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Louis Trézel, Vetro ante 1912, Château Borély-Musée des Arts décoratifs, de la Faïence et de la Mode Dépôt du Fnac

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Louis Trézel, Vetro ante 1912, Château Borély-Musée des Arts décoratifs, de la Faïence et de la Mode Dépôt du Fnac

Art Nouveau-Art Déco: Marsiglia crocevia mediterraneo della modernità

Al Château Borély-Musée des arts décoratifs, de la faïence et de la mode 300 opere tra arredi, dipinti, ceramiche e capi d’alta moda offrono una rilettura decentrata delle arti decorative tra fine ’800 e gli anni Trenta del ’900

Luana De Micco

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C’è forse un modo per così dire «mediterraneo» di raccontare l’Art Nouveau e l’Art Déco? È un taglio volutamente «decentrato» delle arti decorative tra la fine dell’800 e gli anni Trenta del ’900 che il Château Borély di Marsiglia propone, dall’8 maggio al 25 aprile 2027, con la mostra «Art Nouveau-Art Déco. Marseille al centro degli stili». Una rilettura in qualche modo geografica e culturale, che passa per Marsiglia e, più in generale, per la Provenza. Allestita nelle sale della settecentesca bastide, oggi Musée des arts décoratifs, de la faïence et de la mode, la mostra, curata da Marie-Josée Linou, direttrice del museo, riunisce circa 300 opere, tra mobili, ceramiche, vetri, dipinti, disegni, oggetti di viaggio e capi d’alta moda. Prestiti prestigiosi arrivano dalle Manifatture nazionali, di Sèvres e dal Mobilier National, oltre che dal Musée d’Orsay e dal Musée Lalique. Il percorso abbraccia l’arco cronologico dal 1889 al 1937, segnato dalle grandi esposizioni universali e dalla transizione dalle linee organiche dell’Art Nouveau alla geometria modernista dell’Art Déco. La mostra restituisce a Marsiglia, ai suoi artisti e alle sue manifatture il ruolo attivo che ha avuto nella «diffusione e nella reinvenzione dei linguaggi decorativi», si legge in una nota del museo.

La città portuale emerge allora come «crocevia mediterraneo» per la circolazione di modelli, materiali e idee. È stato scelto un percorso tematico che evita la semplice comparazione tra due stili per proporre una storia in movimento e costruire un dialogo continuo tra continuità e rottura, tra l’immaginario naturalista dell’Art Nouveau, declinato in motivi vegetali, mondi marini e figure femminili, che entra in risonanza con il paesaggio e la luce provenzale, e l’Art Déco, come linguaggio della modernità urbana. Tra le opere esposte figurano alcuni pezzi di design emblematici di questo periodo: il paravento «La Forêt» realizzato da Jean Dunand nel 1935 e il vaso di Hector Guimard in porcellana di Sèvres del 1900, entrambi in arrivo da Parigi, o ancora la raffinata «Jardinière» in bronzo argentato di Georges de Feure del 1900-03, il vaso Bellecourt di René Lalique del 1927, ornato da quattro uccellini di vetro, e la splendida vetrata a doppia anta realizzata nel 1912 circa da Louis Trézel, pittore maestro nell’arte del vetro, che appartengono alle collezioni marsigliesi. Le ceramiche degli atelier locali di Saint-Jean-du-Désert e di Aubagne dialogano con le opere di artisti legati alla città, come il fotografo Félix Nadar e il pittore David Dellepiane, autore del manifesto per l’Esposizione internazionale di elettricità del 1908.

Un capitolo a sé è dedicato alla moda, che qui assume valore di indicatore sociale oltre che estetico. Dal prezioso mantello di Mariano Fortuny del 1910-20 al «pigiama da spiaggia» di Jean Patou del 1930, l’evoluzione dello stile racconta anche il cambiamento del ruolo della donna nel passaggio alla modernità. Hanno contribuito alla realizzazione della mostra collezioni private, oltre che note maison di moda come Chanel e la Fondazione Azzedine Alaïa. Alcune opere arrivano anche dal Museo Fortuny di Venezia.

Vaso su design Rapin, disegno d’Henri Patou 1927, Manifattura di Sèvres Château Borély-Musée des Arts décoratifs, de la Faïence et de la Mode Dépôt Musée national de la Céramique, Sèvres

Luana De Micco, 07 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Art Nouveau-Art Déco: Marsiglia crocevia mediterraneo della modernità | Luana De Micco

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