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La ministra Catherine Pégard

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La ministra Catherine Pégard

La ministra francese Pégard: la legge sulle restituzioni è «attesa in tutto il mondo»

Secondo la titolare del dicastero transalpino della Cultura, il testo, attualmente all’esame dell’Assemblea Nazionale, suscita un interesse internazionale e favorisce il rinnovamento e l’approfondimento dei legami tra popoli

Il disegno di legge francese volto a facilitare l’uscita dei «beni coloniali» dalle collezioni museali, già approvato dal Senato lo scorso gennaio e attualmente all’esame dell’Assemblea nazionale, sarà discusso in seduta pubblica a partire da lunedì 13 aprile. La legge «è attesa in Francia e in tutto il mondo», ha detto il 7 aprile la ministra francese della Cultura Catherine Pégard. «Per misurare la portata storica di questo testo, basta constatare l’interesse che suscita oltre i nostri confini. Per molti paesi, questa legge appare come una mano tesa, che favorisce il rinnovamento e l’approfondimento dei legami culturali e internazionali», ha dichiarato Pégard davanti alla Commissione per gli affari culturali dell’Assemblea nazionale.

Promesso a Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, nel 2017 dal presidente francese Emmanuel Macron, questo disegno di legge mira a regolamentare e semplificare il complesso processo di restituzione dei beni acquisiti dalla Francia in modo «illecito», spesso durante il periodo coloniale. Riguardando i beni acquisiti tra il 1815 e il 1972, questa legge potrebbe consentire di gestire diverse richieste già presentate da vari paesi, tra cui l’Algeria, il Mali e il Benin.

Il testo «stabilisce criteri oggettivi che fungono da garanzie per tutelare il carattere inalienabile delle collezioni pubbliche e definire con precisione le eccezioni che possono derogare a tale principio, sotto il controllo del Consiglio di Stato», ha dichiarato la ministra davanti ai deputati. Esso mira a «consentire agli Stati e ai popoli di riappropriarsi di elementi fondamentali del loro patrimonio culturale e storico», ha proseguito.

«Questi paesi non desiderano solo recuperare beni acquisiti in modo illecito, ma anche conservarli, studiarli ed esporli. E saranno le popolazioni, e in particolare i più giovani, a trarne beneficio in primo luogo», ha aggiunto. A causa del principio di inalienabilità delle collezioni pubbliche, la restituzione di beni culturali ai loro paesi d’origine poteva finora avvenire solo a piccole dosi attraverso leggi specifiche.

Roberto Mercuzio, 09 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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