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Una veduta dell’opera di Mario Merz «Senza titolo» di fronte all’Istituto Nazionale Oncologico Candiolo

Foto Margherita Borsano

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Una veduta dell’opera di Mario Merz «Senza titolo» di fronte all’Istituto Nazionale Oncologico Candiolo

Foto Margherita Borsano

L’Arte Povera che cura: un Igloo di Mario Merz accoglierà i pazienti dell’Ospedale Oncologico di Candiolo

Nato all’interno del programma «Candiolo Cares», volto a migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei loro caregiver, il progetto, sostenuto da Gruppo Building e realizzato in collaborazione con Gallerie d’Italia e Intesa Sanpaolo, vede una sinergia d’eccezione tra la Fondazione Allegra Agnelli e la Fondazione Merz

Cecilia Paccagnella

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Ci sono luoghi dove il tempo sembra sospeso, contratti nell’attesa e nella speranza. Ed è proprio in uno di questi contesti, là dove la scienza affronta ogni giorno la fragilità umana, che l’arte contemporanea decide di piantare le sue radici. Per celebrare i suoi quarant’anni di attività, la Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro porta l’arte di Mario Merz negli spazi dell’Inoc-Istituto Nazionale Oncologico Candiolo, dando vita a un’iniziativa rara nel panorama internazionale: una presenza artistica permanente all’interno di un luogo di cura.

Nato all’interno del programma «Candiolo Cares», volto a migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei loro caregiver, il progetto, sostenuto da Gruppo Building e realizzato in collaborazione con Gallerie d’Italia e Intesa Sanpaolo, vede una sinergia d’eccezione tra la Fondazione Allegra Agnelli e la Fondazione Merz. «La cura non è solo la terapia: è anche ciò che si vede uscendo da una visita, è il tempo dell’attesa, è lo sguardo di chi accompagna», dichiara Allegra Agnelli, secondo cui «l’arte in un luogo di cura non è un ornamento. È un modo di riconoscere che davanti a noi c’è una vita intera, non una malattia».

Al centro dell’opera c’è la figura più iconica e poetica dell’universo artistico di Merz: l’Igloo. Definita di volta in volta dall’artista torinese come «capanna», «cupola», «tenda», «ventre» o «cranio», la struttura semisferica rappresenta l’architettura primordiale per eccellenza. Un nido poetico capace di racchiudere gli elementi della natura e del paesaggio urbano (la terra, il legno, la pietra, la luce) facendosi metafora della condizione umana, del limite sottile che separa l’interno dall’esterno, la protezione dal mondo.

Nell’opera «Senza titolo», presentata il 18 settembre, la struttura dialoga con l’elemento arcaico delle fascine di legno (motivo ricorrente nella produzione di Merz fin dagli anni Settanta) e con la sagoma di un cervo in fusione di alluminio. Sul fianco dell’animale campeggia il numero 10946, della successione matematico-biologica di Fibonacci. Per l’esponente dell’Arte Povera, la serie numera la crescita armonica e inarrestabile della natura. È lo stesso codice visivo che dal 2000 illumina la Mole Antonelliana con «Il volo dei numeri»: oggi quella stessa visione si rinnova e trova un ideale ponte concettuale tra il centro di Torino e le corsie della ricerca oncologica. «L’Igloo e la sequenza di Fibonacci raccontano l’energia vitale della natura che si rinnova costantemente, afferma Beatrice Merz, figlia dell’artista e presidente della Fondazione a lui dedicata, con questo intervento crediamo che l’arte costituisca uno stimolo e offra sollievo, ricordandoci che la bellezza è essa stessa una parte fondamentale del benessere e della cura dell’uomo».

Questa collaborazione nasce dalla convinzione che la bellezza non sia un mero ornamento, ma una forza viva in grado di ridefinire la percezione dei luoghi di cura, trasformandoli in spazi di sollievo, riflessione e condivisione. Da un lato la ricerca scientifica sul cancro, dall’altro la ricerca estetica e concettuale dell’arte contemporanea: due forme di pensiero guidate dalla medesima spinta a comprendere e sostenere la vita.

L’iniziativa sarà raccontata in un catalogo edito da Allemandi, che verrà presentato ad Artissima 2026.

Una veduta dell’opera di Mario Merz «Senza titolo» di fronte all’Istituto Nazionale Oncologico Candiolo. Foto Margherita Borsano

Cecilia Paccagnella, 18 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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L’Arte Povera che cura: un Igloo di Mario Merz accoglierà i pazienti dell’Ospedale Oncologico di Candiolo | Cecilia Paccagnella

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