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Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliUna vita colma di interessi, di momenti ludici, di feste, di incontri, quella di Mimì Pecci Blunt (Roma,1885-Marlia, 1971): il suo riferimento principale, cui dedicherà anni di studi e di ricerche, archiviando e inventariando materiali, è Elisa Baciocchi (Ajaccio, 1777-Villa Vicentina, 1820), sorella di Napoleone Bonaparte, principessa di Lucca e Piombino poi granduchessa di Toscana, mecenate di artisti, come la raffigura Pietro Benvenuti in un celebre dipinto del 1813 oggi a Palazzo Pitti a Firenze. A legare le due donne, è la Villa di Marlia, appartenuta ad Elisa e che Mimì acquista nel 1923, per conservarla tutta la vita.
La mostra alla Fondazione Ragghianti nel Complesso di San Micheletto a Lucca, aperta fino al 16 agosto, «Elisa Bonaparte e Mimì Pecci Blunt a Marlia. Due donne, due secoli, una Villa», curata da Roberta Martinelli, con ricerche e testi di Simonetta Giurlani Pardini, restituisce quindi, nell’allestimento molto convincente di Lucia Maffei, che riunisce fotografie, dipinti, sculture, incisioni, abiti, arredi, oggetti e materiali di archivio, ritratti assai vividi delle due protagoniste, che condivisero, a distanza di oltre un secolo, il gusto per un lusso raffinato, la cultura e l’amore per l’arte e soprattutto la stessa idea del ruolo da dare a una dimora storica, Villa Marlia.
Il progetto espositivo, nato dalle ricerche che l’associazione «Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana» porta avanti dal 2022 nell’Archivio «Grönberg-Villa Reale di Marlia», prende avvio dal ritrovamento di un nucleo di 15 lettere, di cui 10 interamente autografe di Elisa Bonaparte Baciocchi, esposte per la prima volta, datate tra il 1805 e il 1820 e indirizzate a diversi interlocutori, tra cui il fratello Luciano Bonaparte e l’educatrice Madame Campan, che fanno luce su un aspetto più intimo della personalità della granduchessa. Quando acquista Marlia, col marito Cecil Blumenthal (da cui prenderà vita il sodalizio «Pecci Blunt»), Mimì ha alle spalle l’educazione a Roma nel Collegio romano dell’Assunzione sotto la tutela diretta del prozio Papa Leone XIII; ed è forse lo stesso pontefice, attento alle innovazioni tecnologiche e collezionista di strumenti fotografici e cinematografici (conservati nella Palazzina dell’Orologio a Marlia) a suscitare in lei l’interesse per la fotografia, che avrà un ruolo molto significativo nella sua esistenza, da lei attentamente documentata.
Abito da sposa creato dalla Maison Worth di Parigi per Mimì Archivio “Grönberg – Villa Reale di Marlia” ©Foto Andrea Vierucci
Mimì aveva vincoli con l’aristocrazia francese: dalle immagini del matrimonio esposte in mostra, alcune delle quali firmate dal fotografo Taponier, si apprende infatti che il secondo marito della suocera di Mimì apparteneva alla famiglia Talleyrand-Périgord, e Mimì aveva tra gli amici più stretti i diretti discendenti i De Noailles, i De Beaumont e i Murat; ed era in rapporto con Giuseppe Primoli, la cui collezione ha dato origine al Museo Napoleonico di Roma. Per il matrimonio Pecci Blunt giunge a Marlia la nobiltà europea del tempo e un paggetto è descritto, su «Vogue», «abbigliato come il Re di Roma», in omaggio quindi al figlio di Napoleone Bonaparte e Maria Luisa D’Asburgo-Lorena. Scrupolosa studiosa e ricercatrice, Mimì individua, compra e studia oggetti, arredi e lettere appartenuti a Elisa. Fruga negli archivi, cerca nelle istituzioni internazionali, fa acquisti presso gli antiquari e alle aste, per poi rivolgersi, come nel caso dei due bassorilievi di Elisa e il marito Felice (acquistati in un’asta Vangelisti tenutasi a Villa Mansi), al direttore del Louvre e a Paul Marmottan, storico dell’arte e collezionista francese (quello del Musée Marmottan Monet). O fa appello al museo di Malmaison.
Nello spirito di Elisa, anche Mimì apre la sua villa a figure quali Salvador Dalí, Jean Cocteau, Alberto Moravia, ma anche Jacqueline Kennedy e la principessa Margaret d’Inghilterra. E, se è proprio il matrimonio con Cecil Blumenthal nel 1919, a segnare l’inizio di un sodalizio fondato sull’arte e sul sostegno alla cultura contemporanea, fulcro del percorso espositivo è lo straordinario abito nuziale, firmato dall’atelier di Charles Frederick Worth, esposto su servo muto originale, che è solo un dei pezzi di un ricchissimo e sofisticato guardaroba, conservato negli armadi di Marlia e che comprende anche una ricca collezione di cappelli.
Il legame tra Mimì ed Elisa si rinnova a Parigi, poiché anche la casa di rue de Babylone, a pochi passi dalla dimora di Elisa Bonaparte Baciocchi, è sede di feste leggendarie. E quando imperversano le leggi razziali e la guerra, i Pecci Blunt fondano una galleria d’arte a Roma e a New York: in Campidoglio, il teatro La Cometa, è legato al motto familiare «Lumen in coelo», poi recentemente ripreso da Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Fendi, che infatti, per l’inaugurazione di Lucca, si è ispirata all’estetica delle celebri feste, bal blanc, organizzate da Mimì. In occasione della mostra, che è sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dal Comune di Lucca (nell’ambito del calendario di Vivi Lucca), esce un volume edito da Maria Pacini Fazzi.