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Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliTre papi, nella prima fase della Controriforma, avevano pensato di distruggerlo. Troppo audaci quei nudi nella cappella del papa, dipinti tra il 1536 e il 1541 dal pur «divino Michelagnolo». Ora, i 180 metri quadrati di uno dei maggiori capolavori dell’umanità, con le sue 391 possenti figure che campeggiano, senza inquadramenti architettonici, nel lapislazzuli del cielo dell’ultimo giorno, saranno sottoposti a una procedura di manutenzione, pensata per perpetuarne nel futuro la meraviglia.
Non è un restauro, ma un intervento di pulitura. «Fino al termine dei lavori, previsto per la Settimana santa, dichiara Barbara Jatta, Direttore dei Musei Vaticani, la Cappella Sistina continuerà ad accogliere fedeli e visitatori, mentre i restauratori del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei dei Musei Vaticani lavoreranno sul grande ponteggio schermato da un telo riproducente l’immagine del “Giudizio”. La pulitura dell’affresco è sostenuta dal munifico sostegno del Capitolo della Florida dei Patrons of the Arts in the Vatican Museum».
L’ultimo intervento conservativo risale al 1990-94, ad opera di Gianluigi Colalucci, allora capo restauratore del Laboratorio di Restauro e Materiali lignei dei Musei Vaticani. Il suo attuale omologo, Paolo Violini, spiega: «L’intervento si è reso necessario a causa della presenza di una diffusa velatura biancastra sulla superficie pittorica che ha determinato un’attenuazione dei valori chiaroscurali e una conseguente alterazione della leggibilità cromatica dell’affresco. La rimozione di questa patina viene effettuata mediante l’applicazione controllata a pennello e acqua deionizzata, interposta attraverso un doppio strato di carta giapponese. L’acqua consente la completa solubilizzazione dei depositi e delle sostanze estranee, riportando alla luce la pellicola pittorica originale nel rispetto del suo autentico stato conservativo».
Commenta Barbara Jatta: «Sarà così possibile ammirare di nuovo il sommo capolavoro di Michelangelo in tutta la sua potenza di visione».
L’intervento è stato a sua volta preceduto da accurate indagini scientifiche preliminari, da una documentazione fotografica di dettaglio e da un puntuale rilevamento dello stato di conservazione dell’opera, finalizzata all’acquisizione dei dati e alla verifica della compatibilità delle procedure operative adottate.
Illustra Fabrizio Biferali, Curatore del Reparto per l’Arte dei secoli XV-XVI: «Commissionato nel 1533 dal pontefice mediceo Clemente VII, l’affresco con il Giudizio Universale fu iniziato nel 1536 sotto Paolo III Farnese e concluso nel 1541. Secondo un brano della Vita di Michelagnolo Buonarroti (1553) di Ascanio Condivi, Clemente VII aveva già in mente il soggetto da affidare al sommo maestro toscano: “Il giorno dell’estremo giudicio, stimando, per la varietà e grandezza della materia, dover dar campo a questo uomo di far prova delle sue forze”. Il successore Paolo III era talmente desideroso di ammirare il capolavoro del Buonarroti che, per consentirgli di dedicarsi solo a quello, il 17 novembre 1536 lo sciolse dagli obblighi contrattuali per la tomba di Giulio II, mentre uno stipendio annuo di 1.200 ducati fu assicurato all’artista fino alla sua morte. Quando l’affresco fu infine scoperto, si disse che Paolo III ne rimase così impressionato da cadere in ginocchio e implorare il perdono divino nell’ultimo giorno».
Per conservare questa meraviglia dell’umanità, la Direzione dei Musei Vaticani ha dato avvio, dal 2010, al Piano di Manutenzione Ordinaria della Cappella Sistina. Spiega Marco Maggi, responsabile dell’Ufficio del Conservatore: «Con il coordinamento del mio Ufficio, da 15 anni, nelle sere dei mesi di gennaio e febbraio, dopo la chiusura dei Musei al pubblico, restauratori di pitture e marmi, esperti di diagnostica e conservazione, operatori della logistica, tecnici dei Musei e della Direzione delle Infrastrutture e Servizi si alternano per garantire la preservazione di affreschi e apparati decorativi della Cappella, attraverso la capillare depolveratura e rigorosi controlli autoptici e strumentali. È così possibile verificare il corretto funzionamento degli impianti di condizionamento e illuminazione, attivi dal 2014 e fondamentali per la stabilità delle condizioni al contorno e per la ottimale fruizione dell’ambiente sistino».
Un «mundator» (figura preposta a periodiche spolverature tese a preservare le decorazioni della Cappella Sistina) esiste già a partire dal 1543. Deve essere l’effetto paradossale di un’opera che non smette di sconvolgere chi la ammira, quello di abbinare quasi cinque secoli di amorosa cura e intenzioni di sua distruzione. La manutenzione straordinaria ora in atto in Cappella Sistina rimuoverà i fenomeni di sbiancamento, prodotti da uno strato di lattato di calcio, come spiega Fabio Morresi, Responsabile del Gabinetto di Ricerche Scientifiche: «Questo sale è stratificato solo sulla superficie più esterna della pittura e risulta molto solubile in acqua. Tale caratteristica chimico-fisica rende facile la sua rimozione, garantendo la minima interazione con i pigmenti sottostanti. Il Gabinetto di Ricerche Scientifiche dei Musei Vaticani seguirà costantemente le operazioni di manutenzione ed eseguirà una serie di articolate misure chimiche e fisiche atte a supportare tutte le operazioni dei restauratori. Questi dati saranno poi utili per seguire, nel tempo, lo stato di salute dell’opera».
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