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La testa della kore di Vulci, dal caratteristico sorriso arcaico. Il resto del corpo è andato perduto. Gli archeologi ritengono che la statua sia stata realizzata ad Atene nei primi anni del V secolo a.C.

Foto Progetto Vulci Cityscape

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La testa della kore di Vulci, dal caratteristico sorriso arcaico. Il resto del corpo è andato perduto. Gli archeologi ritengono che la statua sia stata realizzata ad Atene nei primi anni del V secolo a.C.

Foto Progetto Vulci Cityscape

La bellissima testa di kore ritrovata a Vulci, occhi in terracotta e ciglia in metallo

Al Ministero della Cultura è stato presentato il frammento in marmo della fanciulla dal caratteristico sorriso arcaico e dalla «luce mediterranea»

Lo scrittore e poeta Vincenzo Cardarelli in un racconto Gli Etruschi, presente nella raccolta Il cielo sulle città (1939), ricorda la «luce mediterranea» che essi portarono e diffusero nell’Italia Centrale. Quell’osservazione, che nasceva in una fase degli studi diversa dall’attuale, quando l’origine orientale del popolo etrusco era data quasi per scontata, mi è tornata alla mente osservando la testa di kore in marmo rinvenuta a Vulci e appena presentata in occasione di un’iniziativa che si svolta a Roma, nella Sala della Crociera del Ministero della Cultura. Nel suo volto si scorge o, almeno, mi è sembrato di scorgere quella «luce mediterranea».

Il rinvenimento è avvenuto nell’ambito delle ricerche promosse dal Progetto Vulci Cityscape avviato nel 2020 dalla Johannes Gutenberg-Universität Mainz e della Albert-Ludwigs-Universität Freiburg, in collaborazione con la Fondazione Vulci e in sinergia con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. La scoperta è stata presentata dai responsabili scientifici del progetto, Mariachiara Franceschini e Paul P. Pasieka, insieme ai vertici del Ministero della Cultura. 

La testa, ritrovata nel settore sud-ovest di un nuovo tempio monumentale che le ricerche hanno individuato vicino al cosiddetto Tempio Grande, è scolpita in marmo e conserva tracce della policromia originaria. Presenta il caratteristico sorriso arcaico, gli occhi sono in terracotta e le ciglia in metallo: un dettaglio che rappresenta quasi un unicum per la scultura arcaica in marmo. 

La fronte è incorniciata da ciocche sottili che terminano in piccole spirali o nodi, mentre sulle tempie sono riprodotte due ciocche larghe e arcuate. La figura indossa, sulla testa, un alto diadema e le orecchie sono ornate da orecchini a disco. Il resto del corpo è andato perduto.

I due archeologi ritengono che la statua sia stata realizzata ad Atene, nei primi anni del V secolo a.C., e da lì abbia raggiunto la città-stato di Vulci, che intratteneva rapporti commerciali molto stretti con la polis greca. Contatti commerciali e culturali al contempo, dato che contribuivano a fare conoscere e apprezzare la cultura greca nella società etrusca.

Ciò è confermato a pieno dalla congerie di ceramiche attiche rinvenute, a partire dagli anni Venti dell’Ottocento, nelle necropoli vulcenti, con le prime indagini seguite direttamente da Luciano Bonaparte, uno dei fratelli di Napoleone, che dettero avvio a una stagione di scavi caratterizzata da luci e ombre.

Va aggiunto che, con ogni probabilità, da Vulci raggiunse Velzna (Orvieto) un’altra rara statua in marmo presente in Etruria: la «Venere» di Cannicella, realizzata qualche decennio prima, tra il 530 e il 520 a.C., e scolpita non ad Atene, ma più ad Oriente in area greco-orientale. 

Il dato non è di poco significato: segnala che opere di grande prestigio della statuaria greca transitarono da Vulci e dal suo porto per alcuni decenni, a ribadire le relazioni commerciali e culturali di ambito mediterraneo della città-stato etrusca.


 


 


 


 


 


 

Particolare della testa della Venere di Cannicella, 530-520 a.C., Orvieto, Sezione Civica Museo Claudio Faina

La Venere di Cannicella, 530-520 a.C., Orvieto, Sezione Civica Museo Claudio Faina

Giuseppe M. Della Fina, 06 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

Giuseppe M. Della Fina

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La bellissima testa di kore ritrovata a Vulci, occhi in terracotta e ciglia in metallo | Giuseppe M. Della Fina

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