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Installation view Marmora Romana . Antiquarium di Villa Albani Torlonia. Foto Agostino Osio ©Fondazione Torlonia

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Installation view Marmora Romana . Antiquarium di Villa Albani Torlonia. Foto Agostino Osio ©Fondazione Torlonia

La Roma dei marmi colorati. Villa Albani Torlonia raddoppia il suo Antiquarium

Dal 18 settembre l’Antiquarium nelle Scuderie di Villa Albani Torlonia amplia i propri spazi e porta a 44 le opere esposte. A inaugurare il nuovo ambiente è «Marmora Romana», mostra curata da Carlo Gasparri e dedicata alla varietà dei marmi policromi utilizzati nel mondo romano e alla memoria dello studioso Raniero Gnoli. Venti sculture della Collezione Torlonia si aggiungono al percorso, quindici delle quali recentemente restaurate: fra queste la monumentale Tazza Torlonia, o Tazza Medici, realizzata in una rara breccia verde proveniente dallo Wadi Hammamat in Egitto. Un percorso che attraverso la materia ricostruisce anche la geografia economica e culturale dell’Impero romano.

Ginevra Borromeo

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L’immagine dell’antica Roma dominata dal bianco del marmo è in larga misura un prodotto della storia successiva. Gli interni romani, soprattutto quelli appartenenti alle classi più elevate e al potere imperiale, potevano essere attraversati da colori intensi provenienti da materiali estratti a migliaia di chilometri di distanza: verdi, rossi, gialli, viola, venature e brecce che trasformavano la pietra anche in una rappresentazione materiale dell’estensione dell’Impero. È questa Roma policroma al centro di Marmora Romana, la mostra con cui il 18 settembre 2026 è stato inaugurato il nuovo spazio dell’Antiquarium di Villa Albani Torlonia, nelle Scuderie della villa romana. Curata da Carlo Gasparri, l’esposizione accompagna l’ampliamento dell’Antiquarium inaugurato nel 2024 e porta nel percorso venti ulteriori sculture della Collezione Torlonia, quindici delle quali recentemente restaurate. Con il nuovo allestimento diventano complessivamente 44 le opere esposte, tra sculture e colonne provenienti dallo storico Museo Torlonia.

Il tema del marmo permette di leggere le opere secondo una prospettiva che supera la sola iconografia. Busti, capitelli, elementi architettonici, piedi di tavolo e sculture documentano infatti la straordinaria varietà dei materiali lapidei impiegati negli ambienti romani e, allo stesso tempo, raccontano una geografia del potere costruita attraverso la materia. A partire dalla fine del II secolo a.C., l’espansione di Roma verso Oriente mise il mondo romano in contatto con le grandi architetture marmoree ellenistiche e favorì lo sviluppo di un sistema di estrazione e commercio capace di far arrivare nella capitale pietre provenienti da territori lontani. In età augustea materiali fino ad allora eccezionali entrarono progressivamente nell’architettura e nella decorazione imperiale, mentre nei secoli successivi continuarono a circolare attraverso reimpieghi, collezionismo e cultura antiquaria.

Il marmo colorato non era dunque semplicemente un materiale decorativo. Provenienza, rarità e difficoltà di trasporto contribuivano al suo valore. La presenza nella stessa architettura di pietre estratte in differenti regioni del Mediterraneo rendeva percepibile, attraverso superfici e colori, l’ampiezza dei territori controllati da Roma. La materia poteva diventare così una forma di rappresentazione politica: la geografia dell’Impero entrava fisicamente nelle ville, nei palazzi e negli edifici pubblici della capitale.

Il caso più spettacolare presentato nell’Antiquarium è la Tazza Torlonia, conosciuta anche come Tazza Medici. Il monumentale cratere, databile all’età romana e dotato di un piede cinquecentesco, è realizzato in breccia verde egiziana proveniente dalle cave dello Wadi Hammamat, nell’attuale Egitto. La pietra, estremamente rara, era conosciuta in greco come ectontalitis, «mille pietre», denominazione che rimanda alla complessità cromatica della sua superficie. La Tazza permette così di osservare nello stesso oggetto più stratificazioni: la materia dell’antichità romana, la provenienza egiziana e l’intervento rinascimentale che ne modificò successivamente la presentazione. Accanto ad essa compare, tra le altre opere, il cosiddetto Alessandro, proveniente dalla Collezione Giustiniani, mentre alcuni busti vengono collocati sopra rocchi di colonne antiche. La scelta riprende volutamente una modalità di presentazione utilizzata nello storico Museo Torlonia, introducendo nel nuovo Antiquarium anche una riflessione sulla storia del collezionismo e dell’allestimento delle antichità.

Marmora Romana è dedicata anche alla memoria di Raniero Gnoli (1933-2025), studioso e collezionista particolarmente interessato ai marmi antichi, e riprende nel titolo la sua omonima opera. Il riferimento inserisce la mostra in una storia degli studi che ha progressivamente riconosciuto nei materiali lapidei non un elemento accessorio della scultura e dell’architettura, ma un campo autonomo di ricerca, capace di fornire informazioni sulle cave, sulle rotte commerciali, sulla committenza, sulle tecniche e sulla cultura del collezionismo. L’ampliamento dell’Antiquarium permette contemporaneamente alla Fondazione Torlonia di rendere visibile una parte del lavoro condotto sulla collezione fuori dalle sale espositive. I quindici restauri recenti sono stati realizzati nell’ambito dell’attività dei Laboratori Torlonia con il supporto di Fondazione Bvlgari, mentre Chiomenti sostiene il lavoro di studio. L’Antiquarium assume così una funzione differente rispetto alla grande mostra itinerante dei Marmi Torlonia: non soltanto luogo di esposizione dei capolavori della raccolta, ma spazio nel quale presentare progressivamente i risultati delle attività di ricerca, conservazione e restauro.

È anche una tappa ulteriore nel processo di riapertura al pubblico della Collezione Torlonia, formatasi attraverso acquisizioni e confluenze di importanti raccolte storiche e tradizionalmente considerata una delle maggiori collezioni private di scultura antica. Il nuovo spazio non tenta però di restituirne l’estensione attraverso una semplice successione di opere. Sceglie un tema materiale preciso e lo utilizza per ricostruire una storia più ampia, nella quale archeologia, collezionismo e restauro finiscono per sovrapporsi. Ne deriva soprattutto una correzione utile dell’immaginario moderno dell’antico. Roma era una città nella quale la pietra aveva un colore, una provenienza e un valore economico, e dove la scelta di un materiale poteva comunicare ricchezza e accesso alle risorse di territori lontanissimi. Marmora Romana ricostruisce questa dimensione partendo dagli oggetti: la storia dell’Impero può essere letta anche seguendo le cave dalle quali provenivano le pietre che ne rivestivano gli edifici. L’Antiquarium di Villa Albani Torlonia sarà visitabile gratuitamente dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 13, con ingresso da via Salaria 92.

Ginevra Borromeo, 18 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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