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Cafetales,Triángulo del Café, Colombia

Foto tratta da Wikipedia, CC BY 2.0

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Cafetales,Triángulo del Café, Colombia

Foto tratta da Wikipedia, CC BY 2.0

La Colombia tre settimane dopo il sisma: monumenti, centri storici e Paesaggio Culturale del Caffè danneggiati

Le prime ricognizioni ufficiali restituiscono un quadro grave e territorialmente esteso, con decine di edifici, chiese e nuclei urbani interessati. Particolarmente colpita Manizales, mentre nelle aree rurali si registrano crolli, interruzioni dei collegamenti e danni alle comunità locali. Il governo ha avviato misure straordinarie per la messa in sicurezza dei beni tutelati

A tre settimane dal terremoto di magnitudo 7,4 che il 10 agosto ha colpito la Colombia occidentale, comincia a delinearsi con maggiore precisione anche l’entità dei danni al patrimonio culturale. Il quadro che emerge dalle prime ricognizioni ufficiali è grave e territorialmente molto esteso, con conseguenze particolarmente significative nell’Eje Cafetero e nel Paesaggio Culturale del Caffè, iscritto dal 2011 nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Il primo censimento diffuso il 14 agosto dal Ministero della Cultura colombiano ha identificato 40 beni immobili di interesse culturale di livello nazionale danneggiati nei sette dipartimenti di Antioquia, Cauca, Chocó, Caldas, Risaralda, Quindío e Valle del Cauca. Il rapporto segnala inoltre danni in 12 centri storici e 39 edifici religiosi, confermando che l’impatto del sisma sul patrimonio va molto oltre i singoli monumenti inizialmente segnalati. 

Fra le aree interessate figurano il centro storico di Popayán, il complesso di architettura repubblicana del centro di Manizales, i nuclei urbani storici di Aguadas e Salamina e i centri storici di Buga, Cali, Cartago ed El Cerrito. Si tratta quindi di un patrimonio estremamente diversificato, comprendente monumenti, chiese, architetture civili e interi tessuti urbani storici. 

La situazione più emblematica resta quella di Manizales, capitale del dipartimento di Caldas e uno dei principali centri dell’Eje Cafetero. La Catedral Basílica Metropolitana de Nuestra Señora del Rosario ha subito gravi danni strutturali, in particolare a una delle torri. Costruita fra il 1928 e il 1939 su progetto dell’architetto francese Julien Polti, la cattedrale costituisce uno degli esempi più significativi dell’architettura neogotica colombiana in cemento armato ed è Monumento Nazionale dal 1984. La sua vulnerabilità ai terremoti non è nuova: già nel sisma del 1962 una delle torri laterali era crollata ed era stata successivamente ricostruita.

Le verifiche effettuate dopo il terremoto hanno ora mostrato la gravità dell’intervento necessario. Durante una visita alla cattedrale il 26 agosto, il vicepresidente colombiano José Manuel Restrepo ha indicato in circa 3 miliardi di pesos il solo costo previsto per lo smontaggio e la demolizione controllata della torre danneggiata. Le autorità stanno preparando una campagna nazionale e locale per finanziare il recupero dell’edificio. 

Ma il problema di Manizales riguarda soprattutto il patrimonio urbano diffuso. A tredici giorni dal terremoto la città aveva ricevuto oltre 6.100 richieste di verifica strutturale, effettuato circa 3.500 sopralluoghi e registrato circa 10mila abitazioni interessate dal sisma. Il centro storico e il suo insieme di architetture repubblicane figurano esplicitamente tra i beni culturali nazionali danneggiati individuati dal Ministero. 

Ancora più delicata è la situazione del Paesaggio Culturale del Caffè della Colombia, il grande sito seriale Unesco che comprende aree di 51 comuni nei dipartimenti di Caldas, Quindío, Risaralda e Valle del Cauca. Il Ministero della Cultura parla ormai esplicitamente di una «crisi» del paesaggio culturale dopo il terremoto. Secondo il suo primo rapporto, oltre il 60% dei centri urbani dell’area interessata presenta danni e nelle zone più vicine all’epicentro, come Sevilla, El Cairo ed El Águila, la distruzione raggiungerebbe in alcuni casi l’80%. Sono segnalati inoltre crolli di abitazioni, interruzioni delle strade e dei servizi essenziali nelle aree rurali. 

Questo dato è particolarmente significativo perché il valore del sito Unesco non risiede in alcuni monumenti isolati. Il Paesaggio Culturale del Caffè è un paesaggio vivente, costruito attraverso il rapporto fra coltivazione del caffè, insediamenti, architetture tradizionali, infrastrutture e conformazione dei ripidi versanti andini. La sua integrità dipende quindi anche dalla sopravvivenza del patrimonio edilizio minore e dal funzionamento delle comunità e delle attività produttive che hanno generato il paesaggio. 

Nel frattempo il governo colombiano ha avviato la fase di emergenza per il patrimonio. Con la Resolución 0536 del 18 agosto, il Ministero della Cultura ha autorizzato per sei mesi interventi straordinari di «pronto soccorso e azioni urgenti» sui beni di interesse culturale nazionale e sui centri storici colpiti. Le misure consentono opere preventive, temporanee e di messa in sicurezza senza dover attendere le normali procedure autorizzative previste per gli edifici protetti. 

Il terremoto del 10 agosto ripropone così, a quasi trent’anni dal devastante sisma dell’Eje Cafetero del 1999, una questione fondamentale per la conservazione del patrimonio colombiano. La vulnerabilità non riguarda soltanto i grandi monumenti, ma un sistema territoriale costituito da centri storici, architetture vernacolari, infrastrutture rurali e paesaggi produttivi. La vera dimensione patrimoniale del disastro potrà quindi essere misurata soltanto quando alle verifiche sugli edifici monumentali si accompagnerà una valutazione complessiva delle trasformazioni subite dal Paesaggio Culturale del Caffè e dalle comunità che continuano a mantenerlo vivo.

Francesco Bandarin, 07 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Francesco Bandarin

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