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Barbara Antonetto
Leggi i suoi articoliIl 3 ottobre il Design Museum Gent riaprirà i battenti dopo quattro anni di lavori di ristrutturazione e ampliamento, che hanno comportato l’aggiunta di una nuova ala rendendolo il più grande museo del design del Belgio, nonché una sorta di piattaforma in cui il design incontra il cambiamento sociale.
Quello che un tempo era un affascinante ma frammentato complesso di edifici è stato trasformato in un museo rinnovato e lungimirante che coniuga storia, innovazione e sostenibilità. La metamorfosi comprende sia il restauro di edifici monumentali risalenti dal XVI al XX secolo, sia l’aggiunta di una nuova ala di grande impatto.
Il cortile interno dello storico Hotel de Coninck diventa un giardino, mentre la nuova ala progettata dagli studi di architettura Carmody Groarke (Gran Bretagna), ATAMA (Belgio) e RE-ST (Belgio) e realizzata al 63% con materiali di scarto, ha messo il museo nelle condizioni di avere lo spazio necessario, 6.500 metri quadrati, per ripensare alla sua funzione. L’obiettivo è invitare i visitatori a guardare il mondo con occhio critico partendo dall’idea che ogni cosa è stata progettata, e quindi può essere riprogettata: dagli oggetti di uso quotidiano alle città in cui viviamo, alle regole scritte e non scritte della nostra società. Il percorso museale mette in evidenza come il design dia forma a tutto.
Vari nuovi progetti per i quali sono stati coinvolti designer belgi e internazionali, tra cui un giardino disegnato da Bas Smets, un’installazione basata sull’intelligenza artificiale che immette i 24mila oggetti della collezione in una rete dinamica di connessioni inaspettate e una mostra che esplora il design come strumento di impegno sociale, il Design Museum Gent diventa uno spazio di sperimentazione, dialogo e azione collettiva.
Grazie ad ampi spazi dedicati a conferenze, laboratori, mostre ed eventi, i visitatori potranno fare molto di più che limitarsi a osservare gli oggetti della collezione, potranno interagire con essi, discuterne, riflettere e divertirsi.
Nella nuova presentazione della collezione, a cura di Evelien Bracke, gli oggetti vengono presentati attraverso una lente contemporanea per comunicare quanto il design storico possa ispirare la ricerca odierna di nuovi modelli e sistemi. Organizzato intorno a cinque temi, l’allestimento mette in dialogo opere pensate appositamente da designer contemporanei con i pezzi storici e inviata il visitatore a chiedersi che cosa ancora «funziona» e che cosa deve essere ripensato per il futuro.
La mostra inaugurale, a cura di Amelie Klein e Vera Sacchetti, «Questioni pubbliche: Design e democrazia» (fino all’11 aprile 2027) mette in rilievo come la democrazia sia plasmata dal design (dai sistemi di voto agli edifici parlamentari alle forme di protesta) e quanto non sia mai veramente «completa», invitando a pensare nuove modalità di partecipazione e nuovi modi di vivere e pensare insieme.
In occasione dell’inaugurazione è previsto un Grand Reopening Festival e il Design Fest Gent, a riprova della vivace scena creativa della città e il suo fiorente ecosistema nel campo del design grafico, digitale e d’interni, grazie a scuole d’arte di primo piano, quali KASK & Conservatorium e LUCA School of Arts (Sint-Lucas).
Barbara Antonetto
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