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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliQuarta generazione di antiquari romani, Alessandra Di Castro ha iniziato ad affiancare il padre Franco alla fine degli anni Ottanta, per poi aprire nel 2009 una sua galleria a piazza di Spagna, al numero 4. Oggi è presidente del Gruppo Apollo, un consorzio che riunisce tutte le associazioni di categoria in Italia, dalle gallerie d’arte antica, moderna e contemporanea alle case d’asta. Fa parte del comitato direttivo della Biennale di Firenze. Di Castro è intervenuta a Roma al Master in Economia e Management per l’Arte e la Cultura di Sole 24 Ore Business School, un corso «learning by doing» fatto di case studies, project work e laboratori sui contesti, un percorso pensato per chi vuole costruire una carriera nella gestione di musei, istituzioni culturali ed eventi, portando la sua testimonianza diretta di antiquaria. In esclusiva a «Il Giornale dell’Arte», Di Castro offre la sua visione ed esperienza.
Antiquari si nasce? Quanto contano la tradizione familiare e l’ambiente in cui si cresce?
La tradizione fornisce l’esempio e tanta esperienza, anche quella delle generazioni precedenti: aiuta nell’esercizio della ricerca della qualità, nel lavoro di conoscenza, ti può salvare da qualche errore. Ma non basta più: oggi serve una formazione che un tempo si faceva solo sul campo, storia dell’arte, connoisseurship, mercato, diritto, lingue. Non è indispensabile nascere in una famiglia di antiquari per diventare mercanti d’arte: aiuta a partire prima e a sbagliare meno. Il nostro è un mestiere che si impara guardando migliaia di oggetti, osservando con attenzione i dettagli, e chi cresce in una galleria vede molte opere, molto presto. È anche per questo che percorsi come il Master di Sole 24 Ore contano sempre di più: colmano un gap che una volta era parte della pratica di «bottega». Ma resta una professione aperta a chi non l’ha mai esercitata prima: occhio e passione sono la vere chiavi d’accesso, e le fiere lo sanno bene, penso a iniziative come lo «Showcase» di Tefaf, una vetrina internazionale dedicata ai giovani antiquari
«Antiquario» o «mercante»? La confederazione internazionale Cinoa-Confédération Internationale des Négociants en Œuvres d’Art usa un termine più ampio.
È vero, Cinoa parla di «négociants en œuvres d’art», una definizione che riflette meglio un mestiere che oggi comprende arte antica, moderna, contemporanea, design, gioielleria, non solo l’antiquariato in senso classico. Ma in italiano «antiquario» riassume una competenza specifica, la capacità di intuire il pregio di un’opera, di attribuire, datare, verificare la provenienza e l’unicità che il termine «mercante» da solo non comunica. Più che una contrapposizione, si tratta di due registri diversi, uno commerciale, uno di competenza, che il mestiere vero deve tenere insieme.
Manca un albo professionale, nonostante il codice Ateco dedicato. Che cosa servirebbe?
Il settore è già regolato nella prassi: selezione all’ingresso delle fiere internazionali per gli espositori, vetting, collaborazione con il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, attraverso la possibilità di consultazione della loro banca dati. Fare due diligence e compliance non è solo un obbligo di legge, ma anche un indicatore di affidabilità. Alla mancanza di un albo sopperiscono le associazioni di categoria, l’Associazione Antiquari d’Italia o la Fima-Federazione Italiana Mercanti D’Arte, di cui faccio parte. Le proposte del Gruppo Apollo su soglie di valore, obbligo di acquisto da parte dello Stato in caso di notifica e passaporto elettronico digitale vanno nella stessa direzione di allineamento a altri Paesi europei per un mercato in Italia che restituisca al nostro Paese il primato che ci spetta, con un sistema trasparente e tutelato.
L’Intelligenza Artificiale può essere un’alleata nel lavoro quotidiano?
Sì, in molti passaggi concreti: ricerca di provenienza, catalogazione, incrocio dei database pubblicamente consultabili. Ma il giudizio finale di connoisseurship, l’occhio che riconosce una mano, un dettaglio che nessun database contiene, resta umano. È uno strumento di vetting, non un vetter: accelera la verifica, non la sostituisce, esattamente come raggi X, luce Uv e i microscopi affiancano gli esperti a Tefaf, senza sostituirli. Il rischio vero è l’uso disinvolto dell’IA per generare descrizioni o attribuzioni senza verifica.
Chi sono i nuovi collezionisti?
Giovani, internazionali, arrivati al collezionismo a volte attraverso il contemporaneo e solo dopo approdati all’antico, difficilmente tornano indietro. Il Tefaf Emerging Collector Program nasce proprio per intercettare e formare questo pubblico. Crescono i settori più accessibili, design e pittura del Novecento, scultura, opere su carta, mentre si chiede più trasparenza su provenienza, conservazione e autenticità: il vetting non è più solo una garanzia per la fiera, è diventato un argomento di vendita. Ma, anche se lo si dice poco, è uno strumento di sicurezza e di crescita per l’antiquario. Il confronto con gli studiosi è sempre proficuo.
Qual è il trend dell’antiquariato per il prossimo anno?
Dopo il boom post-pandemico si sono ridotte le vendite nella fascia di prezzo più alta, mentre crescono le transazioni di medio valore: un mercato che si allarga alla base più che ai vertici. Per l’Italia la notizia più concreta è la riduzione dell’Iva su arte e antiquariato dal 22% al 5%, entrata in vigore nel 2025 su proposta del Gruppo Apollo grazie all’attività del governo e del parlamento: rende il nostro il Paese quello con l’aliquota più bassa in Europa sul settore. Comprare arte in Italia oggi conviene. Anche la legge «Italia in Scena» ha dato nuovo impulso e fiducia al nostro settore. Il potenziale di queste fondamentali riforme resta però frenato, ad esempio, dall’incertezza sui tempi di rilascio degli attestati di esportazione. Certezza di tempi e di regole resta il tema su cui il nostro comparto continuerà a sensibilizzare il decisore politico. Biaf 2026, dal 26 settembre al 4 ottobre a Palazzo Corsini, sarà un importante banco di prova che, a mio avviso, confermerà i risultati già ravvisati nel breve termine. Di Biaf sono espositrice storica e componente del comitato direttivo della Biennale, che quest’anno arriva alla 34ma edizione. Nel 2024 abbiamo invitato 79 gallerie internazionali e abbiamo avuto più di 30mila visitatori, con acquisti istituzionali di Uffizi e Gallerie dell’Accademia: la prova che una fiera italiana può essere protagonista e modello sullo scenario mondiale.
Gianfranco Ferroni
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