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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliIl 4 ottobre la National Gallery of Art di Washington ha annunciato, a partire dal giorno successivo (cioè ieri, 5 ottobre) la chiusura del museo, a causa del cosiddetto «government shutdown» (la particolare procedura del governo federale Usa che coinvolge il settore esecutivo ogniqualvolta il Congresso non riesce ad approvare la legge di bilancio, recante il rifinanziamento delle attività amministrative). In testa al sito del museo americano ora compare la scritta «La National Gallery of Art è temporaneamente chiusa e tutti i programmi sono sospesi fino a nuovo avviso. Tornate a leggere eventuali ulteriori aggiornamenti».
La National Gallery è il primo grande museo di Washington a chiudere per questo motivo. La Smithsonian Institution, che gestisce una serie di musei a Washington e oltre, sta utilizzando i propri fondi per rimanere aperta. Non è chiaro quando finirà lo shutdown. L’ultimo caso, il più lungo nella storia degli Stati Uniti, a partire dal dicembre 2018 durò 35 giorni, lasciando molti lavoratori dello Smithsonian senza stipendio.
Se questa chiusura dovesse protrarsi ancora per molto tempo, potrebbe avere ripercussioni sulla programmazione della National Gallery. Il 18 ottobre il museo aveva in programma l’inaugurazione della maggior rassegna di arte indigena australiana mai organizzata al di fuori del continente (così, perlomeno, era stata pubblicizzata). La mostra comprende 200 opere e presenta pezzi in prestito dalla National Gallery of Victoria di Melbourne. Anche se il museo ha segnalato la cancellazione di vari eventi sul proprio sito web, l’allestimento «australiano» sembrerebbe ancora destinato ad aprire nella data prevista.
Vittorio Bertello
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