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L'accesso alla sezione senza titolo curata da Francesco Stocchi a Palazzo delle Esposizioni di Roma per la 18ma Quadriennale d’arte, (11 ottobre 2025-18 gennaio 2026)

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L'accesso alla sezione senza titolo curata da Francesco Stocchi a Palazzo delle Esposizioni di Roma per la 18ma Quadriennale d’arte, (11 ottobre 2025-18 gennaio 2026)

La 18ma Quadriennale d’arte chiude con un talk sull’arte senza nome e le opere senza titolo

Il decimo Fantatalk, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, con Nicolas Ballario, Jacopo Veneziani e Francesco Stocchi, prende spunto dalla sezione curata da quest’ultimo, «Senza titolo», per confrontarsi su significati e dinamiche dell’arte contemporanea, e per fare un primo bilancio della mostra concepita da Luca Beatrice

Domenica 18 gennaio, alle 11, presso l’Auditorium di Palazzo delle Esposizioni, la 18ma edizione della Quadriennale d’arte 2025 «Fantastica», inaugurata lo scorso 11 ottobre, chiude i battenti e si guarda allo specchio. Lo fa con le parole del moderatore del public program Nicolas Ballario, che guideranno al confronto Francesco Stocchi, direttore artistico del MaXXI e cocuratore della stessa Quadriennale, Jacopo Veneziani, storico dell’arte e divulgatore, nonché Andrea Lombardinilo, presidente della Fondazione La Quadriennale di Roma, e Marco Delogu, presidente dell’Azienda Speciale Palaexpo. 

È il decimo appuntamento di Fantatalk, ciclo di tavole rotonde avviato a fine novembre, incentrate sull’incontro fra mondi: filosofi, scrittori, architetti, musicisti, designer e anche un cardinale (José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione del Vaticano), sono stati indotti a parlare dei temi proposti dai cinque curatori della Quadriennale, ovvero Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Alessandra Troncone, oltre a Stocchi.

«L’idea di adottare un “campo largo” della cultura è stata di Luca Beatrice (presidente della Quadriennale, morto d’infarto il 21 gennaio 2025, Ndr), dichiara Nicolas Ballario, che io considero un mio fratello maggiore, ma vate ispiratore è stato un allenatore di calcio, José Mourinho, che disse: “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”. Ecco, lo stesso vale per l’arte. L’arte è muta e le opere parlano da sole, ma attorno si possono fare tanti discorsi. Sono profondamente convinto che si debba tirare fuori dalla tana un mondo dell’arte contemporanea totalmente chiuso in sé. E devo dire che nelle aperture da me ricercate, ho avuto come alleato sul campo il presidente della Quadriennale Andrea Lombardinilo, brioso intellettuale, sociologo e letterato, che ha incarnato in sé l’estensione disciplinare dei temi della Quadriennale».

«Senza titolo» è il titolo prescelto da Francesco Stocchi per la sezione da lui curata, in cui figurano opere di Micol Assaël, Luca Bertolo, Adelaide Cioni, Martino Gamper, Valerio Nicolai, Lulù Nuti, Pietro Roccasalva, Arcangelo Sassolino e Alessandro Sciarroni. «Ho voluto evitare categorie stabili e preordinate, spiega il critico d’arte romano, e soprattutto riposizionare proprio la figura del curatore, non più vissuto come arbitro e burattinaio di operazioni artistiche, ma sostenitore di un processo, di un’esperienza e di un’idea di mostra come confronto. Fulcro, a questo punto, non sono tanto gli oggetti, le opere, ma le persone, e gli scambi tra loro».

Che tipo di esperienza è stata allora questa sua Quadriennale senza titolo?
È stato un viaggio collettivo eccitante, a tratti spaventoso per la voluta assenza di un tema. Con gli artisti siamo quindi partiti nello spirito del «Senza titolo», senza un obiettivo se non quello di «fare» e nessuno sapeva dove ci avrebbe portato questa avventura. È pura sperimentazione collettiva, mista a fiducia reciproca. Siamo felici per come è andata.

Una concezione di mostra, quindi, come opera aperta e fluida?
Assolutamente sì. Una scelta che dà preponderanza al carattere processuale, animato dalla necessità del confronto. Un esercizio nuovo per tutti: siamo partiti insieme da un foglio bianco, parlando, ascoltandoci senza mai attingere al compromesso come facile soluzione ma solo a idee condivise. C’è stato bisogno di tanto tempo passato insieme e trovo questo l’aspetto più interessante. La mostra è solo il risultato di un processo che ci ha arricchito tutti. Niente chat di gruppo o riunioni zoom, solo incontri reali, di cui si sente sempre più la mancanza. Come tutti i processi collettivi il lavoro si è dimostrato più complesso del solito ma la sua sintesi cela vari gradi di profondità.

«Senza titolo sono state le opere d‘arte per secoli, dice Jacopo Veneziani, perché l’arte nasceva in un contesto che le sosteneva e giustificava, non avevano bisogno di distinguersi o di essere spiegate. È dal ‘700 che ci si è preoccupati di chiarire intenti e finalità delle opere d’arte, e il titolo, imposto a opere anche del passato, è stato uno degli strumenti adottati. Prima l’arte era considerata un sofisticato artigianato, giustificata dall’ambiente in cui sorgeva o a cui era destinata. La contemporaneità ha poi recuperato, con i “Senza titolo”, questo silenzio che avvolgeva l’arte del passato, per rendere l’arte democraticamente aperta alle interpretazioni soggettive».

Di questo parlerà al Palazzo delle Esposizioni?
Sì, e anche di opere di cui non sappiamo nulla, dal tema al titolo, come la cosiddetta «Tempesta» di Giorgione. Capolavoro senza nome.

La Quadriennale d’arte 2025 ha come main sponsor Intesa Sanpaolo.

 

Il Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 18 gennaio ospita la 18ma Quadriennale d’arte e i Fantatalk curati da Nicolas Ballario

Guglielmo Gigliotti, 16 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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