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La storia dell’arte passa anche dalle riviste. «Juliet» compie 45 anni

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La storia dell’arte passa anche dalle riviste. «Juliet» compie 45 anni

La mitica «Juliet» compie 45 anni. Le copertine di una storia dell’arte contemporanea

Nata a Trieste nel dicembre 1980 sotto la direzione di Roberto Vidali, «Juliet» ha attraversato quattro decenni e mezzo di arte contemporanea arrivando a 225 numeri, affiancati da circa cento pubblicazioni collaterali. Dal 23 settembre al 30 ottobre Siteroom a Milano ne ricostruisce la storia attraverso copertine, documenti e opere degli artisti passati dalle sue pagine, da Maurizio Cattelan a Luigi Ontani, da Salvo a Juan Uslé. Una mostra che diventa anche una riflessione sul valore degli archivi editoriali e sulla sopravvivenza delle riviste d’arte indipendenti.

Virginia Djurberg

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Quando «Juliet» nasce nel dicembre del 1980, sulla sua prima copertina compare un «cagnetto sputafuoco» disegnato a colori piatti da Oreste Zevola. Quarantacinque anni e 225 numeri dopo, quella copertina è diventata il punto di partenza di un archivio attraverso il quale è possibile osservare una parte della storia dell'arte contemporanea italiana: artisti affermati quando erano ancora all'inizio, linguaggi successivamente entrati nel canone, dibattiti critici, immagini e soprattutto una rete di relazioni costruita quando le riviste specializzate rappresentavano uno dei principali luoghi di circolazione dell'arte.

Dal 23 settembre al 30 ottobre 2026, Siteroom a Milano ripercorre questa storia con la mostra «JULIET. 45 YEARS», inaugurata mercoledì 23 settembre alla presenza di Roberto Vidali, direttore editoriale della testata dalla sua fondazione. L'allestimento utilizza innanzitutto le copertine storiche della rivista, mettendole in relazione con opere di alcuni degli artisti che nel corso dei decenni sono comparsi sulle sue pagine. Il risultato è una sorta di archivio editoriale trasformato in mostra.

La lista restituisce bene l'ampiezza cronologica e geografica delle relazioni costruite dalla testata: Maurizio Cattelan, Luigi Ontani, Salvo, Juan Uslé, Elisabetta Bacci, David Bowes, Aldo Damioli, Enrico T. De Paris, Bonomo Faita, Carlo Fontana, Paul Housley, Jan Knap, Mark Kostabi, Živko Marušič, Giovanni Pulze, Mirko Rajnar, Antonio Sofianopulo, Ray Smith, Jean-Frédéric Schnyder e Oreste Zevola. Più che celebrare semplicemente la longevità di una pubblicazione, la mostra permette così di osservare che cosa significasse produrre una rivista d'arte indipendente a partire dagli anni Ottanta. «Juliet» nasceva infatti in un sistema radicalmente differente da quello contemporaneo: senza piattaforme digitali e social network, la stampa specializzata svolgeva una funzione decisiva nel collegare artisti, critici, gallerie, curatori e pubblico. La rivista si proponeva fin dall'inizio come punto d'incontro tra le immagini della contemporaneità e la ricerca critica, mantenendo contemporaneamente attenzione verso i protagonisti della neoavanguardia. Una posizione che nel corso di quattro decenni e mezzo ha permesso alla testata di registrare trasformazioni profonde del sistema artistico, dalla scena degli anni Ottanta fino all'attuale ecosistema dominato dalla circolazione digitale delle immagini. «Sfogliare oggi le pagine della rivista e osservare le sue copertine diventa un modo per attraversare il tempo, ricostruire una storia e scoprire come sono cambiati linguaggi, sensibilità e immaginari», osserva Vidali.

I numeri restituiscono la dimensione del progetto. Dal primo fascicolo del 1980 «Juliet» è arrivata nel dicembre 2025 al numero 225. Alla rivista principale si sono aggiunte nel tempo circa cento edizioni collaterali, oltre a numerosi numeri speciali. Tra questi i Photo Juliet, i Juliet Design Magazine e i Juliet Design Hotels. Ma l'attività editoriale ha progressivamente superato anche il formato della pubblicazione. Nel tempo sono state prodotte felpe e T-shirt disegnate da artisti quali Živko Marušič, Oreste Zevola, Enrico T. De Paris, Claudio Massini, Sergio Cascavilla e Getulio Alviani; piastrelle fermacarte progettate da Andrea Toniolo con Cottoveneto; cartelle di serigrafie in tiratura limitata. È un elemento apparentemente laterale, ma significativo: mostra come intorno alla rivista si sia progressivamente formato un piccolo ecosistema culturale, nel quale pubblicazione, produzione artistica, edizioni e attività espositiva tendevano a sovrapporsi.

Una parte importante di questa storia coincide inevitabilmente con quella di Roberto Vidali. Nato a Capodistria nel 1953 e residente a Trieste, dopo gli studi all'Accademia di Belle Arti di Napoli aveva iniziato già nel 1975 a occuparsi di promozione dell'arte contemporanea dirigendo la sezione arti figurative del Centro La Cappella di Trieste, dove curò oltre quaranta mostre. Dal 1979 al 1985 collaborò inoltre con la pagina culturale del «Piccolo». Dal 1980 dirige «Juliet» e dal 1991 coordina l'attività espositiva dell'Associazione Juliet, attraverso la quale sono passati, fra gli altri, Piero Gilardi, Maurizio Cattelan, Luigi Ontani, Alberto Garutti, Aldo Mondino, Botto & Bruno e Cuoghi Corsello. Una continuità fra attività editoriale ed espositiva che aiuta a comprendere la natura della rivista: non semplice osservatrice del sistema, ma nodo di una rete di artisti e relazioni.

«JULIET. 45 YEARS», Siteroom, via Washington 106, Milano; dal 23 settembre al 30 ottobre 2026.

Virginia Djurberg, 23 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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