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Due porte con bassorilievi e due statue di re provenienti dal Palazzo Reale di Abomey esposte al Musée du quai Branly-Jacques Chirac di Parigi nell’ottobre 2021 prima della restituzione al Benin

© Musée du quai Branly-Jacques Chirac, via RMN-Grand Palais. Foto Cyril Zannettacci

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Due porte con bassorilievi e due statue di re provenienti dal Palazzo Reale di Abomey esposte al Musée du quai Branly-Jacques Chirac di Parigi nell’ottobre 2021 prima della restituzione al Benin

© Musée du quai Branly-Jacques Chirac, via RMN-Grand Palais. Foto Cyril Zannettacci

La Francia approva la Legge sulle restituzioni dei beni culturali sottratti durante il periodo coloniale

Per restituire beni e opere basterà un decreto, previo parere di due commissioni consultive. La ministra della Cultura Pégard: «È una tappa storica»

Il Parlamento francese ha approvato in via definitiva la Legge sulle restituzioni di beni culturali sottratti in modo illecito durante il periodo coloniale. Dopo il primo sì del Senato dello scorso 28 gennaio e quello dell'Assemblea nazionale del 13 aprile, il testo è stato adottato con voto unanime ieri. La nuova normativa riguarda i beni «di ogni origine geografica» entrati nelle collezioni pubbliche francesi tra il 20 novembre 1815 e il 23 aprile 1972. Dopo questa data, a partire dal 24 aprile 1972, si applica la Convenzione Unesco sulla protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale. Parigi può dunque ora restituire beni e opere d'arte acquisiti illegalmente senza dovere ricorrere a una legge specifica, caso per caso.

Una procedura lunga che rallentava spesso per anni le promesse politiche. D'ora in poi, i tempi saranno più rapidi e la procedura semplificata: la restituzione verrà varata tramite decreto del Governo, previo parere di due Commissioni consultive (una scientifica e una parlamentare), incaricate di verificare la provenienza delle opere e il carattere illecito dell'acquisizione. La legge introduce inoltre una nuova «missione» per i musei francesi: avviare ricerche sistematiche sulla provenienza delle opere conservate nelle collezioni nazionali, aspetto importante perché non tutti gli Stati africani dispongono di inventari completi dei beni sottratti durante il periodo coloniale. In un comunicato, il Ministero della Cultura ha parlato di una «tappa storica molto attesa da molti Paesi nel mondo». Questa legge, è scritto, «garantisce l'equilibrio tra facoltà di restituzione, da un lato, e rispetto del principio di inalienabilità e della dimensione universale delle collezioni pubbliche francesi dall'altro». Per la ministra Catherine Pégard, è scritto ancora nella nota, «per misurare la dimensione storica di questo testo, basta constatare l'interesse che solleva aldilà delle nostre frontiere. Da molti Paesi questa legge viene percepita come una mano tesa, che favorisce il rinnovamento e l'intensificazione dei legami culturali e internazionali».

Il punto di svolta era stato il discorso del 28 novembre 2017 di Emmanuel Macron all'università di Ouagadougou, in Burkina Faso. Il presidente francese aveva allora dichiarato che il patrimonio africano non poteva «restare prigioniero dei musei europei», promettendo di regolamentare in cinque anni le condizioni delle restituzioni permanenti e temporanee ai Paesi africani. Ci sono voluti alla fine più di otto anni, passati attraverso l'emergenza sanitaria del Covid-19 e le ripetute crisi politiche della Francia. Finora Parigi, passando sempre per leggi ad hoc, ha già restituito al Benin, nel 2020, 26 opere provenienti dal tesoro reale di Abomey, saccheggiate dall'esercito coloniale nel 1892 e conservate al Musée du quai Branly di Parigi. Nello stesso anno il Senegal ha riottenuto la sciabola attribuita a El Hadj Omar Tall, figura centrale della resistenza anticoloniale. Più recente è il ritorno in Costa d'Avorio del «Djidji Ayôkwé», il celebre tamburo parlante confiscato nel 1916 dall'amministrazione coloniale. Una decina di altre domande di restituzione sono in corso, dal Benin, dal Mali, dall'Algeria. Anche la Cina ha manifestato l'intenzione di cooperare con Parigi per il recupero di oggetti trafugati durante il saccheggio del Palazzo d'Estate di Pechino del 1860 da parte delle truppe franco-britanniche.

Nel 2023 il il Parlamento francese aveva già adottato altri due testi di legge che hanno introdotto nel Codice del Patrimonio culturale ulteriori deroghe al principio di inalienabilità delle collezioni pubbliche: la Legge sulla restituzione dei beni culturali depredati durante le persecuzioni antisemite, dal 1933 al 1945, e la Legge sulla restituzione di resti umani di provenienza straniera e rivendicati da Paesi terzi. La prossima tappa sarà l'esame in Parlamento di un nuovo disegno di legge sulla restituzione alla Guyana francese, regione della Francia in America meridionale, delle spoglie di amerindi kali'nas e arawaks, oggi conservati al Musée d'Histoire Naturelle di Parigi.

Luana De Micco, 08 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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