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Il Laboratorio supporti lignei, uno dei laboratori dell’Opd nella Fortezza da Basso a Firenze in cui si tengono i corsi della Fondazione Opificio

Foto Andolcetti Studio Casati

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Il Laboratorio supporti lignei, uno dei laboratori dell’Opd nella Fortezza da Basso a Firenze in cui si tengono i corsi della Fondazione Opificio

Foto Andolcetti Studio Casati

L’Alta Formazione della Fondazione Opificio: quest’anno il focus è sulla fotografia

Le attività dell’Opd, sostenute dall’ente strumentale della Fondazione CR Firenze, includono corsi formativi telematici quanto in presenza e workshop dal respiro internazionale, dedicati alla conservazione del materiale fotografico

Barbara Antonetto

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In Italia il patrimonio di beni storico artistici è molto ricco, ma un altro «capitale» è altrettanto vario e importante: quello dei saperi e dei mestieri connessi al restauro, che una decina di anni fa ha corso il pericolo di assistere all’estinzione di alcune specializzazioni. Già nel XVI secolo il granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici comprese quanto l’arte delle pietre dure fosse importante per il prestigio della Signoria. Fu così che nel 1588 fondò l’Opificio come manifattura di corte, che continuò la sua attività anche sotto la dinastia dei Lorena. Con il Regno d’Italia e la fine del Granducato di Toscana, è venuto a mancare il principale committente dell’Opificio che, grazie alla lungimiranza del nuovo direttore Edoardo Marchionni, ha progressivamente convertito la sua attività in centro specializzato nel restauro, su scala nazionale e internazionale. L’altra realtà che ha dato origine al moderno Opd è quella del Gabinetto Restauri della Soprintendenza delle Belle Arti di Firenze, fondato nel 1932 da Ugo Procacci, che lo ha reso il primo laboratorio di restauro moderno d’Italia facendo ricorso alle indagini scientifiche come atto preliminare all’intervento.

In occasione dell’alluvione di Firenze del 1966, il Gabinetto Restauri è stato trasferito nella Fortezza da Basso (tuttora sede dei laboratori dell’Opd) per la necessità di ospitare una gran quantità di opere da salvare, anche di grandissimo formato, ed è diventato uno dei centri all’avanguardia, sintetizzando tradizione e modernità tecnologica. Nel 1975, con la legge istitutiva del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, l’antico Opificio e il Gabinetto Restauri della Soprintendenza sono stati fusi in un’unica entità con il nome di Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di restauro. L’istituzione, che è sempre stata rinomata e riconosciuta come un’eccellenza in tutto il mondo, nel 2016 si è trovata a vivere una drammatica emergenza per mancanza di restauratori altamente qualificati e di personale con competenze amministrative aggiornate: la chiusura di quattro degli 11 Dipartimenti, il ridimensionamento della ricerca e la contrazione delle attività della Scuola di Alta Formazione. È qui che entra in gioco la Fondazione CR Firenze, che ha preso una decisione ancor più meritoria, in quanto non facile in termini di ritorno d’immagine: ha costituito una fondazione strumentale per contribuire attivamente alla valorizzazione e allo sviluppo dell’Opificio delle Pietre Dure, affinché potesse continuare a essere leader mondiale nel campo del restauro e della scienza applicata al patrimonio culturale. Si tratta della Fondazione Opificio (FOP), nata all’inizio del 2018 (Fondazione CR Firenze e Ministero della Cultura avevano siglato il Protocollo d’Intesa a fine 2016), quando la grave emergenza del terremoto aveva ulteriormente evidenziato l’importanza dell’Opificio, il cui ruolo all’interno del Deposito per i Beni Culturali di Santo Chiodo (Spoleto, Pg) era, ed è, imprescindibile per la messa in sicurezza delle opere ricoverate. La Fondazione Opificio ha inoltre rappresentato la carta vincente ai fini della candidatura europea di Firenze a sede dell’Agenzia del Restauro, infrastruttura di ricerca E-rihs-European Research Infrastructure for Heritage Science con 13 Paesi membri. La Fondazione Opificio è un ente strumentale, un soggetto snello che entra in gioco a fianco del Ministero per garantire risorse altamente specializzate per lo svolgimento delle attività di tutti gli 11 Dipartimenti, il passaggio generazionale (affiancando giovani al personale senior), programmi di ricerca innovativi, progetti speciali di respiro internazionale e iniziative di divulgazione e valorizzazione. Dal 2018 la FOP ha sostenuto più di 50 operatori altamente specializzati fra ricercatori e restauratori a supporto di progetti specifici. E, non ultimo, nel 2025 la FOP ha avviato un programma formativo avanzato, rivolto ai professionisti del settore e articolato in seminari specializzati e workshop interdisciplinari sulla gestione e conservazione del patrimonio culturale tenuti da qualificati esperti italiani e stranieri. 

La formazione si svolge sia in presenza, nella Fortezza da Basso, sia da remoto (i corsi teorici sono disponibili online e tramite videoregistrazioni on demand), modalità che ha registrato circa 300 partecipanti. Il programma di formazione, avviato con un focus sul restauro dell’arte contemporanea che ha avuto un grandissimo successo, è rivolto ai restauratori interessati a sviluppare competenze interdisciplinari nell’ambito della prevenzione e della gestione del rischio, delle tecnologie di conservazione e diagnostica, di metodologie di restauro innovative e di politica culturale. Il prossimo settembre prenderanno avvio corsi teorico-pratici e workshop (della durata da 1 a 4 giorni e con l’ottima novità dell’introduzione dell’inglese), con un’offerta molto varia e al contempo con un focus sulla fotografia. In ordine di data questi i corsi teorico pratici: «Talking about photograhy: Preservation or display strategy? Studies on reprinting photographic artworks by living artists» (21 settembre); «Talking about Photography: dalla teoria alla pratica; l’impiego dei gel nel restauro fotografico» (2 e 3 ottobre); «Metodi e strumenti per la redazione di piani di conservazione preventiva e programmata» (10 e 17 ottobre); «L’uso delle gomme per la pulitura dry nel restauro: stato dell’arte e approcci innovativi con strumenti autoprodotti» (24 ottobre); «Talking about photography: Large Format color photography: the artist’s, the conservator’s, the handler’s» (26 ottobre); «Green conservation methodologies against biodeterioration on stone and mortar materials» (14 e 21 novembre). Due i workshop, che richiedono la presenza: «Green conservation methodologies against biodeterioration on stone and mortar materials» (14 e 21 novembre) e «La conservazione dei supporti lignei: metodologie e prassi di restauro nell’esperienza dell’Opd»

Barbara Antonetto, 25 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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