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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliUna banca dati nazionale del patrimonio culturale immobiliare, istituita presso il Ministero della Cultura e interoperabile con i sistemi informativi di Regioni, enti locali e Dipartimento della Protezione civile. È questo uno dei punti di forza della proposta di legge assegnata alla Commissione Cultura della Camera, in sede referente, nata per iniziativa dei deputati Pino Bicchielli (Fi), Ugo Cappellacci (Fi), Luciano D'Alfonso (Pd), Tommaso Gatta (Fi), Erica Mazzetti (Fi), Elisa Montemagni (Lega), Annarita Patriarca (Fi), Cristina Rossello (Fi) e Gianpiero Zinzi (Lega), per introdurre nel Codice dei Beni culturali e del paesaggio una nuova disciplina dedicata alla protezione digitalizzata del patrimonio culturale immobiliare esposto ai rischi idrogeologici e sismici. «Sono molto soddisfatto dell’assegnazione della proposta di legge alla Commissione Cultura. La digitalizzazione rappresenta uno strumento fondamentale per prevenire la perdita del nostro patrimonio culturale, soprattutto nelle aree più esposte ai rischi naturali. L’obiettivo è dotare l’Italia di strumenti innovativi per tutelare, conoscere e conservare i nostri beni culturali, investendo sulla prevenzione e sulle nuove tecnologie», dichaira Pino Bicchielli, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, a «Il Giornale dell’Arte».
In attesa del parere delle commissioni Affari Costituzionali, Bilancio, Ambiente, Trasporti, Attività produttive, Politiche dell’Unione europea, e della Commissione parlamentare per le questioni regionali, il testo evidenzia che oggi il sistema nazionale «non prevede strumenti sistematici di digitalizzazione preventiva né una struttura informatica nazionale di supporto per la modellazione informativa integrata di tutti i beni culturali e dei borghi storici», nonostante la straordinaria vulnerabilità del patrimonio culturale italiano, anche alla luce dei dati Ispra che evidenziano come il 94,5% dei Comuni italiani sia esposto a rischio di frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe con migliaia di beni culturali presenti in aree ad alta pericolosità.
Per questo motivo si propone di introdurre una nuova sezione III-bis nel Codice dei Beni culturali dedicata alle «Forme di protezione digitalizzata». Nella relazione illustrativa si evidenzia che «gli strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni, noti come Bim e quelli specifici per gli edifici storici (Hbim), nonché i gemelli digitali, rappresentano approcci digitali avanzati che, anche grazie all'utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale, vanno oltre la semplice rappresentazione tridimensionale. E la digitalizzazione, utilizzata sia in azioni di prevenzione che di predizione, non solo documenta lo stato attuale di un bene, ma può essere fondamentale per la sua rinascita dopo eventi catastrofali». Il nuovo articolo 52-bis vuole estendere ai Beni culturali immobili e a quelli paesaggistici l’utilizzo dei metodi di gestione informativa digitale già previsti dal Codice dei contratti pubblici, per «assicurare la tutela, la protezione preventiva e la mitigazione dei rischi naturali» e di promuovere la conservazione programmata del patrimonio culturale. E la proposta introduce una banca dati nazionale del patrimonio culturale immobiliare, istituita presso il Ministero della Cultura e interoperabile con i sistemi informativi di Regioni, enti locali e Dipartimento della Protezione civile. Per ogni immobile, informazioni sullo stato di conservazione e sulla vulnerabilità, documentazione storica e tecnica e le simulazioni degli scenari di rischio, con gli enti territoriali chiamati a censire gli immobili presenti nei territori, aggiornando periodicamente le informazioni. Altra novità, l’istituzione di un Comitato tecnico-scientifico interministeriale per la digitalizzazione del patrimonio immobiliare culturale, presieduto dal Ministro della Cultura o da un suo delegato e composto da rappresentanti di cinque ministeri, del Dipartimento per la trasformazione digitale, della Conferenza Unificata, con un massimo di cinque esperti.
Gianfranco Ferroni
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