei Giardini della Biennale. Alla 50ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia (2003, «Sogni e Conflitti»), Cesare Serafino ha partecipato all’evento collaterale «Brain Academy». Nel 2010 le sue opere sono state esposte nella mostra «Oltre il giardino – Un giardino globale», evento collaterale della 12ª Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia. Nel 2011 è tra i partecipanti del Padiglione Italia, all’interno dell’Esposizione diffusa di Trieste. Nel 2023 prende parte al Padiglione Nazionale della Repubblica del Niger alla 18ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.
Quest’anno è tra gli artisti del Padiglione della Repubblica di Guinea alla Biennale Arte. La mostra, curata da Carlo Stragapede, è allestita all’Isola di San Servolo fino al 22 novembre e si intitola «Le Son de l’Art: l’Écho de la Matière». Affronta il tema dell’interazione tra spiritualità ancestrale e linguaggi contemporanei e segna il debutto del Paese africano alla Biennale Arte. Nel contesto del Padiglione nazionale, la presenza del pittore friulano assume un significato personale e simbolico. Serafino presenta un’opera a quattro mani realizzata insieme al nipote Noah, di soli sei anni. Una collaborazione che va oltre il gioco familiare o il passaggio del testimone creativo, inserendosi nel tema del Padiglione della Guinea dedicato al dialogo tra spiritualità ancestrale e linguaggi contemporanei. L’incontro tra le due generazioni diventa così immagine della continuità della vita e della creazione, un’eco generazionale che richiama il titolo stesso della mostra. La pittura di Cesare Serafino è materica e legata alla scrittura gestuale, un linguaggio nel quale Noah è entrato attraverso un rapporto spontaneo con la materia e il colore. Da questo incontro è nata l’opera a quattro mani «Scudo solare con farfalla», esposta nel Padiglione, che mette in dialogo l’esperienza e la tecnica del nonno con lo sguardo istintivo del bambino.
Mariella Rossi
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