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Alik Cavaliere nel suo studio a Milano

Courtesy Centro Artistico Alik Cavaliere. Foto Fabrizio Garghetti

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Alik Cavaliere nel suo studio a Milano

Courtesy Centro Artistico Alik Cavaliere. Foto Fabrizio Garghetti

A Brera Alik Cavaliere e la Milano che inventò il contemporaneo

Nel centenario della nascita dello scultore, il 15 ottobre un convegno internazionale offrirà uno spaccato della Milano che, tra ricostruzione e avanguardia, divenne uno dei grandi laboratori dell’arte europea del Novecento

Barbara Antonetto

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Nel 2026 ricorrono i 100 anni della nascita di Alik Cavaliere (Roma, 5 agosto 1926 - Milano, 5 gennaio 1998) e il 15 ottobre l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove lo scultore ha insegnato per un trentennio, celebrerà la ricorrenza con una giornata internazionale di studi dedicata a questo allievo di Marino Marini refrattario alle appartenenze di movimento, artista in continuo dialogo con pittori, architetti, musicisti, scrittori e uomini di teatro. Il convegno «100 Anni di Alik» si propone dunque non solo di rileggere l’opera di colui che seppe trasformare la scultura in un luogo d’incontro tra narrazione, natura, filosofia, letteratura, performance e spazio, ma anche di ricostruire il contesto umano, intellettuale e artistico che rese il capoluogo lombardo uno dei principali laboratori artistici dell’Europa del secondo dopoguerra. 

L’attività di Alik Cavaliere diventa dunque l’occasione per guardare a quelle generazioni di artisti, intellettuali e creativi che hanno contribuito a inventare un modo nuovo di pensare l’arte contemporanea, fondato sul dialogo continuo. Promosso dal Centro Artistico Alik Cavaliere, sede dell’Archivio dell’artista, e curato da Angela Vettese, il convegno nasce infatti dalla convinzione che per comprendere davvero la ricerca dello scultore è necessario tornare a quella straordinaria stagione in cui artisti, architetti, critici, filosofi, galleristi e scrittori contribuirono insieme a ridefinire l’idea stessa di contemporaneità. Mentre l’Italia uscita dalla guerra era impegnata nella ricostruzione, una generazione di giovani artisti, molti dei quali poco più che ventenni, si trovò a ricostruire il linguaggio dell’arte. Intorno all’Accademia di Brera, alle gallerie milanesi, ai tavoli del Jamaica e ai nuovi luoghi della cultura si sviluppò un tessuto di relazioni straordinariamente fertile, nel quale convivevano ricerca artistica, sperimentazione teorica e amicizie intellettuali. Alik Cavaliere è parte della Milano di Lucio Fontana, Arturo Schwarz, Umberto Eco, Piero Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Gianni Colombo, Vincenzo Agnetti, Emilio Tadini, Nanda Vigo e molti altri, con linguaggi diversi ma profondamente intrecciati. 

Il convegno si propone di approfondire la conoscenza di un sistema culturale assai articolato, sorprendentemente poco ricostruito nella sua complessità, aprendo uno spaccato su una stagione straordinaria in cui le idee circolavano attraverso il confronto quotidiano, le collaborazioni, l’insegnamento, le gallerie, le riviste, i caffè e gli studi condivisi. «Dal dopoguerra agli anni Settanta, Milano è stata ben più del motore industriale italiano, spiega Angela Vettese: vi si incontravano con entusiasmo costruttivi uomini di teatro, alcuni noti come Strehler, altri da riscoprire come Fantasio Piccoli; intellettuali come Umberto Eco e galleristi geniali come Arturo Schwarz; artisti visivi come Alik Cavaliere o Bobo Piccoli che pranzavano con Dario Fo e Franca Rame. Tutto all’insegna di un brulicare di luoghi e persone che non comprendeva soltanto i celeberrimi Lucio Fontana e Piero Manzoni, ma molto di più, all’insegna di un incontro tra saperi che oggi sono tornati a dividersi. È una storia avvincente e ancora da studiare».

In questo contesto Alik Cavaliere offre un osservatorio privilegiato, in quanto artista capace di assorbire e reinterpretare le tensioni del proprio tempo, anticipando temi oggi centrali quali l’installazione, l’opera ambientale, il rapporto tra arte e natura, la partecipazione dello spettatore e il dialogo tra discipline. Il convegno, i cui esiti confluiranno in un volume bilingue pubblicato da Silvana Editoriale, ha il sostegno di Intesa San Paolo e Gallerie d’Italia, che il 14 e il 16 ottobre alle ore 17:00 organizza visite guidate dedicate alle opere di Alik Cavaliere conservate nelle collezioni del museo: «W la libertà» (1976-77) e «Racconto» (1966). Nell’ambito del centenario sono in programma molte le iniziative, tra cui una personale allo Studio Guastalla e la mostra «Marini, Cavaliere, Ghinzani: tre maestri della scultura del ’900» che si terrà tra dicembre 2026 e aprile 2027 al Castello Visconteo di Pavia.

Adriana Cavaliere con Arturo Schwarz e Umberto Eco. Image Courtesy Centro Artistico Alik Cavaliere. Foto Fabrizio Garghetti

Barbara Antonetto, 31 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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