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I terrazzamenti (socalcos) dell’Alto Douro

Courtesy Light-Lab

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I terrazzamenti (socalcos) dell’Alto Douro

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L’Alto Douro in Portogallo, dove il vino ha scolpito le montagne

Genius Loci • Oltre duemila anni di innovazione agricola sono stati capaci di trasformare i pendii delle colline portoghesi in una preziosa regione vinicola considerata Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Un ecosistema unico dove natura e commercio hanno determinato lo sviluppo di un paesaggio culturale vivo, oggi considerato la patria del Porto

Francesco Bandarin

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L’Alto Douro, nel Nord del Portogallo, è uno dei paesaggi viticoli più impressionanti d’Europa, ma anche uno dei più chiaramente costruiti dall’uomo. Il fiume attraversa una regione montuosa nella quale i versanti sono stati trasformati per secoli per consentire la coltivazione della vite. Terrazze, muri di sostegno, strade, quintas e villaggi formano un sistema territoriale strettamente legato alla produzione del vino e, soprattutto, alla storia del Porto. 

La regione si sviluppa lungo il Douro e i suoi principali affluenti: Varosa, Corgo, Távora, Torto e Pinhão. Le montagne del Marão e del Montemuro la proteggono dai venti atlantici, determinando un clima continentale, con estati calde e secche e inverni freddi. Le condizioni naturali non sono facili: pendii molto ripidi, poca acqua e terreni prevalentemente scistosi. Per coltivare la vite è stato quindi necessario trasformare sistematicamente i versanti. La forma più antica e caratteristica di questa trasformazione è quella dei socalcos, strette terrazze sostenute da muri di pietra, spesso sufficienti per una o due sole file di viti. Dopo la fillossera, che devastò il Douro nella seconda metà dell’Ottocento, la ricostruzione dei vigneti introdusse terrazze più larghe e regolari. Nel Novecento e negli ultimi decenni sono comparsi nuovi sistemi di impianto, più adatti alla meccanizzazione. Il paesaggio conserva così, una accanto all’altra, le diverse fasi della storia della viticoltura. Il vino viene prodotto nel Douro da circa duemila anni, ma la trasformazione decisiva avvenne tra il XVII e il XVIII secolo, quando aumentò rapidamente la domanda proveniente dall’Inghilterra. La più antica menzione conosciuta del «Port wine» risale al 1675. Il trattato di Methuen del 1703, che rafforzò le relazioni commerciali anglo-portoghesi, favorì ulteriormente l’esportazione dei vini portoghesi verso il mercato britannico. 

La presenza inglese divenne da allora un elemento fondamentale della storia del Porto. Mercanti e famiglie britanniche si stabilirono nella città e soprattutto a Vila Nova de Gaia, creando le grandi «Port houses» che acquistavano il vino prodotto nell’Alto Douro, lo facevano maturare nelle loro cantine e ne organizzavano l’esportazione. Ancora oggi molti dei nomi più noti del Porto (Taylor’s, Graham’s, Dow’s, Warre’s, Croft, Sandeman) ricordano questa lunga presenza britannica. Produzione portoghese e reti commerciali inglesi finirono per costituire un sistema economico strettamente integrato. Le fonti ricordano come l’insediamento delle case britanniche a Porto contribuì a fare del Porto il principale prodotto della regione e una voce importante dell’economia portoghese. La rapida crescita del commercio rese presto necessaria anche una sua regolamentazione. Nel 1756, sotto il marchese di Pombal, la Corona delimitò ufficialmente la regione di produzione del Porto, definendo quali vigneti potevano produrre il vino destinato all’esportazione. Il Douro divenne così una delle prime regioni vinicole al mondo dotate di una delimitazione formale. Si consolidò in questo modo una geografia economica molto particolare: l’Alto Douro, Porto e la Gran Bretagna costituivano i tre vertici dello stesso sistema. Le uve erano coltivate e il vino prodotto nelle quintas della valle; l’invecchiamento e il commercio si concentravano nelle cantine di Vila Nova de Gaia, di fronte a Porto; il principale mercato internazionale era quello britannico. Per secoli il collegamento tra la valle e la città avvenne lungo il fiume, prima che ferrovia e strade modificassero il sistema dei trasporti. Questa economia ha lasciato una forte impronta sul territorio. Oltre ai terrazzamenti, sono elementi essenziali del paesaggio le quintas, con la casa padronale, gli edifici agricoli e le cantine; i villaggi generalmente collocati a mezza costa; le cappelle, le strade e gli agrumeti lungo i corsi d’acqua. Pinhão, nel Cima Corgo, è uno dei principali centri della produzione, mentre Peso da Régua ha svolto storicamente un ruolo centrale nell’organizzazione della regione vinicola. Il territorio è tradizionalmente diviso in tre grandi aree. Il Baixo Corgo, più occidentale, è relativamente più umido; il Cima Corgo, attorno a Pinhão, ospita molte delle quintas storiche; il Douro Superior, verso il confine spagnolo, è la zona più calda e arida e quella sviluppatasi più recentemente. Anche la produzione è oggi più diversificata: il Porto rimane il prodotto simbolo della regione, ma i vini non fortificati Douro doc hanno acquistato negli ultimi decenni un’importanza crescente. 

Nel 2001 l’Unesco ha iscritto la Regione vinicola dell’Alto Douro nella Lista del Patrimonio Mondiale. L’area riconosciuta comprende 24.600 ettari, circondati da una vasta zona tampone di 225.400 ettari. Il riconoscimento riguarda la continuità di una tradizione vitivinicola quasi bimillenaria, ma soprattutto il paesaggio che questa attività ha prodotto: terrazze, quintas, villaggi, cappelle e strade costituiscono le componenti di un sistema storico ancora pienamente leggibile.

Una vista del fiume Douro. Courtesy Turismo En Portugal

Francesco Bandarin, 25 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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