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Il sublime museo di un antiquario. Ivan Bruschi e l’arte di collezionare il mondo

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Il sublime museo di un antiquario. Ivan Bruschi e l’arte di collezionare il mondo

Dentro la casa delle meraviglie di Ivan Bruschi ad Arezzo. Ottomila oggetti e una vita da collezionista

Oltre ottomila opere e oggetti, dall’archeologia etrusca, greca e romana ai dipinti, dalle ceramiche alle monete, dalle armi ai libri e ai gioielli: nel trecentesco Palazzo del Capitano del Popolo di Arezzo sopravvive il mondo costruito dall’antiquario Ivan Bruschi, ideatore della Fiera Antiquaria della città. Oggi la Fondazione Ivan Bruschi fa parte del patrimonio culturale di Intesa Sanpaolo e alla raccolta originaria affianca un percorso permanente con opere delle collezioni della Banca: Pontormo, Giuliano Bugiardini, Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini. Una casa museo nella quale la storia del collezionismo incontra quella dell’arte italiana.

Ginevra Borromeo

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Ci sono collezioni che nascono per costruire una storia dell’arte e altre che finiscono per raccontare soprattutto la persona che le ha create. Quella di Ivan Bruschi appartiene decisamente alla seconda categoria. Archeologia etrusca, greca e romana, dipinti, mobili, ceramiche, monete, armi, libri, sculture, gioielli: oltre ottomila pezzi raccolti attraversando epoche, materiali e provenienze geografiche molto differenti. Un universo che oggi sopravvive nel cuore di Arezzo, nelle sedici sale distribuite sui tre piani del trecentesco Palazzo del Capitano del Popolo, sede della Casa Museo dell’Antiquariato Ivan Bruschi.

Definirla semplicemente una raccolta d'arte sarebbe riduttivo. La Casa Museo è prima di tutto la materializzazione di uno sguardo collezionistico, quello dell'antiquario aretino che ideò la Fiera Antiquaria e contribuì a legare stabilmente l'identità della città al mondo dell'antiquariato. Il museo conserva questa impronta attraverso un percorso che si estende dall'età preistorica fino ai primi decenni del Novecento e nel quale la gerarchia tradizionale tra arti maggiori, arti applicate, archeologia e oggetti viene continuamente attraversata. Bruschi raccoglie il mondo per frammenti. Un reperto antico può convivere con un mobile, una moneta con una scultura, un'arma con una ceramica. È proprio questa eterogeneità ad avere alimentato la definizione della Casa Museo come «luogo delle meraviglie». Non un museo enciclopedico costruito scientificamente per documentare tutte le epoche, ma l'esito di una curiosità individuale che attraverso gli oggetti finisce per produrre una propria idea della storia.

Oggi la Fondazione Ivan Bruschi è parte del patrimonio culturale di Intesa Sanpaolo e quella stratificazione ha acquisito un ulteriore livello. Dal 29 giugno 2023 la collezione dell'antiquario dialoga infatti stabilmente con una selezione di opere provenienti dalle Collezioni Intesa Sanpaolo, riunite nel percorso permanente Da Pontormo a Fattori. Le stanze dell'arte. L'intervento non costruisce un museo parallelo dentro il museo, ma inserisce opere dal Cinquecento all'Ottocento all'interno degli ambienti del palazzo, facendo incontrare due differenti storie del collezionismo. Al primo piano sono i maestri del Cinquecento a modificare la geografia della casa. Tra le opere figurano l'Annunciazione di Alessandro Allori, la Leda con Castore e Clitemnestra di Giuliano Bugiardini e soprattutto il Ritratto del cardinale Giulio de' Medici di Pontormo. Il secondo piano conduce invece nell'Ottocento, attraverso un nucleo nel quale compaiono Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini e Armando Spadini, accanto ai ritratti di Pietro Benvenuti già presenti.

Il titolo stesso del percorso, Da Pontormo a Fattori, restituisce l'ampiezza cronologica dell'operazione. Ma il dato interessante è il modo in cui queste opere vengono inserite dentro una casa già densamente abitata dagli oggetti di Bruschi. La collezione contemporanea di una grande banca incontra così quella storica di un antiquario, senza cancellarne l'identità. Da una parte un patrimonio istituzionale organizzato e conservato nel tempo; dall'altra l'accumulazione personale, curiosa ed eclettica di un uomo che aveva fatto dell'incontro con gli oggetti il centro della propria vita. La Casa Museo permette così di leggere anche un capitolo della storia culturale di Arezzo. Bruschi non si limitò infatti a raccogliere antichità. La sua attività contribuì a trasformare l'antiquariato in un elemento riconoscibile della vita cittadina. Il museo conserva la dimensione privata di quella storia, mentre la Fiera Antiquaria ne rappresenta la proiezione pubblica: dalla casa alla città, la passione individuale del collezionista diventa identità collettiva. A questo nucleo permanente la Fondazione affianca un'attività espositiva e didattica continuativa. Nel 2026, fino al 6 settembre, la Casa Museo ha ospitato Da Michelangelo a Rodin nell’obiettivo degli Alinari, organizzata e promossa dalla Fondazione Ivan Bruschi con Fondazione CR Firenze, in collaborazione con Fondazione Alinari per la Fotografia. Curata da Rita Scartoni, la mostra ha affrontato un'altra storia di costruzione dell'immaginario: quella delle campagne fotografiche attraverso cui gli atelier Alinari, Brogi e Anderson riprodussero le opere di Michelangelo.

Dal David alla volta della Cappella Sistina, fino alle sculture delle Cappelle Medicee fotografate anche in epoca bellica, quelle immagini ponevano un problema che oggi può sembrare scontato ma che nell'Ottocento non lo era affatto: come tradurre un'opera tridimensionale o un ambiente monumentale nel linguaggio della fotografia? Angolazione, luce, distanza e riproduzione diventavano strumenti interpretativi. Attraverso la loro circolazione internazionale, le fotografie contribuirono inoltre alla costruzione moderna del mito michelangiolesco, offrendo un repertorio visivo con il quale si confrontarono scultori come Rodin, Bourdelle, Trentacoste e Andreotti. È una mostra temporanea che, pur conclusa, chiarisce bene la vocazione assunta dalla Fondazione: partire dalla specificità di una casa d'antiquario per costruire connessioni con altri patrimoni, collezioni e archivi. A questo si aggiunge un'offerta didattica continuativa rivolta a scuole, famiglie e associazioni.

La Casa Museo è aperta dal mercoledì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Ma è soprattutto la sua natura a distinguerla. Non racconta una sola epoca e non cerca di imporre una sola storia. Nelle sue sedici stanze convivono millenni, geografie e categorie differenti, ai quali si sono aggiunti Pontormo, Fattori, Lega e Signorini. È ciò che rimane di una forma di collezionismo nella quale conoscere significava anche cercare, trovare, acquistare, accostare. Ottomila oggetti possono sembrare un inventario. Dentro Palazzo del Capitano del Popolo diventano invece qualcosa di molto più personale: l'autoritratto di un collezionista costruito attraverso le cose che ha scelto di conservare.

Casa Museo Bruschi

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Ginevra Borromeo, 13 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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