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Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliUn nuovo capitolo di «Antinori Art Project», avviato nel 2012 dopo l’inaugurazione della cantina (concepita da Marco Casamonti) a Bargino, San Casciano Val di Pesa, e in linea con la lunga tradizione della famiglia Antinori di rapporti con gli artisti, quest’anno ha come protagonista Armin Linke (Milano, 1966), fotografo di fama internazionale.
«Samplyng the vineyard», progetto site specific curato da Ilaria Bonacossa (che segue i progetti dal 2014), ha preso avvio due anni fa e presenta gli esiti di una selezione da circa tremila immagini scattate da Linke, frutto dell’interesse per il pensiero di Bruno Latour, riflessione su quanto il cambiamento climatico (che il filosofo francese aveva già affrontato nelle mostre curate a Karlsruhe, «Critical zones») abbia avuto un impatto sul lavoro nelle cantine.
Rispetto a progetti di anni precedenti in cui opere già compiute sono state installate negli spazi delle cantine, quello di Armin Linke è frutto invece di un dialogo complesso e costruttivo con chi lavora nell’azienda. «Mi interessava far vedere come per la produzione del vino esista una tradizione culturale ma anche scientifica, perché alla base c’è la geologia, ci sono i sassi e la terra; e poi c’è la parte climatica, atmosferica, con l’acqua, che penetra nella terra. Volevo mostrare come questo sapere di tradizione centenaria debba costantemente essere attualizzato combinando tradizione e innovazione, come si fa per l’arte. Ho capito che la produzione fa parte di un processo più ampio, un esperimento scientifico di cui solo dopo molti anni si potrà conoscere il risultato. Inoltre, vedo le piante come sculture viventi, opere di Land Art. Mi interessava rappresentare tutto questo senza cadere nel cliché ».
Il lavoro di Linke si connette d’altronde ad altri suoi progetti che ugualmente documentano i processi produttivi, come quello dei tulipani in aeroporto ad Amsterdam pronti a essere spediti in tutto il mondo, la banca dei semi delle Nazioni Unite a Bali, o i contadini in Bangladesh che si scambiano il riso.
Di diverse dimensioni, le immagini di Linke colgono aspetti e momenti diversi della vita della vigna e della cantina: una foto ritrae un foglio dell’archivio Antinori dove è il disegno di una pianta che pare uno studio neurologico, a ribadire quindi la connessione col sapere scientifico («stavo contemporaneamente lavorando al Kunsthistorisches Institut di Firenze per un progetto con la Max Planck, proprio sugli archivi»). Si passa alla foto scattata con la macchina posta al livello del tavolo di un laboratorio, dove sono in atto le prove i controlli sulla qualità del vino in fieri: «Io di certe cose vedo solo la parte estetica ma voglio capire anche quella scientifica», ribadisce Linke. Una foto ritrae invece lo schermo di un computer, coi progetti su dove mettere le piante nella vigna, mentre un altro dittico vede da una parte i sassi che i fattori dell’azienda tengono nel loro ufficio, con la fierezza di quella terra, dall’altra una tabella con i risultati di test di qualità e una biro appoggiata sul foglio per annotare qualcosa in seguito alle degustazione, a riprova di come non bastino i numeri ma il modo in cui essi sono letti. Infine, il trittico installato sullo sfondo delle vigne, ritrae fitti fitti i grappoli di uva per produrre il vinsanto, che necessitano un certo tipo di disposizione e di ventilazione.
«Attraverso la fotografia io posso dichiarare il processo agricolo come processo artistico. Il grappolo ha una sua struttura e il senso è quello di una partitura musicale, i filari dele vite sono come un pentagramma ». Nei diversi spazi della cantina sono esposti anche progetti di anni precedenti, che hanno coinvolto artisti quali Tomás Saraceno, Stefano Arienti (che ha lavorato su una lunetta di Giovanni della Robbia, commissionata nel cinquecento dagli Antinori ma ora in America), Elisabetta Benassi, Giorgio Andreotta Calò, Nicolas Party, Sam Falls.
Alessia Antinori, Armin Linke e Ilaria Bonacossa
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